Lettura del Vangelo e commento
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 23 MAGGIO:
“In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: / «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? / E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». / Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: / «Ha reso ciechi i loro occhi / e duro il loro cuore, / perché non vedano con gli occhi / e non comprendano con il cuore / e non si convertano, e io li guarisca!». / Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.” (Gv 12,37-43)
Il profeta Isaia conobbe bene il popolo di Israele e sapeva che era duro di cervice e il cuore degli uomini troppo spesso si attaccava più alle cose terrene rispetto a quelle proposte da Dio. Per questo scrisse prevedendo la cecità dei loro occhi e la durezza del loro cuore riguardo alla venuta del Signore Gesù.
Così anche se molti capi credettero in Gesù non lo dichiaravano per paura dell’espulsione dalla sinagoga (scomunicati) poiché avevano cara l’immagine, le cose terrene, la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,37-43 di giovedì 23 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)