Sabato della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santi Cosma e Damiano, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 26 Settembre 2026

“In quel tempo. Entrato in Cafàrnao, venne incontro al Signore Gesù un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.” (Mt 8,5-15)

Un centurione è preoccupato per il suo servo perché malato. Non si tratta di un suo sottoposto di grado ma di una persona che è direttamente a suo servizio. Il centurione è attento a questo servo con compassione, non è in pace a causa della forte sofferenza. Inoltre dimostra la fede riconoscendo Gesù come persona che può agire come vuole e può guarire chi vuole.
Gesù ne rimane ammirato, raramente ha incontrato persone con una fede così forte. Quella attenzione che il centurione ha avuto nei confronti del suo servo, e la sua fede forte e senza dubbi, hanno avuto un grande valore per il Signore. Il servo è guarito.
La preghiera, la Messa, l’attenzione verso il prossimo, sono veicoli importanti per rafforzare la fede e la carità, molto care al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 8,5-15, Sabato 26 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sant’Anàtalo e tutti i santi vescovi milanesi

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 25 Settembre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».” (Mt 7,24-27)

La festa di oggi riguarda tutti i santi vescovi milanesi cui non si può fare memoria ad La festa di oggi ricorda il primo vescovo milanese di cui si ha notizia, Sant’Anatalo probabilmente vescovo nel terzo secolo. Con lui si vogliono ricordare i numerosi Vescovi milanesi dichiarati santi dalla Chiesa fino al vescovo Natale dell’ottavo secolo.
Nel Vangelo c’è il principale compito del Vescovo che è quello della Parola del Signore. L’ascolto pone fondamenta robuste proporzionalmente alla fedeltà dell’ascolto, della perseveranza. Questo dev’essere attento, umile, in modo da recepire quello che il Signore vuole dire ad ognuno.
Grazie allo Spirito Santo, la Parola del Signore è sempre nuova e assume sfaccettature e significati talvolta inediti, personalizzati, unici. Ponendo come cosa importante l’ascolto della Parola, l’edificio spirituale diventa mano a mano sempre più robusto su fondamenta che possono resistere alle tempeste delle tentazioni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,24-27, Venerdì 25 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santa Tecla, martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 24 Settembre 2026

In quel tempo. Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».

Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».” (Lc 19,37-40)

Gesù si avvicina alla città di Gerusalemme, c’era entusiasmo per i molti segni che aveva fatto, la folla era piena di gioia per la sua presenza. Ma alcuni non erano disposti ad accoglierlo. Fra questi, alcuni farisei si oppongono a Gesù perché non era possibile quello che diceva la folla che poteva essere indirizzata solo a una persona importante che aveva a che fare con Dio.
Ma la gioia della folla era incontenibile, Gesù la vuole donare, ampia e supera ogni aspettativa. Se si è disposti a far cadere il muro personale di cecità che impedisce al Signore di agire, allora è possibile incominciare a ricevere la gioia che il Signore vuole donare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 19,37-40, Giovedì 24 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Pio da Pietrelcina, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 23 Settembre 2026

In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».” (Lc 19,11-27)

Un uomo di nobile famiglia consegna un capitale in mano a alcuni servi, in tutto 10 monete d’oro ognuna delle quali corrisponde a cento giornate di paga di un servo.
L’uomo torna dopo aver ricevuto il titolo di re e inizia a regnare. Verifica quanto hanno fatto i suoi servi con le monete d’oro lasciate.
Uno di questi aveva paura del suo padrone perché lo pensava severo e impietoso. Restituisce la moneta d’oro senza alcun frutto per paura della sua severità perché pensava che prendeva quello che non aveva seminato. Ma questa era una idea di questo servo, la sua paura lo ha bloccato e non ha fatto nulla con quanto gli era stato consegnato. Questo servo è punito per il suo non fare.
Questo capita anche alle persone che credono in un Dio che non perdona, condanna e punisce senza indugio. Con questa idea c’è solo da aver paura di sbagliare poiché dopo lo sbaglio non c’è più alcuna possibilità di riprendersi e essere perdonato.
L’arrivo del Signore Gesù ha cambiato questa concezione, diffonde la misericordia di Dio, la volontà di salvezza per l’uomo anche quando continua a sbagliare. C’è un Dio che è anche paziente, aspetta la conversione del peccatore e non un Dio che lascia senza alcuna possibilità dopo lo sbaglio.

Martedì della settimana della IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

beato Luigi Maria Monti, religioso
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 22 Settembre 2026

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.” (Lc 18,35-43)

Il cieco di Gerico si accorge di un trambusto e chiede cosa accade. C’è un annuncio per lui:<br «Passa Gesù, il Nazareno!»
L’annuncio fa subito gridare il cieco che chiede pietà a Gesù. Un grido che ripete ancora più forte perché le altre persone volevano che tacesse, per i più non stava bene che un povero cieco importunasse Gesù.
L’annuncio del Signore Gesù oggi è importante, può risvegliare gli animi, può togliere dal vuoto di una esistenza ferma e passiva. Gesù è venuto per salvare, risollevare e ridonare la vista. Così al cieco grazie al suo coraggio e alla sua fede gli è concesso di vedere, di rialzarsi e seguire Gesù.

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San Matteo, apostolo ed evangelista

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 21 Settembre 2026

“In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,9-17)

Matteo si alza perché è chiamato da Gesù. Era seduto al banco delle imposte, seduto nel suo essere ricco ma in modo non onesto tenendo per se una parte delle tasse come facevano i pubblicani collaboratori dell’inversore romano. Era fermo. Gesù passa, gli dona attenzione, perdono, e una nuova vita di ripartenza, di movimento verso la vera ricchezza, quella dello spirito.
Matteo non ha incertezze, segue subito Gesù, nel suo cuore ha capito che la chiamata del Signore è di vita, cambiamento e salvezza.
La sua vita da seduto diventa in piedi in una rinnovata comunione con il Signore nella sua sequela. Il Signore non è venuto per punire, per condannare i peccatori ma per salvarli, per dare una gioia nel cuore nella certezza di un Dio che esprime: «Misericordia io voglio e non sacrifici.».
Gesù dona molto a chi si converte, gioia, speranza, vita. Dona anche essere un suo discepolo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 9,9-17, Lunedì 21 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 20 Settembre 2026

“In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».” (Gv 6,24-35)

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la stessa sera i discepoli si recando dall’altra parte del lago andando incontro ad acque agitate. Vedono Gesù camminare sull’acqua e dopo la sorpresa lo accolgono nella braca, le acque si calmano e raggiungono speditamente l’altra parte del lago.
La folla era rimasta dall’altra parte dove era avvenuta la moltiplicatone dei pani e dei pesci, intuisce che Gesù e i discepoli si sono recati dall’altra parte del lago e li raggiunge. Le persone non volevano seguire Gesù per via dei suoi molti segni, ma per il fatto che si erano saziate, vi era la possibilità di mangiare gratuitamente in una mensa all’aperto fatta di ottimo cibo.
Gesù conosce i cuori di queste persone, vuole indirizzarli su un pane differente, non quello che sfama lo stomaco ma quello che sfama l’anima perché ha fame di spiritualità, di cose vere.
Gesù è pane vero che difficilmente può essere accolto se non dopo averlo conosciuto. Si tratta del pane di Dio, Gesù, disceso dal cielo per nutrire l’uomo della sua fame di Dio, del nutrimento della sua anima.
Il pane della vita è venuto in mezzo alle sue creature per nutrirle, salvarle, con la novità dl Vangelo.
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 6,24-35, Domenica 20 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Gennaro, vescovo e martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 19 Settembre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore».” (Lc 12,32-34)

Un tesoro nei cieli si può realizzare se il cuore non è attaccato ai beni terreni. Questi diminuiscono la libertà, se si è attaccati alle cose non è possibile essere nel contempo “attaccati” all’amore verso le persone e verso Dio.
Il più bel investimento che una persona può fare è quello della solidarietà, l’essere vicino alle persone con quella forza spirituale che proviene dal Signore Gesù. È espressione dell’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,32-34, Sabato 19 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

sant’Eustorgio, vescovo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 18 Settembre 2026

“In quel tempo. Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».” (Lc 18,24-27)

La presenza abbondante di ogni tipo di bene potrebbe impedire l’amore, la fede, la solidarietà.
L’abbondanza dei beni per quanto grande sia non può garantire la felicità e la pienezza di vita. Solo l’amore è veicolo costante di felicità, non impedisce ma promuove la fede e introduce verso l’eternità. Tutti i beni terreni non possono acquistare un briciolo d’amore che è il più grande valore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18,24-27, Venerdì 18 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Sàtiro
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 17 Settembre 2026

“In quel tempo. Un notabile interrogò il Signore Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”». Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.” (Lc 18,18-23)

Un notabile, uomo ricco e rispettoso delle usanze religiose nelle quali credeva, su accorge della mancanza di qualche cosa, non era pienamente soddisfatto della vita che stava facendo. Chiede che cosa può fare di più, che cosa deve fare per la vita eterna, per vivere l’amore per sempre.
Gesù gli risponde con alcuni importanti comandamenti che fin dalla giovinezza il notabile ha rispettato. C’è ancora una cosa che potrebbe fare, cambiare la sua vita in modo completo per scoprire quella pienezza che stava cercando. Gesù lo chiama per questo, per diventare suo discepolo deve liberarsi dei suoi beni terreni.
Ma la ricchezza terrena lo tiene legato e non riesce a distaccarsi dai suoi molti beni e questo gli provoca una profonda tristezza nel cuore.
A volte scelte sbagliate e conformiste danno da una parte la certezza di una vita senza scossoni e senza grossi problemi a Dio piacendo, dall’altra tolgono la felicità nel cuore. Invece, il coraggio di scelte non conformiste e non opportuniste danno una profondità di gioia e d’amore nella sequela dietro il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18,18-23, Giovedì 17 Settembre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)