Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Festa del Signore
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 25 Gennaio 2026

“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.” (Lc 2,22-33)

La festa della santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe è la celebrazione del mistero di Gesù che ha scelto la famiglia dove crescere, bambino, adolescente, giovane, uomo. Sono i silenziosi trent’anni di Gesù, una vita nascosta in un borgo sperduto e poco considerato: Nazareth.
All’inizio dopo quaranta giorni dalla nascita, Gesù viene presentato al Tempio e vi è l’incontro con il vecchio Simeone, che accoglie Gesù fra le sue braccia e non può che gioire, essere consolato, fra le sue braccia c’è la salvezza dell’umanità.
La Famiglia è luogo di gioia, luogo dove la vita nasce, luogo di amore ma anche di ferite, sofferenze, mortificazioni. Nella famiglia c’è l’occasione di essere collaboratori di gioia, “provo gioia perché mi dedico alla tua gioia”, in quella costanza di seminare gioia nelle persone amate. Molte volte non ci si riesce ma con l’aiuto del Signore, con l’aiuto anche di altre persone è possibile affrontare situazioni anche molto difficili.
Amare ed essere amati, “nessuno può nascere senza un amore che lo genera e vivere senza fare la sua vita un dono”, questa è la grande possibilità dell’amore famigliare dove si riceve amore e si impara a regalarlo facendo della propria vita un dono d’amore. Solo parole? No vita vissuta con gioie e sofferenze.
Ferite, sofferenze, mortificazioni, frustrazioni possono trovare una via di guarigione con una elevata forma d’amore: “perdona, guarda, riconosci, aspetta”. Ecco che la Famiglia diventa luogo di perdono dove la speranza non può morire, un amore vero, senza possesso, ma che si offre all’altro, all’altra rispettando e aspettando
La santa Famiglia è unica ma luce per tutte le famiglie e ne indica il cammino, un cammino fatto d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 2,22-33 – Domenica 25 Gennaio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Pubblicato da don Felice

Sacerdote

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