Giovedì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

santi Ponziano, papa e Ippolito, sacerdote, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 13 Agosto 2026

“In quel tempo. Uno della folla disse al Signore Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».” (Lc 12,13-21)

Una avidità senza controllo delle ricchezze, il desiderio di possedere a dismisura sono un impedimento alla felicità dell’uomo. Accumulare beni, denaro, onori, guardare al potere come lo scopo dell’esistenza, portano alla infelicità. Essi consumano, danno preoccupazione e l’occupazione dell’uomo diventa tutta mirata alla conservazione degli stessi e all’ampliamento per avere sempre di più.
La vita dell’uomo non è in diretta correlazione con il possedimento delle ricchezze, «la sua vita non dipende da ciò che egli possiede»
La vita diventa ricca quando c’è amore verso Dio, verso il prossimo, dando importanza alle relazioni con le persone e solo in second’ordine considerare i beni come un mezzo per vivere. Così c’è la possibilità della felicità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,13-21, Giovedì 13 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

santa Giovanna Frèmiode Chantal, religiosa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 12 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».” (Lc 12,8b-12)

La testimonianza della fede è cosa importante nel tempo che viviamo. Molte persone ne hanno bisogno, se incontrano una persona cristiana che ci crede veramente è per loro di molto aiuto. Testimoniare la propria fede con mitezza è essere discepoli di Gesù.
Riconoscere Gesù senza paura ne ipocrisia è la via per essere veramente cristiani e testimoni veraci del Signore Gesù. Lo Spirito Santo aiuta a immergersi nel mistero e dona quelle giuste parole che possono stimolare alcune persone nel approfondire un ritorno al cristianesimo, alla fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,8b-12, Mercoledì 12 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

santa Chiara d’Assisi
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 11 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».” (Lc 12,4-7)

L’uomo in quanto creatura di Dio ha un grande valore. Siamo figli adottivi di Dio con una particolare attenzione d’amore per ognuno. Non dovremmo avere paura, dovremmo sentirci custoditi e perdonati da un amore che non è facilmente comprensibile.
Per contro c’è chi vorrebbe la perdizione dell’uomo, che si perda per via sbagliate e dimentichi completamente l’amore. Questo è colui da temere, da tenere distante perché potrebbe portare alla eterna rovina.
Il Signore invece ci vuole nell’eterna gioia, nella beatitudine eterna. Con un po’ di fiducia con la fede, la speranza e la carità la strada verso l’eternità si apre.
«Non abbiate paura: valete più di molti passeri!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,4-7, Martedì 11 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Lorenzo, diacono e martire

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 10 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.” (Gv 12,24-33)

Gesù parla di se stesso. Il chicco di grano deve morire per iniziare un nuovo processo di crescita e produrre molto frutto. Se non muore rimane lì solo e non produce frutto. Così Gesù per compiere la sua missione dovrà morire, essere innalzato da terra sulla Croce per poi produrre molto frutto, attirare tutti a sé.
Così il martire cristiano come san Lorenzo. Prima di essere catturato durante la persecuzione dei cristiani nel terzo secolo dopo Cristo, distribuì ai poveri i beni della Chiesa e al prefetto rimano mostrò i poveri come i veri “tesori della Chiesa”. Venne condannato a morte: fu bruciato vivo, ma probabilmente fu decapitato come gli altri cristiani.
Così, un uomo se spende la vita donandosi, produrrà molto frutto come quel chicco di grano che una volta caduto sul terreno muore. Donandosi si riceve, non si rimane soli e si scopre una nuova dimensione dell’essere veramente nella gioia, quella pacifica che da senso alla esistenza.
Così un uomo se rimane chiuso in se stesso senza donare nulla rimane solo anche in questa vita.
La gioia si scopre nel dono, nel donarsi, nell’essere operatori di pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Givanni 12,24-33, Lunedì 10 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

XI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 9 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».” (Mt 16,10-20)

Gesù consegna istruzioni per la missione dei Dodici prima di inviarli davanti a sé nei villaggi.
Le parole chiave del frammento del Vangelo proposto sono: semplicità e prudenza.
L’annuncio del Vangelo proviene da persone che a loro volta lo hanno ricevuto e lo hanno creduto. In questo necessita la semplicità, il non essere caricati di cose, fardelli, pesantezze mentali, per vivere la libertà in modo pieno perché chi riceve l’annuncio colga la verità dello stesso. Al contrario, una persona carica di cose, di suoi pareri personali che prevalgono sullo stesso annuncio non è testimone del Vangelo ma di se stesso. La semplicità è la chiave di ingresso verso l’eternità.
Si aggiunge poi un’altra importante caratteristica: la prudenza. La semplicità non implica l’ingenuità, al contrario bisogna essere prudenti usando l’intelligenza per essere veri annunciatori del Vangelo.
«siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe»
La semplicità si trova in un cuore buono che non cerca del suo con complicati ragionamenti, la prudenza si trova in un cuore che vuole custodire il Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 16,10-20, Domenica 9 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Domenico, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 8 Agosto 2026

“In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».” (Lc 13,23-30)

Passare per la porta stretta, fra altre cose, è essere operatori di giustizia, tenere la giustizia come un prezioso valore. Questa è cosa fondante per essere con il Signore Gesù. Non si tratta di rispettare delle norme a mena dito senza riflettere su cosa si sta facendo. Si rischierebbe di fare delle ingiustizie perché non si guarda alle persone ma solo alle norme. Si tratta invece di avere presenti le varie norme e nel contempo che cosa sta accadendo, quali persone sono coinvolte con la loro storia e considerare se l’applicazione di qualche normativa può essere dannosa. Nel caso non si applica la norma.
La persona giusta è nel suo modo di essere. Lo vive nella carità, nell’attenzione verso il prossimo. L’ingiustizia si trova nel povero abbandonato, nello straniero emarginato, nell’omissione di un aiuto che poteva essere regalato, in una semplice disattenzione verso una persona per incuria.
«Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”»
Invece sono beati gli operatori di giustizia anche se emarginati dai potenti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 13,23-30, Sabato 8 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Sisto, papa e compagni martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 7 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approva te le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.” (Lc 11,46-54)

I dottori della Legge sono i Rabbini, curano l’educazione religiosa, predicano nelle sinagoghe, giudicano secondo la Legge, danno indicazioni su casi dottrinali e rituali controversi, assistono spiritualmente i fedeli.
Sono compiti importanti di guida e creano le condizioni di orientamento per le persone loro affidate.
Essi avevano la chiave per accedere bene alla sapienza di Gesù, essere in comunione con il Signore ma lo rifiutarono e, a causa del loro ruolo, portarono via ciò anche a molti fedeli.
«Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito»
Quanto sarebbe beato colui che non mette in mezzo se stesso ,a con molta umiltà costruisce un ponte fra il fedele e il Signore Dio. Forse questa è la chiave della gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,46-54, Venerdì 7 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Trasfigurazione del Signore

Festa del Signore
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 6 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».” (Mt 17,1-9)

La festa della Trasfigurazione del Signore è un segno consolatorio per i discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo, una anticipazione del regno di Dio. Essi stavano bene nel momento della Trasfigurazione del Signore a tal punto che volevano stare lì, mettere le tende per far dimorare Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia. Era bello stare lì assieme.
I discepoli vivono una manifestazione chiara di Dio: «il suo volto brillò come il sole (…) una nube luminosa li coprì con la sua ombra».
Un volto che splende e una nube che avvolge sono i segni della manifestazione di Dio. Gesù ha il volto che brilla e la nube avvolge Pietro, Giacomo e Giovanni quasi accarezzati e custoditi dalla manifestazione divina.
Gesù è con Mosè ed Elia, due cardini dell’Antico Testamento che vengono in aiuto per far capire l’importanza di Gesù che non elimina l’antico ma lo completa.
Quando la Trasfigurazione del Signore termina, Mosè ed Elia non ci sono più, i discepoli devono tornare alla realtà della vita terrena, è necessario camminare fra le vicende del mondo finché non si è compiuta l’esistenza di ognuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 17,1-9, Giovedì 6 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 5 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona. Nessuno accende una lampada e poi la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candelabro, perché chi entra veda la luce. La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore».” (Lc 11,31-36)

Una regina del Sud venne apposta per vedere e incontrare Salomone, come un pellegrinaggio per osservare la sapienza del re. Gesù è molto più grande di Salomone.
La popolazione di Ninive si convertì grazie all’annuncio del profeta Giona. La popolazione di Ninive sarà giudice di Israele perché molti in Israele non si convertirono alla predicazione di Gesù rimanendo rigidi sulle loro posizioni.
Gesù è il Figlio unigenito di Dio Padre mentre Giona è un profeta di Dio, vi è differenza fra la divinità e la sua creatura. Gesù è infinitamente più grande di Giona ma incompreso a causa della durezza del cuore di persone che si consideravano sapienti e dotti.
Queste persone hanno un occhio complicato, cattivo perché arroccati su convinzioni rifiutando la presenza del Signore che vuole regalare il suo amore, la misericordia.
Ma ci sono occhi buoni, corpi tutti luminosi:
«Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,31-36, Mercoledì 5 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Giovanni Maria Vianney, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 4 Agosto 2026

“In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».” (Lc 11,29-30)

Gesù cita il profeta Giona che rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce,e dopo andò a Ninive a predicare la conversione. Questo fu un segno per quelli di Ninive che si convertirono e si salvarono. Così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Giona rimase per tre giorni nascosto per poi andare a Ninive e annunciare la distruzione invitando alla conversione.
Così anche Gesù lascerà un segno per questa generazione, dopo la sua morte scenderà agli inferi e dopo per tre giorni risorgerà.
La Risurrezione è segno universale di salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,29-30, Martedì 4 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)