IL VANGELO DI LUNEDI’ 5 NOVEMBRE
“In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e dò la mia vita per le pecore».” (Gv 10,11-15)
Un bravo pastore fa bene alle persone, è vera guida senza interessi personali. Il suo interesse è essere solidale, conoscere e farsi conoscere per poter realizzare, dove possibile, una vera e profonda relazione e indicare la via della salvezza. Un bravo pastore fa bene alla società, fa rifiorire quei valori che permettono il proseguo di un progresso civile contro le sacche d’egoismo e individualismo. Un bravo pastore da la propria vita per le pecore.
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,24-27 di sabato 3 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)