Giovedì della settimana della Domenica che precede il Martirio di san Giovanni il precursore

santa Monica
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 27 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».” (Mt 11,7b.11-15)

Non solo Giovanni il Battista è più che un profeta, è anche il più grande fra i nati da donna, fra le persone nate in questo mondo terreno. Nessuna altra persona nata su questa terra è stata più grande di Giovanni il Battista nonostante persone con glorie sontuose, come i re Davide e Salomone, e grandi profeti come Mosè ed Elia. In confronto Giovanni Battista sembra poco o nulla ma con quell’occhio divino che conosce i cuori è il più grande.
Finisce il tempo dei profeti, inizia un nuovo tempo quello del regno dei cieli che fa capolino nella storia della salvezza dell’uomo, non ci saranno più profeti ma persone umili che saranno grandi testimoni di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 11,7b.11-15, Giovedì 27 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della Domenica che precede il Martirio di san Giovanni il precursore

sant’Alessandro, martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 26 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”».” (Lc 7,24b-27)

Gesù formula tre domande, chi è Giovanni il Battista, alle folle presenti.
«Una canna sbattuta dal vento?» Giovanni non era certo una banderuola in balia dei potenti o dei violenti, sapeva il fatto suo e certamente non si faceva intimidire.
«Un uomo vestito con abiti di lusso?» Giovanni vestiva con estrema semplicità, peli di cammello e quello che trovava nelle zone desertiche. Il suo compito di preparare la via al Signore era talmente importante che il resto era estremamente essenziale come il vestirsi.
«Un profeta?» Giovanni è l’ultimo dei profeti ed è considerato da Gesù più che un profeta.
La domanda di fondo, chi è Giovanni il Battista, ha la risposta: persona di forte carattere che dice la verità con schiettezza, semplice ed essenziale lontano dai beni terreni, profeta che prepara la via al Signore Gesù. Una grande persona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,24b-27, Mercoledì 26 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della Domenica che precede il Martirio di san Giovanni il precursore

san Giuseppe Calasanzio, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 25 Agosto 2026

“In quel tempo. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.” (Lc 3,15-18)

Giovanni il Battista, Precursore di Gesù, chiarisce chi è, o meglio chi non è: non è il Cristo. Per questa ragione ridimensiona il Battesimo che lui dava alle persone che avevano ascoltato la sua parola e avevano deciso una svolta nella loro vita.
Quello dato da Giovanni il Battista era con acqua per il perdono dei peccati, mentre il Battesimo donato da Gesù è in «Spirito Santo e fuoco».
Giovanni Battista ha preparato l’attesa della gente alla venuta di Gesù. Si tratta di un primo annuncio di salvezza che sarà poi predicato da Gesù in modo completo con accompagnamento di molti segni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 3,15-18, Martedì 25 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Bartolomeo, apostolo

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 24 Agosto 2026

“In quel tempo. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Il Signore Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,45-51)

Natanaele è conosciuto anche come Bartolomeo apostolo. Natanaele significa “dono di Dio” e Bartolomeo significa “figlio di Talmai”, che può essere tradotto anche “figlio del valoroso”.
Nel Vangelo Gesù parla di Natanaele con una esclamazione: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità»
Una esclamazione che ha in se un dramma, Gesù ha trovato troppe falsità negli Israeliti e l’incontro con un israelita finalmente veritiero è motivo di consolazione e anche di esclamazione.
Natanaele è spiazzato quando gli viene rivelato che cosa faceva poco innanzi, e aderisce subito alla sequela di Gesù con una esclamazione: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
Natanaele diventa uno degli apostoli, sarà con gli altri undici compagno di sequela ma con quella forza di volontà di approfondire la conoscenza di Gesù in colloqui e in ascolto della sua parola.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,45-51, Lunedì 24 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Domenica che precede il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 23 Agosto 2026

“In quel tempo. I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.” (Mc 12,13-17)

Alcuni farisei ed erodiani sono inviati da importanti esponenti politici e religiosi di Israele: sommi sacerdoti (oggi diremmo vescovi), scribi custodi della Legge (diremmo teologici e/o biblisti) e anziani. Questi avevano ormai deciso di uccidere Gesù.
Questi scribi e erodiani hanno il compito di mettere in difficoltà Gesù tentando di fargli esprimere un’opinione a favore o contro rispetto agli invasori Romani.
”È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”
Se vi fosse stata una risposta positiva di Gesù poteva essere accusato di violare la sacralità del Tempio, essere un collaboratore dei Romani anche se molti ebrei pagavano il tributo a Roma.
Se vi fosse stata una risposta negativa avrebbe avuto difficoltà con il potere romano, sarebbe stato un rivoluzionario contro il potere di Roma e poteva essere arrestato.
La risposta di Gesù come di consueto spiazza tutti: le cose importanti non vanno mischiate con il denaro, la propria coscienza non va mischiata con i soldi. C’è una sfera importante dell’uomo che non ha a che fare con il denaro, in questa sfera il denaro non può nulla: si chiama amore.
Quello che è dello stato, strade, acquedotti, servizi, sostenetelo con i tributi, quello che è di Dio, la vita, l’amore, rendetelo a Dio.
«Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,13-17, Domenica 23 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

B.V. Maria Regina
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 22 Agosto 2026

“In quel tempo. Partito di là, il Signore Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.” (Mt 15,21-28)

Gesù si era ritirato sulla costa vicino alle città di Tiro e Sidone dopo che Giovanni il Battista era stato decapitato da Erode. Per prudenza si era allontanato ma continuava la sua missione di evangelizzazione.
Una donna non ebrea, cananea, chiede pietà al figlio di Davide. L’atteggiamento di Gesù stupisce. La ignora. Il motivo è la fedeltà alla missione che Gesù doveva realizzare ed era esclusivamente per le «pecore perdute della casa d’Israele»
Chiunque sarebbe stato scoraggiato da una risposta così sentendosi escluso dalla missione di Gesù. Ma la donna insiste, è un fatto d’amore nei confronti di sua figlia «Signore, aiutami!»
La fede di questa donna, il suo coraggio e la sua determinatezza superano quelle di tanti della casa d’Israele, Gesù ne rimane stupito e agisce esaudendo la richiesta della donna.
L’offerta di salvezza inizia a diventare universale, sarà poi così nei primi passi della Chiesa di Gesù che si rivolgerà a tutte le genti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 15,21-28, Sabato 22 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

san Pio X, papa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 21 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».” (Lc 13,6-9)

Un albero di fichi è senza alcun frutto ed è da tre anni che non vi sono i suoi frutti. L’albero di fichi è Israele e il padrone dell’albero è Dio. Il padrone vorrebbe che quest’albero fosse tagliato poiché ha già avuto ben tre anni per dare i suoi frutti. Ma il vignaiolo che è Gesù dice di pazientare ancora un anno dando tutto quello che è necessario perché l’albero possa dare frutto.
Con l’arrivo del Signore Gesù, Israele ha avuto una grande possibilità di riappacificarsi con Dio e di ritornare alla bellezza dell’annuncio della salvezza grazie all’atteso Gesù Cristo. Alcuni se ne sono accorti, altri no.
Così oggi dovremmo imitare la pazienza del Signore Gesù, diventare persone che diano sempre una possibilità di riscatto, di credere, di aderire alla fede mettendo a loro agio le persone che non credono o si sono allontanate dalla fede in Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 13,6-9, Venerdì 21 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

san Bernardo, abate e dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 20 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ancora alle folle: «Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo». In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».” (Lc 12,54a.57-13,5)

Gesù dalla esperienza umana porta due esempi, il primo come comportarsi nei confronti di un avversario e il secondo come un giudizio generalizzato e tradizionalmente consolidato sia spesso errato.
La prima riflessione riguarda un avversario che si accanisce contro di te. È necessario cercare innanzitutto un punto di contatto, un dialogo perché la cosa si possa ricomporre prima che sia troppo tardi. Il tuo avversario è tuo fratello, per questo necessita dialogo, comprensione, accordo per riappacificarsi.
La seconda riflessione è quel giudizio popolare e in questo caso riguarda due drammi, alcuni Galilei uccisi da Pilato e quei 18 rimasti uccisi a causa del crollo della torre di Siloe. Si pensava che certamente queste persone avessero subito queste disgrazie a causa dei loro peccati. Non è così. Non c’è un collegamento diretto ed esclusivo con una disgrazia e il peccato personale. Quelli erano peccatori come tutti gli altri. La disgrazia può capitare non legata al peccato personale.
«quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,54a.57-13,5, Giovedì 20 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

san Giovanni Eudes, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
mercoledì 19 Agosto 2026

”In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?».” (Lc 12,54-56)

Gesù afferma la capacità delle persone nel giudicare il tempo atmosferico in base all’arrivo di nuvole o alla direzione del vento. La valutazione dell’uomo è buona. Anche oggi siamo bravi nelle previsioni del tempo con l’ausilio della tecnologia nel prevedere scenari futuri di riscaldamento globale della terra prevedendo le ondate di calore che stiamo sperimentando.
Gesù però dice alle folle di essere commedianti riguardo al tempo storico che stanno vivendo e ne avrebbero la capacità di capire. Gesù, viene rifiutato da molti perché non avevano alcuna visione obiettiva su quello che stava accadendo sotto i loro occhi, accecati dalla superbia. Non potevano valutare il tempo che stavano vivendo con una grande perdita, quella di riconoscere di essere visitati dal Gesù Cristo, l’atteso, Colui che porta salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,54-56, Mercoledì 19 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 18 Agosto 2026

”In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».” (Lc 12,49-53)

Dopo aver predicato e fatto molti miracoli, Gesù riassume la sua esperienza, osserva che la sua missione ha gettato fuoco sulla terra, ha provocato nuovi movimenti di cuore e attende con angoscia il termine della sua missione. Quel battesimo, la sua passione morte e risurrezione
Se la pace, la concordia, la solidarietà erano obiettivi d’amore, la sua Parola ha invece provocato divisioni, ha svelato i cuori nella loro verità. È quello che dovranno affrontare i suoi discepoli, vi saranno divisioni anche all’interno della famiglie.
La conseguenza della verità detta e messa alla luce non porta nell’immediato pace ma divisione. È l’unica via che può aprire al perdono per comporre giustizia e avere possibilità di pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,49-53, Martedì 18 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)