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Domenica detta “Del perdono”
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Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».” (Lc 15,11-32)
Il figlio più giovane chiese al padre di dividere già l’eredità per poterne usufruire subito. Il padre acconsentì, diede la libertà a questo figlio di agire come voleva. Una volta partito questo figlio sperpera tutto e si ritrova in miseria. Questa sofferenza nell’essere il più miserabile fra i miserabili lo portò a prendere coscienza, rientrò in se. Questa è la grazia di questo figlio, il rientrare in se nel rendersi conto della condizione di vita in cui era prima con un riferimento certo e autorevole come un padre.
Inaspettatamente viene accolto con gioia e festa dal padre perché questo figlio era morto dentro e non aveva trovato ne gioia ne una strada per potere realizzare qualche cosa di buono. Adesso ha ritrovato la vita e il suo punto di riferimento.
Il figlio maggiore rimane scandalizzato e pur motivando bene le sue obiezioni si scopre che ha un cuore duro, il fratello ritrovato è per lui motivo di scandalo. Questo figlio rimane nella sua povertà mentre quello che è ritornato ha scoperto la vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 15,11-32 di Domenica 23 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)