Tempo dopo la Pentecoste
Doemenica 6 settembre
II Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».” (Gv 5,19-24)
«il Figlio da se stesso non può fare nulla». Gesù parla di se, annuncia la necessità di una alterità (il Padre) e di una comunione con essa perché vi sia il fondamento dell’agire. Il Figlio vede cosa fa il Padre e da questo attinge la modalità dell’azione da prendere. Nella comunione con il Padre, il Figlio agisce «allo stesso modo». La comunione, il non essere soli e bastanti a se stessi, è la condizione importante per essere persone cristiane in una offerta di se che diventa gratuita. In questa comunione l’azione parte dall’amore del Padre verso il Figlio, dove tutto è manifestato e nulla nascosto. Nella comunione fra Padre e Figlio, l’amore è il propulsore dell’azione, è la spinta dell’agire cristiano. Quante volte può capitare di essere apatici, non volere agire e accorgersi che manca qualche cosa, quella origine che spinge a offrirsi e ad agire, si è assopiti: l’amore si è spento per variegate ragioni. Ma può ritornare in una espressione di comunione, ad esempio con una azione di carità, con una vicinanza di una persona, allora può riaffiorare la spinta d’amore che fa ritornare la vitalità, l’agire dell’offrirsi con gioia. È un ritorno della gioia nel cuore. Credere nel Signore Gesù Cristo, credere in Dio Padre, è la fonte dell’amore e della misericordia di Dio che mette in una condizione di pace nella certezza che si va incontro alla vita eterna senza quel giudizio che altrimenti sarebbe per molti nefasto. È da questo amore che rinasce la vita, l’agire, la bellezza del cristianesimo. L’amore incondizionato di Dio Padre per ogni sua creatura.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,19-24 di Domenica 6 settembre 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)