IV Domenica di quaresima – Domenica del cieco

Ventiduesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica del cieco”

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AUDIO OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 22 MARZO 2020
“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)

E’ la quarta Domenica di Quaresima nel rito Ambrosiano, la “Domenica del cieco” perché viene letto questo Vangelo di Giovanni al capitolo nove.
Un cieco, una persona che non vede fin dalla nascita non ha la possibilità di cogliere con la vista tante cose nel mondo. Una cecità che può colpire nello spirito e nell’anima moltissime persone: magari ognuno di noi che è convinto di vedere bene. Ma è sicuro, siamo sicuri, siamo tutti sicuri di vedere bene?
La chiave giusta per vedere è quella dell’ascolto e dell’affidamento al Signore Gesù nel senso di affidarsi a lui per tornare a vedere in un cammino di una profonda conversione. Se siamo convinti di essere già arrivati, se siamo convinti che la nostra conversione è già piena, forse siamo ciechi. Forse come tutti dobbiamo fare un cammino di conversione profonda e se siamo convinti di aver bisogno della conversione e continuamente di essere nutriti dalla parola di Dio, allora siamo già in un cammino buono. Qualcosa già vediamo ma abbiamo bisogno continuamente della Luce del mondo del Signore che illumini veramente i nostri cuori.
Questo percorso è davanti a noi, Signore illumina i nostri cuori, aiuta come hai aiutato questo cieco dando l’ordine: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» e poi ha incominciato a vedere meglio di coloro che credevano di vedere bene, e invece erano i ciechi: i Giudei.
I Giudei credevano che lui fosse tutto nei peccati perché era cieco fin dalla nascita ma non era così e le cose si ribaltano: lui, ex cieco, inizia a vedere bene, e questi Giudei invece si rivelano ciechi, non riescono a capire che fra di loro c’è il Cristo che è venuto per loro e per tutti.
Chiediamo al Signore la grazia di non essere ciechi ma di vedere.
Signore aiutaci a vedere, Signore aiutaci a uscire dalla nostra cecità, Signore aiutaci a uscire dalla epidemia che ci sta colpendo in maniera forte. Sorreggi il nostro cammino, siamo schiacciati ma sappiamo che con la tua luce e con la tua parola di riuscire a passare questo lungo periodo di sofferenze.
Signore aiuta, aiuta la nostra cecità aiuta tutti i malati che sono colpiti da questo dramma.
Maria, Salute degli Infermi sostieni tutti noi sostieni tutti coloro che sono in prima linea (Medici, Infermiere, Operatori sanitari).

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b di Domenica 22 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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