Lunedì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

san Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì17 Agosto 2026

”In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»..” (Lc 12,42b-48)

Il Signore Gesù aveva parlato con i suoi discepoli sulla vigilanza stando svegli perché non si conosce né il giorno né l’ora in cui arriverà il giudizio.
Pietro aveva chiesto se le cose dette da Gesù fossero solo per loro o per tutti, ne segue la risposta do Gesù nel Vangelo.
Si tratta di un amministratore dei beni di un padrone. Se li ha gestiti bene senza alcuna ruberia allora lo si può dire beato. Se li ha gestiti male approfittandone e trattando male i servi avrà una severa punizione.
Se vi sono persone che conoscevano bene la volontà di Dio e la trasgrediscono riceveranno una severa punizione. Se non conoscevano bene la volontà di Dio ne riceveranno una meno severa.
Amando, si fa la volontà di Dio quella riassumile nel comandamento dell’amore:
Il primo [comandamento] è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore;
amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso.
Non c’è altro comandamento più grande di questi”
(Marco 12,29-31)

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,42b-48, Lunedì 17 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

XII Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 16 Agosto 2026

”In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».” (Mt 11,16-24)

La normale dinamica del mormorio, pettegolezzo la troviamo oggi nel Vangelo. Sembra una tradizione antichissima purtroppo non positiva.
«È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”»
Gesù nel suo passaggio terreno ha incontrato molte persone ed è stato oggetto di numerosi mormorii da coloro che non volevano accoglierlo e cercavano solo il modo di screditarlo, di far diminuire la sua buona fama nei confronti della gente.
Alcune di queste persone erano critiche sia riguardo a Giovanni il Battista sia riguardo a Gesù. Sul primo perché era troppo rigido nella essenzialità della sua vita, Giovanni il Battista, sul secondo perché agiva con una assoluta libertà non escludendo i peccatori per i quali era venuto.
Questa rigidità di questi cuori era dettata più che altro dalla paura, quella del cambiamento, quella della perdita della posizione sociale, quella dello scossone di equilibri politici.
Per paura molti rifiutarono di accogliere la salvezza in persona, Gesù Cristo, e di rimanere nella mediocrità piuttosto che iniziare a vivere in modo diverso verso la misericordia portata da Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 11,16-24, Domenica 16 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Assunzione della B.V. Maria

Solennità
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 15 Agosto 2026

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre»” (Lc 1,39-55)

«L’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.» (dal Dogma proclamato 1° novembre 1950 da Pio XII)
Maria in fretta si dirige verso la città dove abita Elisabetta, sua parente. Percorrere una lunga distanza di circa 150Km poiché Elisabetta probabilmente si trovava in una località vicino a Gerusalemme e Maria partiva da Nazareth. Un viaggio di speranza con quelle conferme già vere nel cuore: Maria diventerà la Madre di Gesù, la Madre di Dio e la Madre della Chiesa di Gesù.
Maria saluta Elisabetta e la risposta è quel sobbalzare di gioia del bimbo in grembo di Elisabetta, c’è già la presenza di Dio, la presenza dello Spirito Santo. Elisabetta pronuncia quella benedizione su Maria e suo Figlio nel suo grembo dicendo chi è:
«A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»
Maria è la Madre di Dio. Il Magnificat, la risposta di Maria, è il riconoscimento che è tutta opera di Dio la salvezza del popolo di Israele nelle varie epoche della storia della salvezza.
La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, è la speranza della fede cristiana, veramente Maria è stata assunta in cielo in anima e corpo, è un suo esclusivo privilegio, il suo corpo non vedrà la corruzione e subito Maria è nella beatitudine.
Maria è già in cielo dando un messaggio d’amore, la speranza di un destino per tutte le persone che vogliono essere unite a Gesù in questo transito terreno nella fede, nella carità, nell’amore. Ma lo è anche per coloro che sono lontani donando quella luce materna che può far rinascere l’amore in chiunque.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,39-55, Sabato 15 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 14 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?».” (Lc 12,22-26)

La custodia e l’attenzione di Dio per l’uomo suo creatura fanno parte del suo amore per noi. Confidare nel Signore come Colui che è presente nella nostra esistenza, è anche confidare nella sua azione nella storia per me, per te e per tutti noi. Non siamo delle pedine anonime senza nome cui dobbiamo andare incontro a un incerto destino magari già prefissato, al contrario siamo creature con un nome conosciuto dal Signore Gesù, amate. C’è la provvidenza che è una espressione della fiducia verso Dio. Confidare nella provvidenza è essere presone credenti.
Confidando nel Signore potremmo anche evitare le troppe preoccupazioni che altrimenti ci schiaccerebbero e non ci farebbero vivere la giornata che sarebbe dominata solo da continui pensieri. Senza trascurare i vari problemi potremmo liberare spazi nella nostra mente, nel nostro cuore, per essere felici.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,22-26, Venerdì 14 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

santi Ponziano, papa e Ippolito, sacerdote, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 13 Agosto 2026

“In quel tempo. Uno della folla disse al Signore Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».” (Lc 12,13-21)

Una avidità senza controllo delle ricchezze, il desiderio di possedere a dismisura sono un impedimento alla felicità dell’uomo. Accumulare beni, denaro, onori, guardare al potere come lo scopo dell’esistenza, portano alla infelicità. Essi consumano, danno preoccupazione e l’occupazione dell’uomo diventa tutta mirata alla conservazione degli stessi e all’ampliamento per avere sempre di più.
La vita dell’uomo non è in diretta correlazione con il possedimento delle ricchezze, «la sua vita non dipende da ciò che egli possiede»
La vita diventa ricca quando c’è amore verso Dio, verso il prossimo, dando importanza alle relazioni con le persone e solo in second’ordine considerare i beni come un mezzo per vivere. Così c’è la possibilità della felicità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,13-21, Giovedì 13 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

santa Giovanna Frèmiode Chantal, religiosa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 12 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».” (Lc 12,8b-12)

La testimonianza della fede è cosa importante nel tempo che viviamo. Molte persone ne hanno bisogno, se incontrano una persona cristiana che ci crede veramente è per loro di molto aiuto. Testimoniare la propria fede con mitezza è essere discepoli di Gesù.
Riconoscere Gesù senza paura ne ipocrisia è la via per essere veramente cristiani e testimoni veraci del Signore Gesù. Lo Spirito Santo aiuta a immergersi nel mistero e dona quelle giuste parole che possono stimolare alcune persone nel approfondire un ritorno al cristianesimo, alla fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,8b-12, Mercoledì 12 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

santa Chiara d’Assisi
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 11 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».” (Lc 12,4-7)

L’uomo in quanto creatura di Dio ha un grande valore. Siamo figli adottivi di Dio con una particolare attenzione d’amore per ognuno. Non dovremmo avere paura, dovremmo sentirci custoditi e perdonati da un amore che non è facilmente comprensibile.
Per contro c’è chi vorrebbe la perdizione dell’uomo, che si perda per via sbagliate e dimentichi completamente l’amore. Questo è colui da temere, da tenere distante perché potrebbe portare alla eterna rovina.
Il Signore invece ci vuole nell’eterna gioia, nella beatitudine eterna. Con un po’ di fiducia con la fede, la speranza e la carità la strada verso l’eternità si apre.
«Non abbiate paura: valete più di molti passeri!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 12,4-7, Martedì 11 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Lorenzo, diacono e martire

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 10 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.” (Gv 12,24-33)

Gesù parla di se stesso. Il chicco di grano deve morire per iniziare un nuovo processo di crescita e produrre molto frutto. Se non muore rimane lì solo e non produce frutto. Così Gesù per compiere la sua missione dovrà morire, essere innalzato da terra sulla Croce per poi produrre molto frutto, attirare tutti a sé.
Così il martire cristiano come san Lorenzo. Prima di essere catturato durante la persecuzione dei cristiani nel terzo secolo dopo Cristo, distribuì ai poveri i beni della Chiesa e al prefetto rimano mostrò i poveri come i veri “tesori della Chiesa”. Venne condannato a morte: fu bruciato vivo, ma probabilmente fu decapitato come gli altri cristiani.
Così, un uomo se spende la vita donandosi, produrrà molto frutto come quel chicco di grano che una volta caduto sul terreno muore. Donandosi si riceve, non si rimane soli e si scopre una nuova dimensione dell’essere veramente nella gioia, quella pacifica che da senso alla esistenza.
Così un uomo se rimane chiuso in se stesso senza donare nulla rimane solo anche in questa vita.
La gioia si scopre nel dono, nel donarsi, nell’essere operatori di pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Givanni 12,24-33, Lunedì 10 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

XI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 9 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».” (Mt 16,10-20)

Gesù consegna istruzioni per la missione dei Dodici prima di inviarli davanti a sé nei villaggi.
Le parole chiave del frammento del Vangelo proposto sono: semplicità e prudenza.
L’annuncio del Vangelo proviene da persone che a loro volta lo hanno ricevuto e lo hanno creduto. In questo necessita la semplicità, il non essere caricati di cose, fardelli, pesantezze mentali, per vivere la libertà in modo pieno perché chi riceve l’annuncio colga la verità dello stesso. Al contrario, una persona carica di cose, di suoi pareri personali che prevalgono sullo stesso annuncio non è testimone del Vangelo ma di se stesso. La semplicità è la chiave di ingresso verso l’eternità.
Si aggiunge poi un’altra importante caratteristica: la prudenza. La semplicità non implica l’ingenuità, al contrario bisogna essere prudenti usando l’intelligenza per essere veri annunciatori del Vangelo.
«siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe»
La semplicità si trova in un cuore buono che non cerca del suo con complicati ragionamenti, la prudenza si trova in un cuore che vuole custodire il Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 16,10-20, Domenica 9 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Domenico, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 8 Agosto 2026

“In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».” (Lc 13,23-30)

Passare per la porta stretta, fra altre cose, è essere operatori di giustizia, tenere la giustizia come un prezioso valore. Questa è cosa fondante per essere con il Signore Gesù. Non si tratta di rispettare delle norme a mena dito senza riflettere su cosa si sta facendo. Si rischierebbe di fare delle ingiustizie perché non si guarda alle persone ma solo alle norme. Si tratta invece di avere presenti le varie norme e nel contempo che cosa sta accadendo, quali persone sono coinvolte con la loro storia e considerare se l’applicazione di qualche normativa può essere dannosa. Nel caso non si applica la norma.
La persona giusta è nel suo modo di essere. Lo vive nella carità, nell’attenzione verso il prossimo. L’ingiustizia si trova nel povero abbandonato, nello straniero emarginato, nell’omissione di un aiuto che poteva essere regalato, in una semplice disattenzione verso una persona per incuria.
«Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”»
Invece sono beati gli operatori di giustizia anche se emarginati dai potenti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 13,23-30, Sabato 8 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)