Lunedì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 4 Maggio 2026

In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù disse ai Giudei: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”. Dicevano allora i Giudei: “Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?”. E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”. Gli dissero allora: “Tu, chi sei?”. Gesù disse loro: “Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo”. Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite”.
A queste sue parole, molti credettero in lui. ” (Gv 8,21-30)

«Tu, chi sei?»
È la domanda dei Giudei, Gesù aveva appena affermato che era la Luce del mondo. L”incomprensione fa da padrona come se i Giudei non volessero capire ma rimangono in dialogo con Gesù senza capire che Gesù parlava anche di Dio padre.
Ma ci sarà un momento propizio quando Gesù verrà da loro stessi crocefisso allora conosceranno veramente chi è: “Io Sono”, che è il nome di Dio in perfetta comunione con Dio Padre.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,21-30 – Lunedì 4 Maggio 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano


V Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Domenica 3 Maggio 2026

“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”. Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. ” (Gv 14,21-24)

Quando una persona ci parla e non si accoglie la sua parola, la si ascolta in modo vago con distrazione, volendo dire la propria magari interrompendo. Questo accade perché la si considera poco affidabile e si è rinchiusi in se stessi con difficoltà nell’ascolto.
Quando una persona ci parla e si accoglie la sua parola, la si osserva è perché la si crede vera e importante. La considerazione di questa persona è alta, la si ritiene affidabile.
«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.»
Così chi accoglie i comandamenti di Gesù lo fa perché lo considera vero Dio, quello che dice è per la salvezza dell’uomo e per me che lo ascolto. È l’espressione della fede, credo veramente in Gesù vero Dio come primo punto di riferimento della mia vita. Diventa un movimento d’amore, come i comandamenti che sono d’amore e la loro osservanza è espressione d’amore verso Dio.
In questo, vi è un ritorno, un qualche cosa che viene ad abitare nell’anima, si viene amati da Dio Padre e vi sarà la presenza sia di Dio Padre , sia del Signore Gesù nella propria persona.
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,21-24 – Domenica 3 Maggio 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV settimana di Pasqua

sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Sabato 2 Maggio 2026

“I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: “Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire”. Dissero dunque tra loro i Giudei: “Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?” ” (Gv 7,32-36)

I farisei convinti della loro sapienza e supremazia, non considerano Gesù il Cristo ma neanche un profeta nonostante tutti i segni da lui compiuti. Perdono la cosa importante, riconoscere di essere visitati dal Cristo da loro stessi atteso.
Così lontani dal Signore non potranno raggiungerlo, non lo troveranno perché è già deciso nel loro cuore di toglierlo di mezzo. La perdita d’amore rende povere le persone, oggi è molto diffusa fra le genti. Ritrovare vie d’amore, di solidarietà, di fede, speranza e carità, è la via importante del cristiano.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 7,32-36 – Sabato 2 Maggio 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di Pasqua

san Giuseppe lavoratore
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Venerdì 1° Maggio 2026

In quel tempo, il Signore Gesù, “venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,54-58)

La memoria di oggi, San Giuseppe Lavoratore, è dedicata alla laboriosità di persone che contribuiscono al bene comune, alla edificazione del paese. Lavoratori di tutte le attività fra le quali vi sono anche riconosciute recentemente, quelle casalinghe. Vi è poi il riconoscimento per coloro che hanno terminato il loro contributo nella società e sono giustamente in pensione.
Il lavoro nobilita l’uomo, dona dignità alla persona che si sente parte della società in cui vive.
San Giuseppe lavoratore visse con laboriosità la sua attività, falegname, con umiltà e esperienza. Il lavoro è parte integrante dell’esistenza, fin dal principio delle creazione:
«Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando.» (Genesi 2,2-3)
Il primo lavoratore è Dio, dopo sei giorni di lavoro riposa, è cosa sacra. Ci si riedifica nella saggezza del ritmo settimanale dove si alterna l’attività lavorativa con il riposo.
Signore benedici tutti i lavoratori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 13,54-58 – Venerdì 1° Maggio 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Giovedì 30 Aprile 2026

In quel tempo “Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: “Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?”. Gesù rispose loro: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?”. Rispose la folla: “Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?”. Disse loro Gesù: “Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!”.” (Gv 7,14-24)

«Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?»
La dottrina di Gesù veniva dal cielo, ispirata. I Giudei ne erano meravigliati poiché non aveva frequentato scuole. Invece di gioire come un chiaro segno proveniente da Dio che dava solidità a Gesù, rimanevano perplessi perché avevano già deciso nei suoi riguardi di ucciderlo. Avevano già giudicato e condannato, questo rendeva impossibile riconoscere Gesù come persona mandata da Dio con sapienza e verità.
Giudicare bene nella verità e nella umiltà è la via per non cadere in giudizi sbagliati. Quando siamo costretti a giudicare dovremmo mettere da parte l’io (l’egoismo), ampliare lo sguardo per il bene dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 7,14-24 – Giovedì 30 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa

Festa
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Mercoledì 29 Aprile 2026

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: “Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora ” (Mt 25,1-13)

Santa Caterina da Siena patrona d’Italia è la santa che ha convinto il papa Gregorio X a ritornare a Roma da Avignone nel 1337. Una santa ascoltata per la sua saggezza da coloro che si consideravano dotti e sapienti ma in lei avevano capito che vi era un modo di comunicare del Signore. Santa Caterina non aveva ricevuto istruzione.
Ascoltò fin da piccola quella chiamata del Signore e per questo non volle maritarsi e andò con tutta se stessa in una piccola stanza di un convento. Ascoltò quella chiamata: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!»
La saggezza consiste in uno sguardo fermo sulla propria vocazione in modo che nulla la possa distogliere, come quelle vergini che hanno fatto scorta di olio per le loro lampade affinché rimanessero salde nell’attesa e nella speranza dell’incontro con lo sposo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 6,60-69 – Martedì 28 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Pasqua

santa Gianna Beretta Molla
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Martedì 28 Aprile 2026

“Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”. Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre”.
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. ” (Gv 6,60-69)

“Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”
La parola vera detta con schiettezza raggiunge in modo diretto le persone e può causare la disillusione di quanto si pensava e sperava nei confronti di Gesù. Non è lui che con potenza vuole liberare Israele dalla dall’invasore romano, vuole liberare l’uomo dal peccato lasciandolo libero nelle sue scelte.
Le parole hanno importanza, se queste vengono pronunciate da una persona che ha buona intenzione, vuole il bene delle persone e vuole dire sempre il vero, allora sono parole edificanti.
Se sono le Parole del Signore esse divengono spirito e vita: «le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 6,60-69 – Martedì 28 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV settimana di Pasqua

Bb. Caterina e Giuliana del Sacro Monte di Varese
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 27 Aprile 2026

“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. ” (Gv 6,44-51)

L’affermazione di Gesù: «Chi crede ha la vita eterna.» è una promessa sicura, perché il Signore Gesù è fedele al contrario dell’uomo. Credere veramente porta alla vita eterna, si tratta di credere nella quotidianità, dove le azioni dell’uomo credente sono guidate dalla novità portata da Gesù.
L’affermazione di Gesù: «Io sono il pane della vita.» significa la sua presenza che non ha fine, è quel pane che è presente, è veramente il suo corpo e il suo sangue da cui ogni credente può trarre nutrimento per la propria anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 6,44-51 – Lunedì 27 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)


IV Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Domenica 26 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,11-18)

Il buon pastore, Gesù è colui che ha data la sua vita per l’umanità perché ognuno possa avere la possibilità della redenzione. Durante la sua missione aveva un seguito di persone, sono le pecore condotte dal buon pastore. Le pecore sono animali mansueti. si fanno docilmente condurre lungo il percorso dal pastore. I fedeli delle prime comunità cristiane si affidavano in questo modo come delle pecore, oggi potremmo essere noi affidandoci anche in modo critico al pastore.
Come allora anche oggi vi sono dei pericoli quando non c’è un pastore onesto a cui non importa dei fedeli. Lo sbandamento del gregge potrebbe essere grave poiché alcuni aderirebbero ad altre confessioni o religioni ma più spesso, poiché assai delusi, abbandonerebbero la fede.
Un buon pastore tenta nei suoi limiti di dare una testimonianza, fa vedere che crede veramente in quello che testimonia, dà attenzione e ascolto alle persone per quanto riesce e considera ognuna con la sua dignità da rispettare. Con i limiti di una persona che ha uno ruolo di responsabilità tenta di essere pastore “buono”.
Ognuno può essere un piccolo pastore che vuole il bene delle altrui persone, che vuole bene. Se si parte da qui, dal cuore scaturiscono tante cose, si parte bene. L’esempio è Gesù:
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.»
Un gesto libero e consapevole è il donare la vita, dedicare la vita per il bene delle persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 10,11-18 – Domenica 26 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

San Marco evangelista

Festa
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Sabato 25 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».” (Lc 10,1-9)

S. Marco evangelista conobbe Pietro e Paolo e stette con loro per lunghi periodi. Non fu apostolo ma discepolo nella Chiesa di Gesù e scrisse il Vangelo. Contribuì alla edificazione della Chiesa.
«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»
Anche oggi c’è vero bisogno di persone umili che contribuiscono alla edificazione della Chiesa di Gesù per indirizzare l’umanità su percorsi di pace, riconciliazione, perdono. Non c’è armonia, non c’è edificazione, non c’è vera gioia senza la pace, non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza il perdono.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 10,1-9 – Sabato 25 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)