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Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE
“In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».” (Mt 9,9-13)
Umanamente, si potrebbe pensare che il Dio che si è fatto uomo fra le sue creature dovrebbe essere stato accolto molto ma molto bene, lontano dalle persone non degne come i peccatori, ed essere circondato solo da persone degne e di alto rango spirituale.
Ma il Dio che si è fatto uomo è stato rifiutato dalle persone che si consideravano degne e di alto rango spirituale, ed è stato vicino ai peccatori per salvarli.
Guai a chi si considera un bravo cristiano, spiritualmente elevato, uomo o donna di preghiera e senza peccato. Probabilmente si considera di alto livello spirituale, degno ed elevato rispetto ad altre persone. In realtà è superbia e allontana Gesù in un cammino che può diventare di perdizione.
Invece, chi si considera un povero peccatore salvato da Gesù ma pur sempre indegno della sua presenza, questa persona inizia a essere un cristiano amato dal Signore.
“O Signore non sono degno di accostarmi alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13 di mercoledì 20 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)