III Domenica di quaresima – Domenica di Abramo

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Quindicesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica di Abramo”

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AUDIO OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI.

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 15 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? ».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8,31-59)

La terza domenica di Quaresima nel rito Ambrosiano è detta domenica di Abramo perché nel Vangelo vi è la discussione questa discussione fra Gesù e quei Giudei che gli avevano creduto che si consideravano liberi perché discendenti di Abramo.
Gesù invita questi Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Rimanere nella parola del Signore Gesù vuol dire ascoltarla, metterla nel cuore, non farla scappare via, considerarla come un qualcosa di veramente importante e fondante. Rimanere nella parola del Signore consiste nel metterla in pratica.
Facendo così si attua una profonda conoscenza del Signore tramite questa permanenza nella sua Parola, si diventa suoi discepoli.
La verità inizia a entrare nell’esistenza e si incomincia a conoscere una nuova forma di libertà, molto differente da quel fare tutto quello che vuoi. A volte ci si illude che fare quello che desidero al momento è libertà ma se questa scelta porta a un mio degrado o anche di altre persone, se perdo la mia dignità, questo può essere chiamato ancora libertà?
Una libertà che va in una direzione di rispetto della propria dignità e di quella altrui, con una maturazione per fare veramente quello che si vuole nella bellezza della comunione con il Signore, questa è la vera libertà.
I Giudei consideravano la parola del Signore dura perché loro si consideravano già di essere nella verità di essere perfetti e pienamente liberi: non erano schiavi di nessuno, potevano andare dove volevano potevano imporsi dire quello che volevano.
Gesù li porta alla consapevolezza che invece erano schiavi del peccato, avevano già pensato di eliminare il Signore con l’uccisione anche se non vi era alcuna giusta causa.
Il credersi perfetti porta sempre a una chiusura, il credersi bisognosi della Parola del Signore e della sua misericordia porta alla possibilità di ascolto e perdono.
Uniti assieme se pur nelle proprie case e considerandosi tutti bisognosi di salvezza, alziamo al Signore Gesù l’accorato appello di misericordia, perdono e che questa Pandemia possa essere sconfitta.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 di Domenica 15 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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