Martedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

san Camillo di Lellis, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 14 Luglio 2026

“In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora il Signore Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».” (Lc 9,46-50)

Chi è il discepolo leader? Quale discepolo è il più grande? Sono quelle domande che si facevano fra loro i discepoli e per questo discutevano fra loro. È come se già volessero decidere chi sarebbe stato il capo dopo Gesù.
Gesù rovescia il pensiero dei suoi discepoli mostrando un bambino che all’epoca non era considerato, i bambini infatti non avevano alcun peso. Ebbene chi accoglie il bambino nel nome di Gesù è come se accogliesse Gesù stesso e colui che lo ha mandato, Dio Padre.
Colui che è grande è il più piccolo, si è grandi quando ci si mette gratuitamente a servizio nella carità senza cercare alcun torna conto personale.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,46-50, Martedì 14 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

sant’Enrico
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 13 Luglio 2026

“In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio.
Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.” (Lc 9,37-45)

«Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio»Un grido di un uomo, una richiesta accorata perché Gesù dia attenzione al dolore causato dalla malattia di suo figlio e lo possa guarire. Gesù lo guarisce. La guarigione provoca stupore fra i presenti, «E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio.»
Gesù immediatamente dice della sua passione, l’essere consegnato nelle mani degli uomini. Non vuole che sia fatto re in terra, non vuole la gloria terrena ma la salvezza degli uomini.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,37-45, Lunedì 13 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VII Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 12 Luglio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».” (Lc 13,22-30)

C’è la porta stretta difficile da attraversare. Vi sono altre porte più larghe e di facile attraversamento. Ma solo quella porta così stretta porta a una inaspettata salvezza, alla ricostruzione buona della propria anima, alla scoperta dell’intensità d’amore
. Alcuni pensano che stare alla presenza del Signore, ascoltare la sua parola sia sufficiente ma non si sforzano di fare quel passo per vivere la parola del Signore e rimangono esattamente come se non avessero incontrato il Signore.
“Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”
Alla base della salvezza dell’uomo vi è la conoscenza, il rapporto, l’essere parte con il Signore Gesù. Questo si realizza con il vivere la parole del Signore considerandole cosa importante e non rinunciabile della vita.
Il Vangelo è lettera vivente che apre a un rapporto di conoscenza con il Signore. Questa è la via della salvezza, il fondamento della salvezza. In questo modo il Signore sa di dove siamo perché non ipocriti ma ricercatori della sua volontà attraverso la sua Parola di salvezza. L’essere con il Signore Gesù è possibile in una perseveranza nell’ascolto del Vangelo attraverso l’azione dello Spirito Santo che è in ogni cristiano e prega per noi.
A questo si aggiunge quel comportamento quotidiano che è alla luce del cristianesimo perseguendo sempre la giustizia e rifiutando ogni opera iniqua.
Non si può essere cristiani e nel contempo essere ingiusti per scelta, ma cristiani che ascoltano il Vangelo, lo vivono e sanno di essere perdonati dall’amore del Signore verso un percorso di giustizia, verso il desiderare la giustizia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 13,22-30, Domenica 12 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Benedetto, abate patrono d’Europa

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 11 Luglio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».” (Gv 15,1-8)

«Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.»
Non innocenti, non candidi, c’è il proprio bagaglio di sofferenze, sbagli, peccati ma perdonati. Questi sono veramente cancellati se si crede nel Signore Gesù, nella remissione dei peccati. Nel bagaglio personale non ci sono solo le sofferenze ma anche le gioie vissute, le esperienze d’amore.
La Parola di Gesù dà la possibilità d’essere indirizzati verso la purezza, quello stato di vita dove si vuole evitare le cose che deviano, tolgono gioia, fanno rendere vana la propria vocazione.
Una persona che vuole essere pura è bella.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 15,1-8, Sabato 11 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)


Venerdì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 10 Luglio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».” (Lc 9,23-27)

Gesù dopo essere stato in disparte con i suoi Apostoli, dice a tutti i presenti: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.»
Gesù chiede la totale dedizione per chi lo vuole seguire perché possa essere un suo vero discepolo. Rinnegare se stessi sembra un annullare la propria persona, un annullamento del sé, un disprezzo di se stesso.
Ma il rinnegare se stessi è uscire dal proprio io per capire la realtà senza mettere di mezzo l’ego, l’egoismo. Questo dà un nuovo slancio di comprensione e la capacità di portare con se le varie problematiche da affrontare ogni giorno, la propria croce, perché con l’aiuto del Signore Gesù tutto diventa percorribile. In questo si scopre che in quel rinnegare se stessi diventa un scoprire se stessi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,23-27, Venerdì 10 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

santi Agostino Zhao Rong, sacerdote e compagni martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 9 Luglio 2026

“Un giorno il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».” (Lc 9,18-22)

Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù è finalmente in un luogo solitario con i suoi discepoli, non sono presenti le folle. È un momento propizio per parlare più liberamente e confidarsi. Gesù pone la domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». e dopo «Ma voi, chi dite che io sia?»
Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Pietro è ispirato dallo Spirito di Dio, ha una profonda convinzione di fede riguardo a Gesù, ci crede veramente e come tutti gli apostoli ha però una idea terrena riguardo la missione di Gesù. Sarebbe colui che avrebbe dovuto liberare Israele dalla occupazione romana.
Per questo Gesù annuncia più volte la sua passione, morte e risurrezione. Un messaggio che gli apostoli fanno molta fatica a comprendere e accettare. E chi non avrebbe fatto fatica a comprendere?

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,18-22, Giovedì 9 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 8 Luglio 2026

“In quel tempo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono al Signore Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” (Lc 9,10-17)

Gesù aveva inviato in una prima missione i suoi Apostoli. Al loro ritorno, Gesù prova andare con loro in disparte, soli per ricaricarsi, per raccontarsi e dirsi tutto quello che era capitato e vedere in ciò l’intervento del Signore.
Ma le folle li seguono e Gesù non si stanca di accoglierle.
Molte persone hanno il desiderio dell’ascolto della parole del Signore Gesù a tal punto che sono dimentiche del cibo. Gesù provvede, moltiplica quel poco di cibo e dona la sazietà a tutti i presenti. Una sazietà di spirito grazie alla sua parola e una sazietà del corpo grazie alla miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,10-17, Mercoledì 8 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
martedì 7 Luglio 2026

“In quel tempo. Al suo ritorno, il Signore Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.
Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.” (Lc 8,40-42a.49-56)

Il capo della sinagoga supplica ai piedi di Gesù di salvare la sua unica figlia gravemente malata. Ma la figlia nel frattempo muore. Gesù la fa ritornare in vita poiché Gesù ha la padronanza della vita, sconfigge la morte, sconfigge il male, dona speranza. Di questo rimangono stupiti i genitori e quanti erano presenti.
C’è una novità, una vita che sembra ritornare, sembra non finire. La speranza della risurrezione si fa man mano sempre più concreta e diverrà forte e certezza nella fede dopo al risurrezione di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,40-42a.49-56, Martedì 7 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 6 Luglio 2026

“In quel tempo. Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono dal Signore Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.” (Lc 8,34-39)

Gesù aveva guarito un uomo posseduta da molti demoni, una intera legione. Tutti i demoni finirono in una numerosa mandria di porci che subito si buttò giù dalla rupe e i mandriani persero la loro mandria.
Invece di gioire della novità della salvezza portata a un uomo, la gente rimane impaurita e chiedono a Gesù di allontanarsi. Probabilmente c’era anche il motivo del grande prezzo pagato, la perdita di una numerosa mandria di porci per salvare un solo uomo. Un prezzo altissimo che potrebbe far andare in rovina alcune famiglie.
Molti direbbero che non vi è prezzo per la vita di un solo uomo, ma è così?
Quanto vale la salvezza di un uomo? Quanto vale per me la salvezza di una persona? È giusto valutare la salvezza di un uomo rispetto a un valore economico? La risposta spontanea sarebbe no.
Sono domande difficili da rispondere anche se facilmente senza essere coinvolti si potrebbe rispondere: la salvezza di un uomo vale assai di più di ogni valutazione economica.
Ma se una spesa esorbitante per la salvezza di un uomo causa l’indigenza di molte famiglie con il rischio reale di vite che potrebbero perdersi, quale decisione dovrebbe essere presa?

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,34-39, Lunedì 6 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 5 Luglio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».” (Lc 6,20-31)

Quante persone vivono nella sofferenza a causa di drammi della vita, situazioni insopportabili, malattie, indigenze in situazioni di povertà. Beati?. Beati coloro che vivono queste situazioni con fede, con una speranza che non si spegne ma è viva.
È uno sguardo verso il Signore perché possano sentire quella vicinanza spirituale quel sentire di essere non soli nel momento di assoluto sconforto, c’è il Signore. Questa vicinanza è fatta anche di altre persone come fossero inviati per sostenere, alleviare, essere solidali. Beate queste persone che confidano nel Signore perché il Regno dei cieli si fa vicino: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.»
Quante persone vivono nell’agiatezza, nel benessere ignorando volutamente quello che circonda: sono le persone persone bisognose di tutto. «Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.» Una fame di una vita mancata, priva d’amore, fatta solo di egoismo con quella esperienza di gioia vera che si chiama condivisione.
La rivoluzione: rompere le catene di ingiustizia amando i propri nemici. Oggi questo sembra un imperativo, perché quel nemico è in realtà fratello, sorella. Facendo cadere l’arma della rivendicazione, del rancore, della vendetta si diventa benedetti, persone che vogliono veramente la pace.
«Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,20-31, Domenica 5 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)