Lunedì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù disse ai Giudei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.” (Gv 8,21-30)

Quei Giudei che polemizzavano con Gesù non riuscivano a staccarsi dal loro peccato che impediva a loro di roconoscerlo come il Cristo. Il peccato acceca e cancella l’evidenza anche quella più limpida. Il rimanere nel peccato aumenta ancora di più la cecità.
Eppure anche quei Giudei così radicati e convinti delle loro idee, avranno quella possibilità di lasciare i loro peccati dopo che avranno fatto condannare e innalzare sulla Croce Gesù.
Questo fa parte del grande mistero della misericordia di Dio che supera anche oggi ogni aspettativa umana, e quei Giudei avranno la possibilità del perdono.
Signore con la tua grande misericordia, aiutaci a liberaci dall’epidamia che ci sta colpendo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,21-30 di Lunedì 11 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

V Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
V Domenica di Pasqua

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OMELIA di don Mario Stefano Antonelli Vicario Episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».” (Gv 14,21-24)

Il manifestarsi di Dio non è ne scontato, e il modo di manifestarsi non è come vorrebbe l’uomo.
La manifestazione del Signore avviene per chi lo ama, per chi osserva i suoi comandamenti. Non si tratta di essere obbedienti in modo rigido e formale, vi sarebbe il rischio del bigotto, ma si tratta di amare, di fare propri nel cuore i comandamenti di Dio. Questo è possibile nell’accorgersi della loro profondità, del bene che portano ad ogni persona. Non sono un elenco di obblighi che portano alla tristezza, alla mortificazione negando la libertà all’uomo. Per molti i comandamenti religiosi legano la persona per mantenerla entro certi limiti sociali e morali. Ma i comandamenti di Dio sono basati sull’amore verso ogni creatura, portano alla vita liberando l’uomo da una serie di schiavitù che potrebbero essere riassunti solo con la parola egoismo.
Di seguito, il modo di manifestarsi del Signore è anch’esso diverso da come poteva immaginare l’uomo. La domanda di Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?», ha come risposta il modo con cui Gesù e Dio Padre si manifesteranno personalmente ad ogni creatura che ama: «verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».
È più universale di ogni media che può essere concepito dall’uomo, supera grandemente ogni “on line” concepito e concepibile. Ognuno, anche sconnesso dalla rete, può essere dimorato da Dio e essere con lui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,21-24 di Domenica 10 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose del Signore Gesù. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».” (Gv 7,32-36)

Molte persone pensavano che il Signore Gesù potesse essere il Cristo. Sapendo questo i capi dei sacerdoti e i farisei decisero di arrestare nuovamente Gesù.
Allora Gesù dice della sua presenza di uomo-Dio che sta per terminare. Ma non dice che la sua esistenza sarebbe terminata ma bensì che sarebbe andato da colui che lo ha mandato. Dice di un ritorno che però è inaccessibile per costoro che dubitavano di lui, non potranno andare dove andrà Gesù.
È una questione di dove è il cuore di ognuno. Un cuore che dubita e non crede difficilmente potrà andare dove è Gesù. Un cuore che crede se pur con tutte le sue fragilità umane e tenta di vivere la carità, l’attenzione per il prossimo, per il debole, facilmente potrà andare dove è Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,32-36 di Sabato 9 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria di San Vittore, martire
Patrono della città di Rho

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».” (Gv 7,25-31)

Molti della folla credono che Gesù sia il Cristo. Vengono fugati i dubbi per via dei segni compiuti da Gesù. Bisognava superare ogni dubbio sul fatto del non rispetto delle leggi, il riposo del sabato, a fronte dei segni compiuti dal Signore. Questo lo capiscono molti della folla che riescono a vedere la sostanza, quello che è accaduto e che non può essere negato.
C’è speranza che alcune persone riconoscano la cosa buona, e questa speranza è viva anche oggi dove molte persone hanno nel loro cuore il desiderio di cose buona, anche se le cose buone non danno risalto e notizia..
Ma la non notizia di cose buone sovrasta il chiasso di quelle cattive in prima pagina.
È il silenzio del giusto che vince sul chiasso dell’arrogante, anche se subito sembra il contrario. L’arrogante sarà dimenticato, il giusto ricordato.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,25-31 di Venerdì 8 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando ormai si era a metà della festa, il Signore Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».” (Gv 7,14-24)

Vi era grande stupore per via della sapienza del Signore Gesù pur non avendo frequentato le scuole. Da dove arrivava questa sapienza? Questa doveva essere un segno chiaro per tutti coloro che lo ascoltavano, aveva una chiarezza su tutte le Scritture che nessun uomo fino ad allora aveva avuto. Tutto doveva far pensare di rivedere la posizione di condanna già presa nei confronti di Gesù ma i cuori erano induriti, difficilmente potevano cambiare verso lo stupore della realizzazione delle stesse Scritture nella persona di Gesù che avevano di fronte.
Gesù è colui che le Scritture annunciano e la decisione di rifiutarlo era più forte dell’accoglierlo. Questo fa parte del mistero, dopo numerose prove di segni, sarebbero i numerosi miracoli di guarigione, e prove di sapienza, il Signore viene comunque rifiutato.
Molti cuori induriti vi sono anche oggi, e anche se vedessero Gesù in persona e i suoi numerosi segni, per molti non basterebbe.
Ma ci sono molte persone che credono nella profondità del cuore e questa è la forza della Chiesa, la testimonianza che c’è il Signore Risorto che agisce ancora oggi in mezzo a noi.
Signore Gesù, aiutaci.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,14-24 di Giovedì 7 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».” (Gv 7,40b-52)

Gesù spesso è riconosciuto dalle persone semplici, non sapienti, in questo caso da alcune guardie che avevano avuto il compito di arrestarlo e portarlo dai capi dei sacerdoti e dai farisei. Per questa ragione non ubbidirono agli ordini, cosa gravissima, e non lo arrestarono.
C’è lo sconcerto dei farisei che avevano già deciso la condanna di Gesù. Ma fra loro c’era anche chi cercava la giustizia, Nicodèmo, che voleva che Gesù fosse ascoltato per capire e per decidere.
Riconoscere il Signore Gesù nella nostra vita, essere persone che cercano la giustizia senza preconcetti, sono due aspetti che potremmo mettere in pratica mettendo un po’ da parte quell’io straboccante che vuole essere la ragione in persona. Riconoscere Gesù presente nella nostra vita conduce a ricreare la giustizia in una società perché rinasca diversa in un cambiamento inaspettato di solidarietà reciproca.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,40b-52 di Mercoledì 6 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Molti dei discepoli del Signore Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».” (Gv 6,60-69)

«Signore, da chi andremo?».Molti discepoli lasciarono Gesù, non aveva soddisfatto le loro aspettative di uomo con l’autorità per condurre la liberazione di Israele.
Gesù ha queste caratteristiche, può liberare l’uomo, ma non sono rivolte alle aspettative di quei discepoli che intendevano questo solo da un punto di vista terreno: la liberazione dall’invasore Romano con l’uso delle armi, la ricostituzione di una nuova indipendenza politica, economica e sociale.
Gesù, con la sua autorevolezza da Signore Dio, è venuto per liberare l’uomo dai propri peccati e dalla condanna, ha ridonato la possibilità di ricongiungersi con Dio, di essere di nuovo in una piena comunione con il Signore. E’ lo spirito che da vita.
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Fidiamoci del Signore anche quando non riusciamo a capire, siamo troppo legati alla terra.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,60-69) di Martedì 5 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».” (Gv 6,44-51)

L’apertura alla vita eterna proposta da Gesù si realizza con la fede. “Chi crede ha la vita eterna”. Si tratta di una fede radicata, profonda e non un semplice “sì, io credo” che non va oltre alle parole dette. Si tratta di scoprire che c’è veramente nell’anima questo desiderio profondo di eternità e di ricerca della giusta direzione.
Esiste una gioia quando inaspettatamente si incontra un piccolo segno d’eternità qui su questa terra, un segno di un oltre che non ha confini temporali. L’incontro è quello del cristianesimo, del pane della vita che è il Signore Gesù. Se questo incontro si realizza, dipende sempre e solo da noi, si accende la certezza nella fede della vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,44-51) di Lunedì 4 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Quarta Domenica di Pasqua

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OMELIA DI UN VICARIO EPISCOPALE

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,11-18)

Ogni comunità piccola o grande ha necessità di un punto di riferimento per poter essere indirizzata, consigliata, edificata, educata. Il buon pastore rappresenta un ideale punto di riferimento.
Ma quali sono le caratteristiche di un buon pastore?
La prima cosa è che un buon pastore conosca bene la comunità cui è chiamato alla guida.
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore”,
una conoscenza che dev’essere reciproca: se devo fidarmi di quella persona che è ad esempio il Parroco, lo vorrei prima conoscere per capire chi è, se mi posso affidare a lui per discernere, per capire importanti decisioni che dovrò prendere.
“e le mie pecore conoscono me”
Un’altra cosa importante è la passione, il cuore che il buon pastore mette nel suo ministero, una passione a tal punto che gioca completamente la sua vita per la comunità perché ha come riferimento Cristo che lo ha chiamato a essere sacerdote e guida.
“e do la mia vita per le pecore”.
Pastori con passione sono amati da Dio per il loro donarsi continuo, non esenti da errori, da sbagli di valutazione o altro, mettono l’amore nella loro missione e i fedeli lo colgono al volo e molto ma molto perdonano i tanti sbagli dei loro pastori.
Il buon pastore è Gesù, lui è il punto di riferimento per ogni cristiano, il sacerdote trasmette questo nei vari aspetti alla comunità.
Preghiamo per i pastori perché possano superare le crisi, i problemi e affrontare bene questo periodo di pandemia.
Preghiamo per tutti i fedeli a loro affidati per un buon cammino di profonda comunione anche se per ora è solo spirituale nelle proprie case.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-18 di Domenica 3 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria di S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La folla disse al Signore Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».” (Gv 6,30-35)

Questa volta il segno che viene chiesto al Signore Gesù per provare la sua identità e credere in lui, proviene dalla folla, dalla base, dalle persone che non sono dotte e sapienti. Gesù propone un pane nuovo che discende dal cielo che è lui stesso e vivifica il mondo, dona la vita al mondo, lo fa sussistere.
A differenza dei dotti e dei sapienti, la folla accetta, crede, chiede di avere questo pane nuovo ma forse fraintendendolo sempre con una soluzione ai problemi terreni.
Gesù chiarisce: chi si dirige verso il Signore e crede in lui non avrà ne fame ne sete perché saziato dalla presenza d’amore di Dio. Non si tratta di cibo terreno, si tratta di vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35 di Sabato 2 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)