Tempo dopo la Pentecoste
Martedì 1° settembre
feria
Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».” (Lc 16,1-8)
Un amministratore agì con astuzia arricchendosi con la gestione degli averi del suo padrone che gli erano stati affidati. La sua posizione di responsabilità la usò in modo disonesto per avere molti benefici personali a scapito di una parte del guadagno del padrone. Ma la perdita non era solo una questione di puro guadagno, vi era anche un disonorare il padrone stesso preso in giro dal suo amministratore e il disagio di coloro che commerciavo in modo onesto con il padrone. Dunque, la situazione era grave e il padrone chiede conto dell’amministrazione. A questo punto non c’è la fuga dell’amministratore con quello che era riuscito a mettere da parte ma c’è un investimento per il suo futuro scontando debiti e probabilmente rimettendoci del proprio. Così facendo riscatta in parte la sua disonestà nei confronti di chi commerciava con il suo padrone aprendo qualche strada per il suo avvenire. La scaltrezza è d’esempio e in questo caso è calata in una situazione di peccato. Si pensi alla stessa scaltrezza in una situazione di bene, e quanto bene si potrebbe fare con quelle scaltrezze invece usate per il male. «I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,1-8 di Martedì 1° settembre 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)