GIOVEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 9 MAGGIO:
“In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.” (Gv 6,16-21)

I discepoli presero a bordo Gesù però dopo aver cacciato via la paura. E così facendo arrivarono spediti alla destinazione.
La paura di prendere nella propria barca dell’esistenza il Signore Gesù, fa si che il Signore possa fare poco o nulla. Ma perché dovrebbe essere presente la paura di accogliere Gesù? Forse il motivo è la paura del cambiamento che potrebbe essere radicale se c’è una vita piena di peccato il più possibile nascosto alla coscienza. Lasciare cose che portano soddisfazione ma sapendo in fondo che non sono cose buone, ha un elevato costo. Ma cacciando via la paura con Gesù diventa tutto possibile e potrebbe rischiararsi un nuovo percorso che porta a una destinazione differente verso la beatitudine.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21 di giovedì 9 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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