Giovedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 30 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.” (Mc 5,1-20 )

Gesù guarisce un indemoniato posseduto da spiriti impuri, circa duemila come una legione di soldati. È una grossa guarigione che libera un uomo da una forte schiavitù, impossibile da eliminare per l’uomo. Gesù ridona la libertà e quest’uomo riconquista la dignità. Ma questo ha un prezzo, molto alto da un punto di vista economico, duemila porci sono perduti. La comunità di quel luogo è messa alla prova: un uomo quanto può valere? Vale il sacrificio economico come la perdita di un capitale in porci, ben duemila? Sono domande che anche oggi feriscono gli animi, poiché non sarebbe scontata la risposta.
La comunità di Gerasèni prega Gesù di allontanarsi per via del timore di altre guarigioni che potrebbero provocare ulteriori perdite economiche.
Ma quanto vale un uomo?
Anteporre interessi economici alla salvezza di un’anima è certo un grave peccato.
D’altro canto guarire un’anima con elevato costo economico che ha come conseguenza la rovina di alcune persone ledendo la loro anima, merita una riflessione.
La via giusta è sempre quella evangelica dell’amore per attuare sempre una scelta ragionata e giusta, salvando uomini donne senza ledere altri uomini e donne.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,1-20 di giovedì 30 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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