Martedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Santa Gianna Beretta Molla

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.
Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,31-47)

La testimonianza è cosa importante per poter iniziare a credere. Se il testimone è poco credibile si cercano senz’altro delle conferme, cercando e chiedendo ad altre persone. Oppure non si considera quello che è stato testimoniato. Vi era una regola in Israele per cui una testimonianza è vera se due testimoni dicevano la stessa cosa.
Ora Gesù era accusato di non essere testimone credibile perché non vi erano altri testimoni al di fuori di lui. Ma dietro questo ragionamento formale non si prendevano in considerazione i molti segni che Gesù aveva compiuto e questi non potevano certo venire da mano di uomo ma da Dio. Questa trascuratezza dei quei Giudei non era giustificabile, erano come persone cieche che non volevano vedere.
La fiducia è tema importante e questa può essere coltivata con alcuni ingredienti: l’ascolto attento non ingenuo e un po di umiltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,31-47 di Martedì 28 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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