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Quattordicesimo giorno di Quaresima ambrosiana
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Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI SABATO 14 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)
Il Signore Gesù fu rifiutato dai suoi, da quelle persone che lo avevano visto crescere. Secondo loro non poteva essere così differente e non poteva avere quella sapienza, non poteva aver compiuto quei prodigi che non potevano essere partiti dalle sue mani.
Questa è la piccolezza, la fragilità dell’uomo che non accetta che le cose siano differenti da quanto immaginava.
Oggi siamo chiamati ad accettare una situazione molto forte ma con l’aiuto di Gesù possiamo superare questo periodo così intenso.
Chiediamo al Signore Gesù questa la grazia di essere persone che acquistano anche la capacità di accettare la diversità di tante persone perché con questa triste novità dell’epidemia noi tutti siamo chiamati a vivere in maniera molto differente.
Con quelle poche persone con cui siamo obbligati in stretto contatto diamo la possibilità di vedere la grazia di cose migliori più di quanto potevamo pensare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1b-5 di sabato 14 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)