.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI LUNEDÌ 4 NOVEMBRE
“In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore». ” (Gv 10,11-15)
Nella Chiesa vi sono alcune persone chiamate a essere pastori, sacerdoti. Questo non è un grado superiore d’autorità come accade nelle aziende dove ci si organizza in modo strettamente gerarchico. Nella Chiesa non è così, chi è sacerdote è a servizio, dona la vita per la comunità a cui è stato chiamato. E’ quasi una gerarchia alla rovescia, dove un titolo importante agli occhi dei fedeli, è in realtà essere più a servizio per loro.
Un servizio che per tutti i sacerdoti dovrebbe essere prezioso e i fedeli sono la linfa vitale della Chiesa, tutti da ascoltare e da stimare. Il compito del pastore è di accudire le proprie pecore e riesce bene se ama le proprie pecore, i propri fedeli, affinché possano essere instradati sulla via della vita e della salvezza. Il pastore ama le pecore ed è disposto a sacrificarsi per loro perché possano abbandonare quelle vie che portano alla perdizione, all’allontanamento dalla fede, soprattutto in quei difficili casi dove alcuni fedeli pensano già di essere sulla via buona e a servizio della Chiesa ma non lo sono affatto.
La strada del pastore è quella dell’amore per i suoi fedeli e questo è il sacrificio in quell’attesa paziente verso quei cuori che non riescono a vedere, non riescano ad amare alcuni magari a servizio di volontariato nella Chiesa ma in realtà lupi travestiti da pecora.
Il buon pastore da la vita per le proprie pecore perché possano trovare la via, la verità e la vita: il Signore Gesù Cristo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-15 di lunedì 4 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)