Venerdì della settimana della I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Venerdì 4 settembre
Feria

Lettura e commento del Vangelo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».” (Lc 16,19-31)

Nella parabola del Vangelo d’oggi, vi è un ricco che vive nella agiatezza e non ha uno sguardo che vada oltre le sue ricchezze, e un povero nella totale indigenza e malattia che stava all’esterno della proprietà del ricco e viveva di stenti. Il ricco non condivide nulla e ignora il povero. Non sarebbe costato un grande sforzo quanto meno sfamarlo e procurargli qualche cura. Il ricco rimane su se stesso sulla sua ricchezza. Il povero rimane nei suoi stenti. Muoiono entrambi. Il povero si ritrova “accanto ad Abramo”, nella beatitudine celeste, il ricco si ritorva negli inferi. La nuova condizione di vita per entrambi rimane nella totale separazione, come quando erano vivi dove il ricco, nella sua libera scelta, non dava alcuna attenzione al povero e promuoveva la separazione terrena. Ora, nell’eternità, il ricco è in una situazione di definiva separazione da Dio al di fuori della beatitudine celeste e separato anche dal povero che è invece in comunione con Dio nella beatitudine celeste. Il ricco ha scelto nella sua vita questa via, una via del non amore, dell’essere solo su se stesso senza alcun sguardo di carità. Ha scelto nel suo passaggio terreno la separazione da Dio e questa scelta si è poi concretizzata nell’eternità, negli inferi. Il povero nella sua sofferenza non ha scelto la separazione da Dio ed ora nell’eternità è nella comunione con Dio.
Fa parte della nostra fede scegliere dove volgiamo stare. Una vita spesa con amore con gli inevitabili sbagli “sporcandosi le mani”, è una vita vissuta con quella volontà di essere in comunione, anche se imperfetta, con Dio. Questa è una scelta che va verso la direzione della beatitudine celeste, della eterna comunione con Dio.
Una vita spesa solo per se dove l’amore è espresso solo per se stessi, è l’amor proprio, rischia di essere nella condizione di definitiva separazione da Dio nell’eternità, negli inferi.
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica n° 1033: “Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».”

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,19-31 di Venerdì 4 settembre 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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