SANTA CATERINA DA SIENA – DOTTORE DELLA CHIESA, PATRONA D’ITALIA E D’EUROPA – FESTA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 29 APRILE:
“In quel tempo.
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

“Ne il giorno ne l’ora”. C’è un invito, o meglio un appello da parte del Signore Gesù in questo brano del Vangelo di Matteo scelto per la festa di Santa Caterina da Siena. L’appello pressante è quello di avere sempre una vigilanza, un’attenzione sulla propria esistenza per essere conformi al Vangelo.
Si tratta di non giustificare dei comportamenti contro il Vangelo con “così fanno tutti” oppure “è poca cosa, non faccio male a nessuno”, oppure “poi non lo faccio più”.
La luce della propria anima rischia grosso, rischia di spegnersi, con quei molti atteggiamenti che sono radicalmente lontani dal Vangelo, sono profondamente errati (ma non per il sentire comune o per le leggi dello stato) e fanno spegnere ogni luce dell’anima con il rischio di non essere più in comunione con il Signore e di perdersi giustificandosi continuamente “è poca cosa”, “e’ amore” (quale?), “lo ho fatto per i miei nipotini o figli”, e così via.
Ma c’è gioia nel cuore quando si è in comunione con il Signore, quando quella grande rinuncia che è costata fa capire che si è guadagnato tantissimo, sia nei confronti di Dio con la sua misericordia, sia nei confronti del prossimo. Qui c’è la luce dell’anima che è accesa.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di lunedì 29 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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