Lettura del Vangelo e commento
IL VANGELO DI MARTEDÌ 18 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.” (Lc 4,25-30)
Ci furono segni prima di Cristo, importanti ma unici, non vi era quell’abbondanza che Gesù donava. Gesù vuole comunicare ai suoi concittadini di Nazareth che hanno difronte una persona importante quanto meno per l’abbondanza delle opere compiute rispetto a quello che accadde prima nella storia della salvezza.
Ma come di consueto, il cuore dell’uomo è duro e si arrampica solo sulle convinzioni personali senza lasciare spazio all’evidenza. Così accadde.
Capita ancora oggi, abili nel costruire schemi logici per affermare convinzioni esclusive e personali spesso lontane da ogni verità. Ma quanta gioia si trova nell’umiltà che accoglie la verità!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,25-30 di martedì 18 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)