LUNEDÌ della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 17 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».” (Lc 4,14-16.22-24)

Gesù con la potenza dello Spirito Santo esprime una profonda sapienza il giorno di Sabato nella Sinagoga del villaggio dov’era cresciuto. Tutti erano meravigliati ma costava molto di più scardinare quei modelli familiari per cui Gesù, il figlio di Giuseppe, avrebbe dovuto essere un buon falegname e non avere quella retorica e sapienza che dimostrava nella sinagoga.
Difficile scardinare i pensieri per cui se una persona da giovane, da piccolo era visto in un certo modo, dev’essere così per tutta la vita, ed è difficile accettare un cambiamento così radicale. Questo accadde a Gesù che non fu accettato a casa sua, era troppo diverso da quel Gesù che avevano conosciuto.
Ma accettare con gioia un cambiamento in positivo in una persona conosciuta, è una grande grazia perché elimina ogni invidia, ogni gelosia aprendosi all’amore reciproco.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di lunedì 17 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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