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Lettura del Vangelo e commento
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 11 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». ” (Gv 15,1-8)
Gesù è come la vite e i discepoli come i tralci. E’ necessario un costante nutrimento che proviene dalla vite e lo da ad ogni tralcio che rimane unito alla vite. Il nutrimento è la Parola del Signore, perché altre persone possano guardare e attingere dai frutti dei tralci e si convertano e credano nella parola di salvezza.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 di giovedì 11 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)