san Pio da Pietrelcina, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 23 Settembre 2026
In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».” (Lc 19,11-27)
Un uomo di nobile famiglia consegna un capitale in mano a alcuni servi, in tutto 10 monete d’oro ognuna delle quali corrisponde a cento giornate di paga di un servo.
L’uomo torna dopo aver ricevuto il titolo di re e inizia a regnare. Verifica quanto hanno fatto i suoi servi con le monete d’oro lasciate.
Uno di questi aveva paura del suo padrone perché lo pensava severo e impietoso. Restituisce la moneta d’oro senza alcun frutto per paura della sua severità perché pensava che prendeva quello che non aveva seminato. Ma questa era una idea di questo servo, la sua paura lo ha bloccato e non ha fatto nulla con quanto gli era stato consegnato. Questo servo è punito per il suo non fare.
Questo capita anche alle persone che credono in un Dio che non perdona, condanna e punisce senza indugio. Con questa idea c’è solo da aver paura di sbagliare poiché dopo lo sbaglio non c’è più alcuna possibilità di riprendersi e essere perdonato.
L’arrivo del Signore Gesù ha cambiato questa concezione, diffonde la misericordia di Dio, la volontà di salvezza per l’uomo anche quando continua a sbagliare. C’è un Dio che è anche paziente, aspetta la conversione del peccatore e non un Dio che lascia senza alcuna possibilità dopo lo sbaglio.