Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 3 Agosto 2025
“In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.” (Mt 22,15-22)
Durante l’occupazione romana della Giudea vi era il tributo da pagare a Cesare, la tessa all’Imperatore romano che rappresentava lo stato. Questo tributo era dovuto da tutte le persone, inclusi i servi, tutti gli uomini dai quattordici anni, le donne dai dodici, e tutti fino all’età di sessantacinque anni. L’introduzione della tassa romana aveva provocato la rivolta di Giuda il 6 d.C.
Vi erano anche i non contrari nel pagare il tributo poiché vi erano dei benefici portati dai romani stessi come l’acquedotto, un sistema postale efficiente. Da qui la domanda a Gesù per farlo schierare a favore o contro la tassa. Se Gesù avesse dichiarato che è giusto pagare il tributo a Cesare sarebbe stato accusato di essere contro Dio, se avesse dichiarato di non pagare il tributo poteva essere denunciato con l’accusa di essere un rivoltoso e arrestato dall’invasore romano.
Questa è una di quelle domande rivolte a Gesù da quei farisei che lo volevano cogliere in fallo. Domande fatte non perché volevano capire ma per mettere in difficoltà l’interlocutore per poi poterlo accusare e condannare.
La risposta di Gesù è saggia e ancora oggi insegna molto:
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Gesù dice di restituire, non dice di dare, restituire a Cesare e a Dio. Si tratta di una restituzione poiché si è ricevuto qualche cosa.
Restituire allo stato (a Cesare) quello che si è ricevuto e, nonostante i molti lamentii, si è ricevuto e si riceve tantissimo dalla stato in cui si vive. E’ giusto restituire qualche cosa allo stato, il giusto senza fare i furbi a scapito del prossimo, perché lo stato continui la sua opera.
Restituire a Dio quel che è di Dio è più problematico perché la creazione è sua, ogni persona ha il dono della vita che viene da Dio e dunque? E’ impossibile restituire a Dio, sarebbe sempre insufficiente e poi con quale modalità? Forse una vita spesa bene è già un’ottima restituzione. Come un figlio, una figlia che si comporta bene e ha la stima del padre e della madre.
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 22,15-22 – Domenica 3 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)