Martedì della settimana della I Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
ito Ambrosiano
Martedì 27 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.” (Mc 10,17-22)

Un tale chiede a Gesù quale è la via della vita, cosa deve fare perché vi sia questa possibilità per lui. Quel tale chiama “maestro buono” Gesù, lo definisce così per differenziarlo dagli altri maestri meno buoni o non buoni. Gesù era l’unico che parlava con autorevolezza ed evidente verità e quel tale lo aveva compreso.
La risposta di Gesù è che solo Dio è buono, nessuno nella veste di uomo può esserlo come Dio lo è.
Gesù guarda con profondo affetto questo uomo perché ha osservato i comandamenti del Signore Dio, gli mancava una sola cosa perché potesse avere la vita piena. Liberarsi dei suoi molti beni che impediscono la felicità. Il guadagno sarebbe un tesoro nel cielo e diventare discepolo dietro a Gesù.
Ma i beni erano troppi e quel tale non se la sente di liberarsene. Sceglie la tristezza, scuro in volto, sceglie l’ordinaria infelicità fatta di attenzione ai propri possedimenti. Rimane un tale senza un nome che avrebbe potuto scrivere nel libro della vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 10,17-22, Matrtedì 27 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della I Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
ito Ambrosiano
Lunedì 26 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Le esigenze del Vangelo sono severe, non c’è una scusante per chi ha incominciato a seguire il Signore Gesù e poi prende un’altra strada oppure per chi dichiara di seguirlo con tutto il suo cuore senza prima aver riflettuto almeno un poco della scelta fatta.
Gesù illustra la situazione del discepolo che troverà seguendolo. Vi saranno frequenti difficoltà lungo il cammino, bisogna essere attenti dell’entusiasmo iniziale come quel discepolo che gli dice «Ti seguirò dovunque tu vada» poiché quello che si immagina spesso è lontano dalla realtà.
Per questa ragione prima di prendere una importante decisione necessita un discernimento, capire con calma, con l’aiuto di persone affidabili e di una guida spirituale.
Quando si prende coscienza che il Signore Gesù ha chiamato proprio me, lo stupore e la gioia emergono, sarebbe un vero peccato non proseguire e approfondire la chiamata del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,57-62, Lunedì 26 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

I Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Il mandato missionario
Rito Ambrosiano
Domenica 25 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso»..” (Lc 24,44-49a)

Gesù ha avvertito l’importanza della continuazione del sua missione, la predicazione della conversione e del perdono dei peccati a tutte le genti. Per questo ha scelto dei testimoni perché siano veri, loro stessi raggiunti dal messaggio di redenzione, di speranza, di perdono trasmessi inizialmente dallo stesso Gesù e in seguito da altri testimoni che li hanno preceduti.
Lo Spirito Santo accompagna ogni testimone di Gesù in qualsiasi epoca, è la vera presenza del Signore attraverso il missionario. Il messaggio è importante, dice l’esistenza di Cristo mandato da Dio Padre che ha deciso di tenere una profonda linea d’amore nei confronti dell’umanità perduta. Messaggio di profonda speranza soprattutto oggi in cui c’è la “non speranza”, la disperazione.
Molti non sperano più in una profonda e larga disillusione. Questo è motivo ancora più forte della missione anche qui nella nostra società nuovamente da evangelizzare.
Essere testimoni del Signore nella fede, nella speranza e nella carità, è un grande movimento d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,44-49a, Domenica 25 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
San Luigi Guanella, sacerdote
Rito Ambrosiano
Sabato 24 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.” (Lc 5,1-11)

Da una barca il Signore Gesù proclama la sua parola, la Parola di Dio, un annuncio importante ascoltato con attenzione anche da Simone pescatore.
Gesù gli chiede una ulteriore fatica dopo la pesca notturna non andata a buon fine. Simone accetta, considera la Parola del Signore importante, decide di ritornare al largo per gettare le reti, «sulla tua parola getterò le reti»
La pesca è miracolosa. Simone si sente piccolo e prende coscienza di essere peccatore, delle mancanze nei confronti di Dio dopo una così grande grazia: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore»
Gesù spiazza spesso l’interlocutore che si aspetta qualche cosa di altro. A Simone viene dato un ruolo importante e non atteso: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini»
Prima di essere inviati in missione c’è la chiamata per diventare parte con il Signore Gesù, poi si è inviati in missione per annunciare quello che si è ricevuto: la redenzione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 5,1-11, Sabato 23 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
san Giovanni da Capestrano, sacerdote
Rito Ambrosiano
Venerdì 23 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.” (Lc 8,1-3)

La missione di Gesù si realizza senza risparmio di forze andando nelle città e nei piccoli villaggi. Non viene trascurata anche la piccola località dove passare e portare l’annuncio della buona notizia del regno di Dio.
In questo peregrinare Gesù è seguito dai Dodici. Sono tutti assistiti da alcune donne che li servono anche con i loro beni affinché possano dedicarsi in modo completo all’annuncio. Le donne come i Dodici stavano con Gesù per scelta, sono libere o meglio liberate dallo stesso Signore Gesù, facevano parte della missione con i discepoli.
Nella chiesa il servizio è cosa importante, molte persone, maschili e femminili, fanno un servizio per la comunità come le donne nel Vangelo. Essere a servizio della Chiesa è essere a servizio delle persone, significa dare un annuncio di bellezza gratuita nella novità del Vangelo. Anche questo è essere missionari, è missione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,1-3, Venerdì 23 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
san Giovanni Paolo II, papa
Rito Ambrosiano
Giovedì 22 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».” (Lc 10,1b-12)

La missione è cosa importante ed è nel cuore del Signore. Amplia il numero delle persone da inviare e ne sceglie altri settantadue, va oltre agli eletti Apostoli. Sceglie semplici discepoli che non avranno fama, il loro nome non è giunto fino a noi, non c’è nei Vangeli, ma sono stati molto importanti. Gli viene assegnato il compito di preparare la gente all’incontro con Gesù dove stava per recarsi, ricalca quello che Giovanni il Battista aveva fatto preparando la via del Signore.
Lo stile che questi discepoli dovranno mantenere è quello della semplicità e del rispetto di quanti incontreranno.
Nei confronti delle persone che gli accoglieranno dovranno mantenere un atteggiamento di profondo rispetto non chiedendo nulla di più di quanto viene offerto. Portano un messaggio di pace e di speranza senza togliere nulla.
Nei confronti delle persone che li rifiuteranno dev’essere dato un messaggio di verità: «sappiate però che il regno di Dio è vicino» suscitando un senso di responsabilità nel loro rifiuto.
La missione è importante quando si porta un messaggio di salvezza, di speranza, di pace, quando l’origine della missione è il Signore Gesù, la vera ed unica nostra speranza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 10,1b-12, Giovedì 22 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 21 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,7-13)

Il Signore Gesù ha condotto con sé i suoi Dodici apostoli perché stessero con lui per imparare. Non si tratta solo di un insegnamento di nozioni e di comportamenti morali, ma di una presenza che va oltre ogni insegnamento umano.
I Dodici vengono inviati da Gesù due a due, con semplicità dando a loro un potere sul male, si tratta della sua azione per ognuno di loro che, se pur inviati e con Gesù non fisicamente accanto a loro, vivono l’esperienza viva di una azione che non proviene da loro stessi ma dal Signore.
L’annuncio viene dunque fatto con convinzione e i Dodici incominciano a essere missionari dell’amore che proviene dall’alto donando una rinnovata fede, una nuova speranza, fonte di carità e fratellanza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 6,7-13, Mercoledì 21 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 20 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.” (Mc 3,13-19)

Gesù ha un suo stile nell’agire, nel decidere unico e perfetto. In questo ha una importante e continua comunicazione con Dio Padre tramite la preghiera perché è uomo-Dio, la sua umanità vissuta nella pienezza richiede una intensità di preghiera per essere sempre in perfetta comunione con Dio Padre.
Con questo stile di vita raggruppa alcune persone, ne sceglie Dodici come vuole chiamandoli apostoli, diranno la Buona novella alle persone, continueranno la missione di Gesù, diventeranno i primi annunciatori del Vangelo, della speranza del perdono per ogni uomo e donna senza alcuna esclusione. È la grande novità che dev’essere detta in tutto il mondo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 3,13-19, Martedì 20 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
san Giovanni de Brébeuf e Isacco Jogues sacerdoti e compagni, martiri
Rito Ambrosiano
Lunedì 19 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,40-51)

Nel primo giorno dopo la Dedicazione del Duomo di Milano il Vangelo proposto riguarda la chiamata di Pietro, di Filippo e Natanaele.
Pietro viene chiamato da Gesù «Fissando lo sguardo su di lui». Gesù lo guarda in maniera approfondita come se scrutasse dentro il suo cuore e con la sua autorevolezza fa una cosa unica rispetto a agli altri discepoli: gli cambia il nome.
Filippo viene chiamato da Gesù con semplicità «Seguimi!». Filippo lo segue subito e inizia un inaspettato compito di testimonianza, riferisce a Natanaele quello che gli era accaduto e la possibilità che Gesù sia il Cristo, Colui citato dalle Scritture.
Natanaele viene confermato da Gesù come «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Gesù è confortato da Natanaele persona sapiente e importante in Israele noto anche come Bartolomeo. Finalmente incontra una persona che vuole la ricerca della verità anche se potrebbe essere scomoda ma non vuole vantaggi per sé, vuole veramente capire chi è Gesù.
Gesù chiama ancora oggi perché le persone chiamate possono diventare missionari dell’amore ricevuto dal Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,40-51, Lunedì’ 19 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Dedicazione del Duomo di Milano

Tempo dopo Pentecoste
Chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani
Rito Ambrosiano
Domenica 18 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto:
“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”.
Voi invece ne fate un covo di ladri».
Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto:
“Dalla bocca di bambini
e di lattanti hai tratto per te una lode”?».
Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.” (Mt 21,10-17)

Gesù entra a Gerusalemme, trova dubbi e perplessità, molti si chiedono chi fosse costui e vi è molta agitazione poiché Gesù ha una grande ascendenza di autorevolezza nei confronti di tutti.
Gesù poi entra nel tempio, trova commercio, scambi, trattative, chiasso, discussioni, ma non trova la preghiera. L’affermazione di Gesù è chiara:
“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”.
Voi invece ne fate un covo di ladri».
La sua azione ha una continuità, dimostra che cosa invece si doveva fare nel tempio: l’attenzione verso le persone in difficoltà, in generale l’attenzione verso le persone bisognose di qualche cosa come un semplice saluto, di una semplice vicinanza, di una preghiera invece del mercato.
A differenza degli adulti, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, i fanciulli capiscono subito chi è Gesù, perché liberi da ogni costrizione mentale e non legati ad alcuna corporazione. La loro esclamazione è chiara e si riferisce al Cristo, al Messia atteso da tutto Israele:
«Osanna al figlio di Davide!»
Il Duomo di Milano è casa di preghiera quando vi sono persone che pregano in esso.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti, Riflessione I.A. FREE
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 21,10-17, Domenica 18 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)