Lunedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 20 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».” (Gv 5,19-30)

Se l’uomo ha il coraggio di vivere la fede in modo vero con l’ascolto della Parola e credere nell’alterità, in Dio, allora è passato alla vita.

«In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.».
Questo passaggio, dalla morte alla vita, è una rivoluzione nel modo di porsi nei confronti della realtà che circonda, in uno sguardo che si apre, esce dalle briglie del sé e inizia a vedere con gli occhi della verità, quella che ci ha donato e continua a regalarci sempre Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 5,19-30 – Lunedì 20 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

III Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Domenica 19 Aprile 2026

“In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».” (Gv 1,29-34)

Giovanni Battista vede il Signore Gesù venire verso di lui, e in questo vede il realizzarsi della sua missione: rendere diritta la via del Signore. Non è geloso dei suoi discepoli, né di Gesù, ma consocio della missione importante a lui affidata. Colui che era prima e ha creato tutte le cose ma nato nel tempo dopo, giunge presso san Giovanni Battista, il quale lo indica come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. Il più grande dei profeti in questa esclamazione profetizza che è Gesù l’atteso, il Messia, venuto come agnello, come vittima sacrificale per togliere e espiare il peccato del mondo.
Giovanni Battista battezzava nell’acqua per annunciare e far manifestare Gesù a Israele. La via del cristiano è quella di fare vivere il battesimo, quello di Gesù che battezza nello Spirito Santo, ma troppo spesso assopito, lasciato andare. Vivificare il proprio Battesimo è la riscoperta della presenza del Signore nella propria vita, è indirizzarsi in vie buone. Rinnoviamolo con quella grazia che si chiama misericordia che il Signore vuole donare a piene mani.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,29-34 – Domenica 19 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della II settimana di Pasqua

san Galdino, vescovo
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Sabato 18 Aprile 2026

“In quel tempo. Giovanni diceva: «Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui».” (Gv 3,31-36)

L’azione del Signore nella persona credente è data dallo Spirito Santo in abbondanza, senza alcuna misura.
«Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Se vi è fede nel Signore Gesù, allora c’è la possibilità della vita eterna nella beatitudine. Se vi è il rifiuto riguardo l’eternità allora questa possibilità potrebbe essere negata per una scelta della stessa persona che non vuole questa possibilità.
Tutto si basa sulla testimonianza di generazione in generazione ed è una grande via di speranza e di amore a disposizione dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,31-36 – Sabato 18 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Venerdì 17 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». ” (Gv 3,22-30)

Giovanni il Battista battezzava persone che avevano ascoltato la sua predicazione e avevano deciso di convertirsi. Il Battesimo di Giovanni era per il perdono dei peccati e per confermare la scelta di vita nuova.
Il ministero di Giovanni è occasione per dare testimonianza a Gesù per il quale aveva preparato un popolo ben disposto. È la sua missione di preparazione dell’accoglienza del Signore Gesù nei cuori delle persone. Vuole fugare anche dubbi più che leciti indicando la figura di Gesù il Cristo atteso.
«“Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”»
Nel concretizzarsi dell’annuncio Giovanni il Battista trova il compimento della sua missione, vede con i suoi occhi l’inizio della manifestazione di Gesù fra la gente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,22-30 – Venerdì 17 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Giovedì 16 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».” (Gv 3,7b-15)

Il confronto schietto e onesto fra Nicodemo e Gesù continua. Gesù afferma a Nicodemo che vi è una spiritualità importante data dall’affidamento allo Spirito Santo. Chi si fida e si affida allo Spirito Santo sa che è una scelta buona ma non sa dove lo porterà, simile al vento cui non si conosce la provenienza ne si conosce la destinazione. Così il credente si lascia guidare dallo Spirito Santo che dona sapore e stupore lungo l’esistenza perché vuole il bene e la pienezza di vita della persona.
Questo dono dello Spirito è grazie alla venuta di Gesù il quale si offre nella sua passione, morte e risurrezione «perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15 – Giovedì 16 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)


Mercoledì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Mercoledì 15 Aprile 2026

“In quel tempo. Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto».” (Gv 3,1-7)

Nicodèmo, vuole approfondire la conoscenza di Gesù per comprendere se è veramente il Messia atteso dai Giudei. Lo fa andando da lui di notte per non essere visto per timore di essere giudicato dai suoi confratelli. Inizia un dialogo con Gesù che ha parole rivoluzionarie. La novità è nascere dall’alto. Si tratta del Battesimo, una vera nascita spirituale una conquista dello spirito perché nel battezzato vi è la presenza dello Spirito Santo.
Dovremmo ricordarci spesso di essere persone battezzate, rinate dall’alto con la certezza della fede della possibilità della vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,1-7 – Mercoledì 15 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Martedì 14 Aprile 2026

“trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,43-51)

Natanaele è l’apostolo Bartolomeo e accoglie l’invito di Filippo per conoscere il Signore Gesù. Natanaele è una persona che vuole vedere e vuole capire senza pregiudizi. Questo atteggiamento dovrebbe essere sempre di ogni cristiano, mettere da parte giudizi già preformati ancor prima di conoscere, mettere da parte i dubbi e andare a fondo capendo quello che è stato detto.
Natanele rimane colpito dal Signore Gesù con il quale si confronterà più volte.
Così anche ogni cristiano dovrebbe sempre aprirsi all’umiltà mettendo da parte ogni opinione personale, dando possibilità di cogliere la verità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,43-51 – Martedì 14 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)


Lunedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 13 Aprile 2026

“In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.” (Gv 1,35-42)

Giovanni il Battista indica Gesù ai suoi due discepoli, uno dei quali Andrea, fratello di Simon Pietro. È il momento di svolta per questi discepoli che credendo alle parole di Giovanni il Battista, decidono di seguire Gesù come nuovo punto di riferimento. Lo vogliono conoscere, vedere dove abita, che cosa fa nella vita.
Andrea conduce suo fratello Simone da Gesù che fissandolo gli cambia il nome: Cefa che significa Pietro. È l’unico discepolo a cui Gesù cambia il nome. Cambiare nome a una persona vuole dire da una parte essere autorevole e dall’altra dare nella pienezza un ruolo importante alla persona.
Pietro avrà il grave compito di dirigere i primi passi della Chiesa di Gesù dopo il dono dello Spirito Santo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 – Lunedì 13 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Domenica in albis depositis

VIII Giorno dell’ottava di Pasqua
Domenica della Divina Misericordia
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Domenica 12 Aprile 2026

“In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Gv 20,19-31)

«Pace a voi!»
«Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!». (Papa Leone XIV)
Gesù dona la sua pace, per due volte nelle due apparizioni da risorto a distanza di otto giorni dona la sua pace.
La pace donata da Gesù non si riferisce a quella dell’assenza di conflitti armati, si riferisce a uno stile di vita che vuol essere di sguardo buono di ricerca della bontà nelle altrui persone, sempre. È molto di più del tacere delle armi, è una faticosa ricerca buona dell’altro, dell’altra come persona dignitosa e meritevole di attenzione e dialogo. In questo modo le dispute possano essere spente, con una ricerca di giustizia perché possano essere risolte le questioni più gravose.
« Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati»
Gesù dona il suo perdono, segno di riconciliazione per l’umanità intera. Si tratta della Divina Misericordia, è l’essere perdonati, diventare operatori di misericordia. Il perdono del Signore suscita persone a perdonare, a diventare operatori di misericordia.
«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!»
La misericordia di Gesù si esprime mostrando il suo fianco all’incredulo Tommaso. Gesù non va in cerca dei perfetti, cerca gli increduli in quel piccolo minuscolo spazio di possibilità che esiste nel loro cuore. Tommaso nella sua incredulità ma si pensa con quel piccolo con un piccolo e flebile raggio di luce ancora presente nel suo cuore, ha reso possibile il suo ingresso in quella sala dopo otto giorni, e assieme agli altri suo confratelli, non poteva che arrendersi davanti alla misericordia divina:
«Mio Signore e mio Dio!»
Gesù è risorto! Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,19-31 – Domenica 12 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato in albis depositis

VII Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Sabato 11 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)

I discepoli di Gesù dopo la sua risurrezione e avendolo già visto da risorto in carne ed ossa, sembrano adagiati, spenti, come se il Signore Gesù non fosse ancora apparso loro. Con il passare del tempo sembra che siano in una quotidianità spenta, senza Gesù, a cui si aggiunge una pesca fallimentare «quella notte non presero nulla».
Giunge la luce, giunge Gesù, si passa da una notte senza alcuna cosa a un’alba con una ricca pesca. Gesù fa ripartire gli animi dei discepoli che colgono la sua esistenza nelle loro vite.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 – Sabato 11 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)