DOMENICA DEL CIECO – IV DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 31 MARZO:
“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)

Un’infermità dalla nascita, una incredulità dell’uomo e la costante misericordia di Dio. Sono alcune cose presenti in questo brano del Vangelo di Giovanni, il cieco nato. Vi era la convinzione che ogni male e malattia derivassero da peccati personali o da parenti stretti come nel caso del cieco nato visto che prima della nascita non avrebbe potuto compiere peccati. La domanda dei discepoli è proprio a riguardo ma Gesù da una risposta diversa da quella aspettata. Non ha peccato ne lui ne i suoi genitori. Gesù dice che può non esserci il collegamento fra infermità e peccato. Una persona può essere disabile ma santa.
Gesù prende l’iniziativa, guarisce il cieco ma con una sua collaborazione, deve andare alla piscina di Siloe e lavarsi gli occhi. C’è sempre qualche cosa che il Signore Gesù chiede come collaborazione dell’uomo perché sia salvato, una collaborazione calata nella fiducia verso il Signore.
Il cieco a questo punto subisce un processo a varie tappe.
Prima i vicini, increduli ma si convincono. L’ex cieco chiama il Signore come “l’uomo che si chiama Gesù”.
Poi i farisei rimangono stupiti e indecisi per via del miracolo nel giorno del riposo sabbatico. In questa occasione per l’ex cieco, Gesù diventa una persona più importante, un profeta.
Ma i Giudei incalzano, non credono, interrogano i genitori che riconoscono nel ex cieco il loro figlio ma non dicono nulla per paura di essere scomunicati. L’ex cieco prende invece subito le difese di Gesù definito dai Giudei un peccatore. E la durezza del cuore di questi Giudei è tale che alla fine scomunicano l’ex cieco nato cacciandolo fuori. I veri ciechi sono loro.
L’ex cieco diventa credente e sa di aver incontrato il Figlio dell’uomo ma non lo ha ancora visto. Arriva Gesù che svela la propria identità e apre la vista alla fede del ex cieco nato: “Credo Signore!”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b di Domenica 31 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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