Lettura del Vangelo e commento
SECONDA LETTURA E VANGELO DI DOMENICA 19 MAGGIO:
LETTERA AI CORINZI
“Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.” (Corinzi 12,31-13,8a)
VANGELO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».” (Gv 13,31b-35)
“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.”. Questo è il comandamento dell’amore lasciato come testamento dal Signore Gesù. Se vi fosse un po’ di amore fra gli uomini il mondo sarebbe probabilmente molto differente, molto più fraterno, molto più solidale, non indifferente. Sarebbe come un anticipo di quella beatitudine che si aspetta ogni persona credente dopo aver terminato il suo passaggio terreno.
Ma non è così. Prevalgono in modo dirompente l’invidia, il vanto, l’orgoglio, il profitto, l’occasione da prendere al volo a scapito di altri, l’ingiustizia, la vendetta, le guerre e così via.
Ma vi è quella forma d’amore detta da S. Paolo che è la carità. La carità non è solo una forma di elemosina oppure una forma di assistenzialismo come ad esempio le adozioni a distanza. La carità può avere in essa queste cose ma è molto, molto di più. Essa è un modo esistenziale, un modo d’essere, uno stile di vita. Colui che è caritatevole “non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia” come dice S. Paolo.
Ecco dunque la carità, la più grande forma d’amore verso il prossimo.
Ma si possono comunque fare delle belle azioni senza carità. Posso donare tutto quello che possiedo ma se lo faccio per vantarmi, per acquisire visibilità rispetto alle altre persone, ciò non serve a nulla. Faccio si del bene ma per me stesso.
La carità non è così, la carità non si vanta, non cerca elogi, non cerca riconoscimenti, non cerca posizioni sociali. La carità è forma di amore gratuito e guarda verso il Signore Gesù.
Vivendo la carità anche su piccole cose, si è sulla strada dell’amore vicendevole raccomandato, anzi, ordinato da Gesù: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 13,31b-35 di Domenica 19 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)