Martedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

.

Memoria facoltativa della B. V. di Lourdes
GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 11 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, il Signore Gesù venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».” (Mc 7,31-37)

Gesù ridona la grazia di ascoltare e la grazia di esprimersi. La guarigione del sordomuto dona dignità all’uomo e lo indirizza per un nuovo cammino dove può finalmente esprimersi. I miracoli del Signore Gesù sono mirati alla salvezza dell’anima perché possa essere libera di esprimere le sue decisioni e le sue azioni.
Pur non essendo sordo o muto, sono veramente capace di ascoltare? Sono anche capace di esprimermi? Forse c’è molto bisogno del Signore per migliorare l’ascolto con la virtù dell’umiltà e quello della comunicazione che dovrebbe essere sempre mirata al bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,31-37 di martedì 11 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

.

Memoria di S. Scolastica, vergine

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 10 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Chiamata di nuovo la folla, il Signore Gesù diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.” (Mc 7,14-30)

Quando una persona esprime cose non buone, ad esempio con le parole, le comunica ad altre persone, e queste parole possono essere di impurità, sono come un contagio per le persone che ascoltano. Sono cose cattive che rendono impura la persona che le esprime e possono anche essere contagiose. L’attenzione da porre per mantenersi su una strada buona è quella della vigilanza del cuore che se ha in se cose cattive possono non essere espresse ma date nella preghiera al Signore perché l’animo si plachi e si possa riprendere un cammino buono e giusto. Quello che rende impuro è quando si esprimono cose cattive. Ma se si esprimono cose buone si è su una via che rinnova l’animo e lo consolida nelle fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,14-30 di lunedì 10 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo l’Epifania

.

DOMENICA

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 9 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.” (Gv 4,46-54)

Il secondo segno del Signore Gesù secondo Giovanni è la guarigione del figlio del funzionario del re. Si tratta di una manifestazione del Signore in questo tempo dopo l’Epifania nel Rito ambrosiano. Gesù si mostra la sua divinità, è Signore di ogni creatura e può guarire quando egli lo vuole.
Il funzionario del re chiede a Gesù di scendere e guarire il suo figlio. Si tratta di una richiesta di abbassamento del Signore perché potesse essere a contatto con il malato, non è solo un scendere in altezza verso una località sita più in basso, si tratta di scendere del Signore verso una creatura in difficoltà e in malattia. Questa discesa del Signore si realizza in modo immediato e senza che Gesù vada fisicamente dal figlio del funzionario del re. Grazie alla fede del funzionario che credette alla Parola del Signore, il figlio è istantaneamente guarito. Gesù è Signore di ogni creatura.
La vicinanza del Signore anche oggi è universale per chi crede veramente nella sua Parola, per chi veramente ha fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 4,46-54 di Domenica 9 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

.

Memoria di S. Gerolamo Emiliani

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 8 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,6-14)

Nella conoscenza del Signore Gesù si viene a conoscere anche il Padre, poiché chi conosce Gesù conosce anche il Padre. Gli apostoli avevano avuto l’opportunità di conoscere Gesù, stettero con lui per tre anni. Eppure non lo conobbero bene, ognuno si era fatto un’idea di Gesù ma forse era un po’ troppo personale, idealizzata, e non troppo vicino a quello che invece il Signore è. Gli apostoli comprenderanno tutto alla Pentecoste, dopo la passione, morte e risurrezione del Signore.
Ma anche oggi si fa spesso fatica a credere nelle parole del Vangelo, si è lontani e impegnati in troppe cose terrene. Dunque come riuscire a conoscere Gesù se non per mezzo del Vangelo e dello Spirito Santo donatoci al Battesimo? Questa è la chiave di ingresso per conoscere il Signore, dando un po di tempo alla Parola di Dio, far vivere lo Spirito di Dio che è in ogni cristiano e mettere da parte una idea di Dio spesso troppo personalizzata. Così si inizia una più vera conoscenza del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,6-14 di sabato 8 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

.

Memoria delle Ss. Perpetua e Felicita, martiri
1° venerdì del mese: Sacro Cuore di Gesù

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 7 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Mc 7,1-13)

I discepoli di Gesù si comportavano liberamente facendo anche delle azioni che violavano la tradizione ebraica nel lavaggio puntuale e rigoroso delle mani prima di prendere cibo. Questo scandalizzava alcuni farisei e alcuni scribi che criticavano Gesù a riguardo. Ma in essi c’era ipocrisia poiché nella tradizione erano state introdotte norme che annullavano la parola di Dio. L’esempio portato da Gesù si riferisce alla possibilità di togliere la sussistenza dei figli ai genitori dichiarando che tutto ciò è offerta a Dio. Questo è gravissimo peccato poiché viola il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre” annullando di fatto un comandamento di Dio.
La tentazione di usare Dio per i propri scopi è in essere anche oggi. L’affidamento al Signore è la via migliore per evitare simili errori e dirigersi sulla via della carità e dell’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,1-13 di venerdì 7 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

.

Ss. Paolo miki e compagni, martiri

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.” (Mc 6,33-44)

Gesù insegnava alla folla molte cose perché aveva compassione delle molte persone che erano venute ad ascoltarlo e gli donava parole di vita. La fame della Parola del Signore era talmente tanta che giunta a sera non avevano da mangiare e i villaggi più vicini erano a una certa distanza. I discepoli chiedono al Signore Gesù di congedare la folla perché possano procurarsi da mangiare. Ma qui c’è già una pretesa dei discepoli, dicono a Gesù che cosa deve fare ed è una pretesa molto diffusa anche oggi.
“Dio deve ascoltarmi”, “Dio deve guarire questa vita”, “Dio deve agire così e così”. Spesso non ci si accorge ma si pretende da Dio come deve comportarsi secondo il nostro pensiero. Ma forse una dizione più corretta sarebbe:
“Dio, ascoltami se vuoi”, “Dio ti scongiuro guarisci questa vita”, “Signore intervieni come tu vuoi ma intervieni non scendo me ma come tu desideri”.
Gesù conduce subito i suoi discepoli verso una direzione diversa da quella da loro pensata. Compie la moltiplicazione dei pani e dei pesci. C’è un modo diverso di agire di Dio che può tutto e se vuole può dare dei segni qui in terra per aiutarci a capire che la nostra esistenza è diretta verso l’infinito oltre a quella terrena. C’è l’abbondanza di Dio che vuole che tutti siano saziati e condotti verso la salvezza. Ma questo dipende dall’uomo, dalla sua libera scelta se aderirvi o meno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,33-44 di giovedì 6 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

.

Memoria di S. Agata, vergine e martire

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 5 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.” (Mc 6,30-34)

Gesù inviò i dodici apostoli in missione per evangelizzare i luoghi circostanti. Al loro ritorno gli apostoli riferiscono a Gesù. C’è un clima di gioia per questa esperienza e si recano in un luogo lontano dalle folle per riposare.
Ma la folla li raggiunse e Gesù ebbe compassione capendo che erano desiderosi di essere guidati e istruiti da una persona che finalmente dice la verità. Allora si mise a predicare per infondere fede, speranza, carità nei loro cuori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,30-34 di mercoledì 5 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

.

Feria

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 4 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Mc 6,1-6a)

Gesù trovò l’incredulità nella sua patria, nella regione dove era cresciuto e ben conosciuto. Vi è meraviglia del Signore riguardo a questo scetticismo nonostante i molti prodigi da lui compiuti e risaputi. Trovò degli animi scettici, increduli e ponevano argomentazioni per rafforzare i dubbi piuttosto che accettare con gioia una persona che faceva nient’altro che il bene. Gesù suo malgaro divenne motivo di scandalo per via di ragionamenti fallaci da parte di coloro che lo conoscevano: come è possibile che Gesù sia così sapiente se è cresciuto qui, figlio del falegname? Si tratta di una disposizione d’animo: o accettare il profondo cambiamento di una persona che si conosce oppure costringerla a rimanere negli schemi e ruoli già dati e fissati. Purtroppo troppo spesso capita la seconda scelta. Ma la gioia di essere cristiano consiste anche nel cogliere e accettare quei cambiamenti in bene delle altre persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1-6a di martedì 4 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

.

Memoria facoltativa di S. Biagio, vescovo e martire

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 3 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Molta folla seguiva il Signore Gesù e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».” (Mc 5,24b-34)

Una donna con una fede nel Signore Gesù, tocca il suo mantello e viene sanata. Stupisce che Gesù sente uscire la forza sanante ma non individua chi è stato sanato.
La fede di questa donna fa si che sia guarita ancor prima che Gesù stesso le doni la guarigione. La fede nel Signore Gesù ha una forza in se, credere nel Signore è come se mettesse la persona in un piano differente da quella non credente. Un piano di fiducia, di speranza e di interventi divini che possono capitare nella vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,24b-34 di lunedì 3 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Presentazione del Signore

.

Festa del Signore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 2 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.” (Lc 2,22-40)

I genitori di Gesù obbediscono alla Legge ebraica e si recano al Tempio per due riti.
Il primo è la purificazione della donna che ha partorito un bambino maschio dopo quaranta giorni dalla nascita.
Il secondo è la presentazione di Gesù al Tempio davanti a un sacerdote perché è il primogenito, e dev’essere riscattato tramite un sacrificio di animali.
Questa è l’occasione di due incontri, Simeone e la profetessa Anna.
Simeone attendeva la consolazione d’Israele e lo Spirito Santo lo portò nel Tempio presso i genitori del bambino Gesù e capì che era di fronte alla redenzione d’Israele. Finalmente vi sarà colui che porterà verità, svelerà quello che c’è nei cuori e per questa ragione molti cadranno e molti si rialzeranno. Anche Maria dovrà soffrire come una spada che trafigge l’anima, un dolore intenso per via della passione del Signore.
La profetessa Anna si avvicina e anch’ella si accorge di quel bambino, è la redenzione di Gerusalemme, la possibilità dell’estinzione del suo peccato.
È una epifania, una manifestazione del Signore Gesù che infante è già luce per le genti, è già speranza. Una festa di luce che vuole riscaldare i cuori che sperano nel Signore, nella sua giustizia, verità e grazia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,22-40 di Domenica 2 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)