Venerdì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa di S. Giuseppe lavoratore

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo ». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».” (Gv 6,22-29)

La folla rimasta nel luogo dove prima vi erano i discepoli e il Signore Gesù, capì che il Signore Gesù non era partito con i suoi discepoli dall’altra parte del lago. Tuttavia si diresse dall’altra parte dove trovò Gesù.
Questa ricerca del Signore Gesù così determinata era perché tutta la folla era stata sfamata, senza che le fosse chiesto alcunché e senza alcuna fatica. Gesù era senz’altro la soluzione per il cibo e forse per tutte le altre problematiche faticose della vita.
Ma Gesù è venuto non per risolvere la fame di cibo, ma per dare un cibo che conduca alla vita eterna che è ben altra cosa. Per ottenere questo è necessario darsi da fare con quell’azione di cuore che è prima di tutto credere in Dio. Da qui inizia il fondamento di ogni credente che è nutrimento, cibo, per la vita eterna: credere.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,22-29) di Venerdì 1° maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.” (Gv 6,16-21)

I discepoli si avviarono senza Gesù verso l’altra riva del mare e sorgono difficoltà: il buio, il forte vento, il mare agitato. In questo contesto difficile appare Gesù forse inaspettato dai discepoli che ebbero paura alla sua vista, camminava sul mare.
Ma appena lo accolsero sulla barca furono a destinazione.
Quell’improbabile intervento del Signore in quella difficile situazione sviluppa speranza e soluzione. Alla base di ciò c’è l’accoglienza incondizionata del Signore nella propria barca, e se vogliamo nella nostra vita. Se non abbiamo paura di accoglierlo, si aprano delle inaspettate possibilità nella nostra vita.
Accogliamo il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21 di Giovedì 30 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Santa Caterina da Siena – Festa

Tempo di Pasqua
mercoledì 29 aprile
SANTA CATERINA DA SIENA
Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

In Santa Caterina da Siena si trova la forza della fede, la costanza nel seguire la propria vocazione senza cedere a cammini diversi. Da piccola aveva straordinariamente le idee chiare sulla sua vocazione che non era il matrimonio ma l’essere con il Signore. Desidera solo una piccola stanza che sarà la sua cella o il suo cenacolo dove andranno i dotti e sapienti a chiedere luce.
Lei è quella vergine saggia che sin da piccola ha messo in disparte l’olio della fede con il quale agirà nella grazia del Signore. Convincerà il Pontefice a tornare da Avignone a Roma nel 1377.
Persone così ne abbiamo molto bisogno e ringraziamo il Signore per questi esempi. Possiamo chiedere che vi siano nuove vocazioni così convinte e determinate per indirizzare bene i dotti e sapienti della nostra epoca.
Per intercessione di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia, Signore liberaci da questa epidemia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di Mercoledì 29 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Santa Gianna Beretta Molla

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.
Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,31-47)

La testimonianza è cosa importante per poter iniziare a credere. Se il testimone è poco credibile si cercano senz’altro delle conferme, cercando e chiedendo ad altre persone. Oppure non si considera quello che è stato testimoniato. Vi era una regola in Israele per cui una testimonianza è vera se due testimoni dicevano la stessa cosa.
Ora Gesù era accusato di non essere testimone credibile perché non vi erano altri testimoni al di fuori di lui. Ma dietro questo ragionamento formale non si prendevano in considerazione i molti segni che Gesù aveva compiuto e questi non potevano certo venire da mano di uomo ma da Dio. Questa trascuratezza dei quei Giudei non era giustificabile, erano come persone cieche che non volevano vedere.
La fiducia è tema importante e questa può essere coltivata con alcuni ingredienti: l’ascolto attento non ingenuo e un po di umiltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,31-47 di Martedì 28 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».” (Gv 5,19-30)

Gesù aveva fatto alcune guarigioni il giorno di sabato e questo era di scandalo per alcuni Giudei. Dopo questi fatti Gesù riprese a parlare con loro.
Nel discorso Gesù annuncia una immensa misericordia che si ottiene nel credere nel Signore, nella fede, e non si va incontro al giudizio che sarebbe altrimenti severo nella sua verità, ma si va incontro alla vita eterna passando dalla morte alla vita.
Se più spesso richiamiamo alla memoria la misericordia di Dio che è messa a nostra disposizione, saremmo con una fede più salda. Un cristiano che si sente perdonato dalla misericordia di Dio, mostra il vero volto del fedele che non è quello solo del rispetto rigido farisaico delle regole morali e liturgiche della Chiesa ma consiste anche nell’evidenziare la gioia dell’essere cristiano perdonato, e di voler non peccare più! Forse così si rinasce alla vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,19-30 di Lunedì 27 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

III Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
III Domenica

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OMELIA S.E. Monsignor Paolo Martinelli Vicario vita consacrata e pastorale scolastica.

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».” (Gv 1,29-34)

È proprio lui, è Gesù.
Giovanni Battista vede il Signore Gesù venire verso di lui, e in questo vede il realizzarsi della sua missione: rendere diritta la via del Signore.
Colui che era prima ma nato nel modo dopo, giunge presso san Giovanni Battista, il quale lo indica come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.
Il più grande dei profeti in questa esclamazione profetizza che è Gesù l’atteso, il Messia, venuto come agnello, come vittima sacrificale per togliere e espiare il peccato del mondo. Qui è già preannunciata la Pasqua cristiana, la redenzione dell’umanità grazie all’unico sacrificio di Cristo, grazie al suo sangue versato per noi.
È la profezia della Pasqua, dell’evento più ampio della salvezza dell’uomo, la redenzione, l’apertura delle porte del Paradiso, la riconciliazione dell’umanità con Dio.
Rimane sempre la scelta libera di ogni uomo se aderirvi o meno, se vivere da cristiano con quella profonda gratitudine di creatura perdonata e tentando di vivere la carità, oppure se scegliere altre vie alcune delle quali potrebbero portare al definitivo allontanamento da Dio.
La via del cristiano è quella di fare vivere il battesimo, quello di Gesù che battezza nello Spirito Santo, la guida per eccellenza molto assopita nella maggior parte dei cristiani.
Ci sarà l’occasione per vivificare lo Spirito Santo fra poco più di un mese con la solennità della Pentecoste. Ma nel frattempo in questa pandemia possiamo chiedere la grazia di essere illuminati, guidati, sorretti, confortati, liberati e perdonati.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,29-34 di Domenica 26 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

San Marco evangelista – Festa

Tempo di Pasqua
San Marco

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».” (Lc 10,1-9)

San Marco evangelista è il compositore del primo Vangelo in ordine cronologico e lo si trova secondo nella Bibbia: Matteo, Marco, Luce e Giovanni. San Marco appare nel 44, quindi già circa un decennio dopo la Risurrezione del Signore Gesù. Frequenterà con assiduità Paolo e Pietro e in quei anni scriverà il Vangelo.
“Vi mando come agnelli in mezzo a lupi”,
si tratta di uno stile di missionarietà già vissuta in prima persona dallo stesso Gesù, agnello senza macchia offerto per la salvezza dell’uomo.
Lo stile della mitezza e della pacatezza è cosa importante per dire bene il Vangelo, per essere credibili testimoni. Una persona diventa più mite e umile se vive il Vangelo negli anni, e può diventare anche un vivo testimone del Signore Gesù. Figure sagge, miti e umili ne abbiamo certo bisogno, oggi più che mai.
Nella festa di san Marco evangelista chiediamo la sua intercessione perché molti cuori possano aderire al Vangelo e alcuni di questi diventare testimoni contagiosi della gioia evangelica!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1-9 di Sabato 25 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».” (Gv 3,22-30)

Dopo aver incontrato Nicodèmo, Gesù si avvicina nella zona dove Giovanni Battista stava compiendo il suo ministero, cioè la preparazione di un popolo ben disposto ad accogliere il Messia. C’è la contemporaneità di Giovanni Battista e Gesù, entrambi stanno facendo il loro ministero, il primo ormai al suo termine, il secondo all’inizio.
Giovanni capendo che ormai il suo compito era giunto alla sua completezza, accoglie una discussione fra alcuni suoi discepoli e un Giudeo riguardo alla purificazione, i primi più su un cambiamento di vita e il secondo più su una azione rituale ben ordinata. Gesù stava facendo una azione che poteva essere compresa come di purificazione, anche lui stava battezzando.
Giovanni Battista entra in questa discussione indicando che solo dal cielo possono essere concesse alcune cose, alcuni eventi e a volte vanno ben oltre: l’evento del Cristo che era atteso. Giovanni Battista si rende conto che questo si è realizzato nella persona di Gesù e per questo la sua gioia è piena.
Stiamo vivendo il tempo di Pasqua dove vi è la memoria della piena realizzazione dell’evento di Cristo venuto e risorto per noi. La nostra gioia dovrebbe essere presente come cristiani ma è inficiata dalla epidemia che però non deve mai prendere sopravvento sulla nostra esistenza. Con la forza pasquale del Signore possiamo vivere questo lungo periodo di emergenza senza cadere nella disperazione ma chiedendoci cosa possiamo fare per chi è più in difficoltà.
Signore aiutaci con la tua forza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,22-30 di Venerdì 24 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».” (Gv 3,7b-15)

Nicodèmo è assorto e attento alle parole del Signore nel suo costante intento di capire. Vi è la verità (non una qualsiasi verità ma l’unica verità, c’è una sola verità) che è Gesù. Nell’affidarsi al Signore c’è la gioia e l’avventura perché ogni piano umano viene quanto meno messo in discussione. È come il vento che
“soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va”
ma sai che è per te ed è per il tuo bene maggiore, e se lo accetti sei una persona che è nata dall’alto, è nata dallo Spirito.
Al posto di Nicodèmo io non avrei capito nulla e sarei rimasto incredulo. Ma dopo la grazia della Resurrezione del Signore e la trasmissione della fede di generazione in generazione, adesso per la grazia dello Spirito, ognuno può cogliere qualche cosa di importante e capire la profondità della possibilità di salvezza che è stata donata. Non è possibile capire ogni cosa ma è possibile cogliere quanto meno l’amore di Dio e quello che vuole che si trasmetta con impegno, preghiera, formazione.
Adesso, per grazia di Dio, mi considero un semplice ignorante ma altrimenti sarei un completo analfabeta spirituale.
Sosteniamoci sempre nella preghiera.
Signore aiutaci in questo periodo di epidemia,
allevia le sofferenze,
allontana da noi questo male.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15 di Giovedì 23 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto».” (Gv 3,1-7)

Nicodèmo a differenza di molti suoi fratelli farisei, vuole capire chi è Gesù. C’è la paura umana e per evitare d’essere visto da qualche giudeo o fariseo va dal Signore Gesù di notte.
Qui il Signore gli dice riguardo una nuova nascita , la novità che sta annunciando lo invita ad essere fra questi nuovi nati dall’alto. Si tratta di una nascita da acqua e Spirito. L’acqua pulisce, i peccati sono perdonati come lavati dalla misericordia di Dio. Lo Spirito è il dono di Dio all’uomo perché sia guidato nella sua nuova esistenza. Se l’uomo aderisce a questa novità nasce dall’alto, ha una nuova prospettiva di vita.
Ogni cristiano ha questo dono, dovrebbe solo lasciare che agisca, che viva in lui per diventare una persona “nata dall’alto”, una persona nuova.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,1-7 di Mercoledì 22 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)