MARTEDÌ DELLA V SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 21 MAGGIO:
“In quel tempo. Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.” (Gv 10,31-42)


Gesù compì molte opere buone, guarigioni di malati, salvezza di anime perdute, liberazioni dal male. Tutte queste opere dicevano quanto meno che Gesù era ascoltato da Dio in modo assai speciale, nessuno in precedenza aveva compiuto cose simili e così numerose. Ma quei Giudei non vollero accettare questo e lo volevano lapidare perché si era fatto Dio, cioè aveva detto “Io Sono” che lo può dire solo Dio. Questo era bestemmia perché un uomo non si può fare Dio.
E tutti i segni che Gesù aveva compiuto che fine avevano fatto ai loro occhi? E il suo stile di vita sobrio, senza ricerca di onori e possedimenti? Poco comprensibile ma purtroppo anche molto umana la durezza del cuore di costoro a tal punto da rifiutare quello che accadeva davanti a loro.
A volte si va letteralmente in “corto circuito spirituale”, non si capisce più nulla e il male entra con una forza tale (perché gli è stato permesso in precedenza) da imbastire violenza e morte.
Affidiamoci al Signore che ha vinto il male, ha vinto la morte perché possiamo rinascere alla vita con la gioia nel cuore della sua risurrezione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,31-42 di martedì 21 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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