MARTEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 7 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,31-47)

Gesù agli scribi e ai farisei scopre una grave verità: non credono in Dio, si illudevano di credere in Dio ma in realtà ponevano il loro credo nelle Scritture legandole a una loro tradizione e a astuzie che impedivano troppo spesso l’amore a scapito del prossimo. Facendo così non erano in relazione con Dio che gli amava e aveva mandato proprio Gesù a salvarli.
Quante volte può capitare di essere convinti di avere fede per via di preghiere, di essere in comunione con il Signore per via di qualche devozione o partecipazione a gruppi di preghiera ma con una ripetizione infinita dei medesimi peccati.
Se non c’è la vera intenzione di conversione, “la conversione del cuore, la penitenza interiore” con un vero cambiamento di vita, tutto rimane vago e con una comunione con il Signore Gesù Cristo traballante.
Credere alle parole del Signore Gesù e cambiare vita è la rinascita dell’anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,31-37 di martedì 7 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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