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Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI DOMENICA 26 GENNAIO 2020
“In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.” (Lc 2,41-52)
La santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Una famiglia normale e nel contempo santa. La santità è nella normale quotidianità. Questa santa Famiglia viveva nella laboriosità, nel servizio reciproco, nella pazienza ma non priva di drammi e sviste.
Drammi fin dall’inizio partendo dal concepimento della beata Vergine Maria dove per taluni teologi vi fu una incomprensione da parte di Giuseppe, e per altri un profondo rispetto della missione come sposo del Madre di Dio a tal punto da voler ripudiare in segreto Maria.
Qui inizia la santità: Maria accoglie l’annuncio del bambino Gesù e Giuseppe accoglie Maria come sua sposa. Segue il dramma del viaggio per il censimento a Betlemme e della nascita nella grotta che diventa subito l’evento gioioso per tutta l’umanità. Poi il dramma dell’emigrazione in Egitto per sfuggire all’eccidio. E il ritorno a Nazareth.
Una santa famiglia provata e la santità sta nel vivere accettando e affrontando tutte le sventure e drammi confidando nell’aiuto di Dio.
A dodici anni, Giuseppe e Maria perdono Gesù per tre giorni. Si può immaginare il dramma di questa famiglia ma questo porta a una epifania del Signore Gesù: presenta la sua paternità:
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»
Gesù ha come Padre Dio. Dunque il Figlio di Dio si manifesta fra gli uomini ed è chiamato a dodici anni a rimanere sottomesso ai suoi genitori.
La santa Famiglia è normale con quella eccezionalità di un Figlio che è divino.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,41-52 di Domenica 26 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)