Giovedì della settimana della V domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santa Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 1° Ottobre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».” (Lc 20,41-44)

Davide in un suo salmo (n° 110), chiama una persona della sua discendenza “Signore” cioè Dio. Vi sono due Signore nella frase, uno è il Re, l’altro è Dio “Disse il Signore al mio Signore”. Cioè disse il Re al suo Signore che è Dio.
Dunque Davide identifica che il Cristo nella sua discendenza è in realtà Dio. Dalla discendenza davidica nascerà Giuseppe, il padre legale di Gesù Cristo che è Dio. Gesù fu preannunciato nelle scritture che esprimono la vicinanza di Dio per l’umanità, un Dio che non vuole che l’uomo si perda ma si salvi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 20,41-44, Giovedì 1° Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

San Girolamo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 30 Settembre 2026

“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.” (Lc 20,27-40)

I sadducei non credevano alla risurrezione dell’anima e del corpo. In una concezione di un aldilà come una continuazione della vita terrena senza più problemi e drammi ma sostanzialmente senza differenze, secondo loro non poteva esserci spazio per la risurrezione.
Invece, il passaggio verso la vita eterna nella risurrezione dai morti, implica un nuovo stato di vita, differente da quello che noi tutti sperimentiamo su questa terra. Il bagaglio dell’esperienza della vita terrena non va perso, anzi è prezioso, e nell’Aldilà potremmo vivere le molte nuove realtà. Il Signore ci vuole vivi nell’Aldilà e degni di accedervi con buoni comportamenti che ognuno può realizzare durante il passaggio terreno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 20,27-40, Mercoledì 30 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Santi Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 29 Settembre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,47-51)”

Nella storia della salvezza vi sono creature celesti che intervengono per proteggere, indirizzare, guarire, annunciare. Fra queste vi sono gli Arcangeli. Arcangelo vuole dire angelo capo, un angelo di importanza superiore a cui Dio affida un compito importante per la storia della salvezza dell’uomo.
L’Arcangelo Michele si oppone a Satana, Gabriele porta importanti annunci di Dio all’uomo, Raffaele soccorre, guida e guarisce l’uomo.
Michele (Chi è come Dio?) combatte contro Satana, difende e protegge.
Gabriele (Forza di Dio) annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e a Maria quella di Gesù.
Raffaele (Dio ha guarito), accompagna, custodisce, guida e guarisce l’uomo.
In questo vi è una consolazione per il credente, esistono delle creature benevoli nel percorso dell’umanità perché possa indirizzarsi verso il bene. Non possono costringere ma possono illuminare il cuore, la mente dell’uomo.
«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo»..

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,47-51, Martedì 29 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 27 Settembre 2026

“In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»..” (Mt 22,34-40)

Sant’Agostino osserva nel comandamento dell’amore due ali come quelle di un uccello. Senza un’ala difficilmente riesce a volare, con due ali può spiccare il volo. Quali sono le due ali nel comandamento dell’amore? Ecco cosa afferma sant’Agostino:
«Un’ala è: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente”. Ma non rimanere attaccato a un’ala sola, poiché se credi di averne una, non hai neppure quella. “Amerai il prossimo come te stesso”. Poiché se non ami tuo fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? Aggiungi anche un’altra ala; in tal modo potrai volare, così estirperai la cupidigia delle cose terrene e potrai porre stabilmente la carità nei beni celesti. In quanto ti appoggerai a queste due ali, frattanto avrai il tuo cuore in alto, affinché il cuore, tenuto in alto, a suo tempo trascini in alto anche il tuo corpo. Non devi nemmeno credere che avere tutte le penne ti sia difficile: di questo amore veramente si possono cercare nelle Sacre Scritture molteplici precetti che potranno essere meditati da chi legge e da chi ascolta, ma tutta la Legge e i Profeti si compendiano in questi due precetti» (Discorso 68,36b-40 Sant’Agostino)
Una ala è amare Dio, l’altra ala è amare il Prossimo. Se tutte due le ali vanno, il volo è assicurato, gratuito, non necessita la prenotazione, l’aeroporto, il check point prima dell’imbarco. Si è essi stessi veicolo spirituale che va in alto accompagnato dall’amore.
C’è l’amore per Dio e l’amore per gli uomini, assieme.
Ma come riuscire a vivere questa duplice dimensione d’amore? A volte non è sufficiente essere rigidamente conformi alle molte regole, esse devono essere superate proprio dall’amore per Dio e per il prossimo. Ma non bisogna neanche allontanarsi da ogni regola e norma pensando di essere perfetti nell’amare Dio e nell’amare il prossimo.
Affidarsi al Signore Gesù è una buona norma per essere persone che tentano di vivere questa duplice dimensione dell’amore per Dio e per il prossimo. Si tratta di un cammino fatto d’amore con le ali che fanno spiccare il volo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 22,34-40, Domenica 27 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santi Cosma e Damiano, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 26 Settembre 2026

“In quel tempo. Entrato in Cafàrnao, venne incontro al Signore Gesù un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.” (Mt 8,5-15)

Un centurione è preoccupato per il suo servo perché malato. Non si tratta di un suo sottoposto di grado ma di una persona che è direttamente a suo servizio. Il centurione è attento a questo servo con compassione, non è in pace a causa della forte sofferenza. Inoltre dimostra la fede riconoscendo Gesù come persona che può agire come vuole e può guarire chi vuole.
Gesù ne rimane ammirato, raramente ha incontrato persone con una fede così forte. Quella attenzione che il centurione ha avuto nei confronti del suo servo, e la sua fede forte e senza dubbi, hanno avuto un grande valore per il Signore. Il servo è guarito.
La preghiera, la Messa, l’attenzione verso il prossimo, sono veicoli importanti per rafforzare la fede e la carità, molto care al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 8,5-15, Sabato 26 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sant’Anàtalo e tutti i santi vescovi milanesi

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 25 Settembre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».” (Mt 7,24-27)

La festa di oggi riguarda tutti i santi vescovi milanesi cui non si può fare memoria ad La festa di oggi ricorda il primo vescovo milanese di cui si ha notizia, Sant’Anatalo probabilmente vescovo nel terzo secolo. Con lui si vogliono ricordare i numerosi Vescovi milanesi dichiarati santi dalla Chiesa fino al vescovo Natale dell’ottavo secolo.
Nel Vangelo c’è il principale compito del Vescovo che è quello della Parola del Signore. L’ascolto pone fondamenta robuste proporzionalmente alla fedeltà dell’ascolto, della perseveranza. Questo dev’essere attento, umile, in modo da recepire quello che il Signore vuole dire ad ognuno.
Grazie allo Spirito Santo, la Parola del Signore è sempre nuova e assume sfaccettature e significati talvolta inediti, personalizzati, unici. Ponendo come cosa importante l’ascolto della Parola, l’edificio spirituale diventa mano a mano sempre più robusto su fondamenta che possono resistere alle tempeste delle tentazioni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,24-27, Venerdì 25 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santa Tecla, martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 24 Settembre 2026

In quel tempo. Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».

Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».” (Lc 19,37-40)

Gesù si avvicina alla città di Gerusalemme, c’era entusiasmo per i molti segni che aveva fatto, la folla era piena di gioia per la sua presenza. Ma alcuni non erano disposti ad accoglierlo. Fra questi, alcuni farisei si oppongono a Gesù perché non era possibile quello che diceva la folla che poteva essere indirizzata solo a una persona importante che aveva a che fare con Dio.
Ma la gioia della folla era incontenibile, Gesù la vuole donare, ampia e supera ogni aspettativa. Se si è disposti a far cadere il muro personale di cecità che impedisce al Signore di agire, allora è possibile incominciare a ricevere la gioia che il Signore vuole donare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 19,37-40, Giovedì 24 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Pio da Pietrelcina, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 23 Settembre 2026

In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».” (Lc 19,11-27)

Un uomo di nobile famiglia consegna un capitale in mano a alcuni servi, in tutto 10 monete d’oro ognuna delle quali corrisponde a cento giornate di paga di un servo.
L’uomo torna dopo aver ricevuto il titolo di re e inizia a regnare. Verifica quanto hanno fatto i suoi servi con le monete d’oro lasciate.
Uno di questi aveva paura del suo padrone perché lo pensava severo e impietoso. Restituisce la moneta d’oro senza alcun frutto per paura della sua severità perché pensava che prendeva quello che non aveva seminato. Ma questa era una idea di questo servo, la sua paura lo ha bloccato e non ha fatto nulla con quanto gli era stato consegnato. Questo servo è punito per il suo non fare.
Questo capita anche alle persone che credono in un Dio che non perdona, condanna e punisce senza indugio. Con questa idea c’è solo da aver paura di sbagliare poiché dopo lo sbaglio non c’è più alcuna possibilità di riprendersi e essere perdonato.
L’arrivo del Signore Gesù ha cambiato questa concezione, diffonde la misericordia di Dio, la volontà di salvezza per l’uomo anche quando continua a sbagliare. C’è un Dio che è anche paziente, aspetta la conversione del peccatore e non un Dio che lascia senza alcuna possibilità dopo lo sbaglio.

Martedì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

beato Luigi Maria Monti, religioso
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 22 Settembre 2026

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.” (Lc 18,35-43)

Il cieco di Gerico si accorge di un trambusto e chiede cosa accade. C’è un annuncio per lui:<br «Passa Gesù, il Nazareno!»
L’annuncio fa subito gridare il cieco che chiede pietà a Gesù. Un grido che ripete ancora più forte perché le altre persone volevano che tacesse, per i più non stava bene che un povero cieco importunasse Gesù.
L’annuncio del Signore Gesù oggi è importante, può risvegliare gli animi, può togliere dal vuoto di una esistenza ferma e passiva. Gesù è venuto per salvare, risollevare e ridonare la vista. Così al cieco grazie al suo coraggio e alla sua fede gli è concesso di vedere, di rialzarsi e seguire Gesù.

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San Matteo, apostolo ed evangelista

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 21 Settembre 2026

“In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,9-17)

Matteo si alza perché è chiamato da Gesù. Era seduto al banco delle imposte, seduto nel suo essere ricco ma in modo non onesto tenendo per se una parte delle tasse come facevano i pubblicani collaboratori dell’inversore romano. Era fermo. Gesù passa, gli dona attenzione, perdono, e una nuova vita di ripartenza, di movimento verso la vera ricchezza, quella dello spirito.
Matteo non ha incertezze, segue subito Gesù, nel suo cuore ha capito che la chiamata del Signore è di vita, cambiamento e salvezza.
La sua vita da seduto diventa in piedi in una rinnovata comunione con il Signore nella sua sequela. Il Signore non è venuto per punire, per condannare i peccatori ma per salvarli, per dare una gioia nel cuore nella certezza di un Dio che esprime: «Misericordia io voglio e non sacrifici.».
Gesù dona molto a chi si converte, gioia, speranza, vita. Dona anche essere un suo discepolo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 9,9-17, Lunedì 21 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)