Annunciazione del Signore – Solennità

Venticinquesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SOLENNITÀ DELL’ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 MARZO 2020
“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)

La solennità dell’Annunciazione del Signore alla Beata sempre Vergine Maria è una grande festa di Gioia, una grande manifestazione della misericordia di Dio per le sue creature. “Rallegrati piena di grazia” cioè ricolma dei favori di Dio, “il Signore è con te” è l’inizio dell’Ave Maria, Sostituendo la prima parola invece di “Rallegrati” con “Ave Maria”: Ave Maria piena di grazia il Signore è con te.
Una festa di misericordia e di gioia perché il Signore vuole essere in mezzo alle sue creature come uomo partendo dal concepimento, poi la gravidanza, la nascita dopo 9 mesi e dopo infante, bambino, adolescente, ragazzo, uomo, uomo adulto che compie pienamente il proprio dovere, il proprio ministero donando la sua vita per tutte le sue creature su quella Croce.
Una festa in cui è coinvolta la Beata sempre Vergine Maria, lei protagonista in questa maternità partendo dal concepimento grazie al suo Sì. “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola”, è il suo consenso all’annuncio dell’angelo.
Questa grande festa, questa manifestazione del Signore attraverso l’angelo Gabriele, dovrebbe essere per noi un motivo di conforto in questo periodo dove tutti quanti stiamo vivendo questa epidemia. Un motivo di conforto perché il Signore è in mezzo a noi, il Signore è con noi, il Signore è in noi grazie al battesimo che abbiamo ricevuto. Un signore che non ci vuole abbandonare, che ci vuole sostenere in questo periodo. Affidiamoci a lui sempre nella preghiera chiedendo in questa festa dell’annunciazione del Signore, l’intercessione della Beata sempre Vergine Maria perché porti la nostra preghiera al suo Figlio Gesù, affinché possiamo essere esauditi:
la liberazione dall’epidemia,
il sostegno dei nostri medici, infermieri e personale tutto in prima linea.
Maria salute degli Infermi prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-38 di mercoledì 25 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di quaresima

Ventiquattresimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

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IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 MARZO 2020
“n quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».” (Mt 7,6-12)

Chiedere, cercare, bussare, se si fanno con una certa perseveranza allora sarà dato sarà trovato sarà aperto.
La perseveranza e un po’ l’insistenza del cristiano, un po’ di testardaggine in questa insistenza nel bene, senza cercare gli egoismi e senza cercare tornaconti, questa perseveranza, questa insistenza, questa testardaggine sono cose buone: si aprono le porte, si torva, si riceve.
Chiediamo al Padre nostro che è misericordioso ed è nei cieli, chiediamogli con fede, con convinzione, che questa pandemia sia sconfitta.
Chiediamo che i malati di Covid-19 siano guariti.
Chiediamo che gli operatori sanitari, medici, infermieri, chi fa le pulizie, gli operatori tutti siano tutti custoditi bene e fortificati dalla nostra preghiera, perché il Signore possa essere con loro, li possa sostenere in questo periodo così grave.
Chiediamo, chiediamo, chiediamo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,6-12 di martedì 24 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV settimana di quaresima

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Ventitreesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 23 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».” (Mt 7,1-5)

Non giudicare per non essere giudicato. A volte facciamo giudizi e senza accorgersene, sono terribili, spietati, vengono giudicate le altre persone oppure situazioni verso le quali siamo rimasti molto scandalizzati. Forse a ragione ma non ci rendiamo conto che quel giudizio è troppo superficiale, non approfondisce tutte le cose che concorrono all’accaduto e coinvolgono delle persone che magari ci sono anche vicine, ci stanno accanto.
Non giudicare per non essere giudicato.
In questo periodo siamo chiamati a vivere vicini gli uni gli altri, costretti nelle proprie case, ci sono forse più attriti, più problemi, si va un po’ fuori dai binari. L’esercizio di non giudicare ma di incominciare a guardare benevolmente chi mi sta accanto, forse diventa un ottimo esercizio calato nella penitenza in quaresimale.
Costretti a casa, costretti a pregare il Signore, perché questa pandemia possa terminare. Costretti a pregare assieme, che è una cosa molto bella per uscirne tutti quanti assieme. Non sappiamo quando ma sappiamo che sicuramente ne usciremo.
Preghiamo il Signore per questo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5 di lunedì 23 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di quaresima – Domenica del cieco

Ventiduesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica del cieco”

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AUDIO OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 22 MARZO 2020
“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)

E’ la quarta Domenica di Quaresima nel rito Ambrosiano, la “Domenica del cieco” perché viene letto questo Vangelo di Giovanni al capitolo nove.
Un cieco, una persona che non vede fin dalla nascita non ha la possibilità di cogliere con la vista tante cose nel mondo. Una cecità che può colpire nello spirito e nell’anima moltissime persone: magari ognuno di noi che è convinto di vedere bene. Ma è sicuro, siamo sicuri, siamo tutti sicuri di vedere bene?
La chiave giusta per vedere è quella dell’ascolto e dell’affidamento al Signore Gesù nel senso di affidarsi a lui per tornare a vedere in un cammino di una profonda conversione. Se siamo convinti di essere già arrivati, se siamo convinti che la nostra conversione è già piena, forse siamo ciechi. Forse come tutti dobbiamo fare un cammino di conversione profonda e se siamo convinti di aver bisogno della conversione e continuamente di essere nutriti dalla parola di Dio, allora siamo già in un cammino buono. Qualcosa già vediamo ma abbiamo bisogno continuamente della Luce del mondo del Signore che illumini veramente i nostri cuori.
Questo percorso è davanti a noi, Signore illumina i nostri cuori, aiuta come hai aiutato questo cieco dando l’ordine: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» e poi ha incominciato a vedere meglio di coloro che credevano di vedere bene, e invece erano i ciechi: i Giudei.
I Giudei credevano che lui fosse tutto nei peccati perché era cieco fin dalla nascita ma non era così e le cose si ribaltano: lui, ex cieco, inizia a vedere bene, e questi Giudei invece si rivelano ciechi, non riescono a capire che fra di loro c’è il Cristo che è venuto per loro e per tutti.
Chiediamo al Signore la grazia di non essere ciechi ma di vedere.
Signore aiutaci a vedere, Signore aiutaci a uscire dalla nostra cecità, Signore aiutaci a uscire dalla epidemia che ci sta colpendo in maniera forte. Sorreggi il nostro cammino, siamo schiacciati ma sappiamo che con la tua luce e con la tua parola di riuscire a passare questo lungo periodo di sofferenze.
Signore aiuta, aiuta la nostra cecità aiuta tutti i malati che sono colpiti da questo dramma.
Maria, Salute degli Infermi sostieni tutti noi sostieni tutti coloro che sono in prima linea (Medici, Infermiere, Operatori sanitari).

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b di Domenica 22 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della III settimana di quaresima

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Ventunesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 21 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,6b-13)

La semplicità è richiesta dal nostro Signore Gesù quando inviò i suoi discepoli ad annunciare la buona Novella, dovevano essere semplici, non avere cose con loro, solo lo stretto necessario. Nient’altro che un bastone e per quanto riguarda il mangiare e tutto il resto, avrebbero trovato presso le persone.
Una speranza grande di trovare quella solidarietà, quella profonda comunione che per noi oggi, lo sappiamo, è solo spirituale, ripeto, solo spirituale bisogna stare a casa, bisogna stare a casa.
Quella comunione che si innalza al Signore in questi giorni la innalziamo tutti quanti assieme perché siano scacciati da noi quei pensieri cattivi che ci opprimono. Chiediamo al Signore questa grande grazia di una profonda conversione del nostro cuore, e facciamo sempre una accurata preghiera che ci unisce spiritualmente perché possiamo essere salvati da questa grande epidemia da questa grande pandemia.
Signore Onnipotente,
custodisci la tua famiglia,
dona ai Medici, alle Infermiere, a chi in prima linea tenta di arginare questa ondata d’epidemia,
la forza nello spirito, la grazia della dedizione, l’influsso incessante del tuo amore.
Liberaci dall’epidemia,
cambia i nostri piccoli egoismi in amore,
facci tutti uno nella preghiera,
uniti con i cuori,
distanti gli uni gli altri.
Maria, Salute degli Infermi, prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,6b-13 di sabato 21 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di quaresima

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Ventesimo giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

3° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

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”Eccomi o mio amato Gesù” e commento

Il terzo venerdì di Quaresima nel rito Ambrosiano si apre con una dimensione piuttosto dolorosa, con una sofferenza che si fa sempre più diffusa.
È un momento molto, molto ma molto pesante per tantissime persone. Abbiamo questa epidemia che sta dilagando letteralmente. I Pronto Soccorso non ce la fanno più a ricevere per dare una assistenza adeguata alle persone che arrivano con insufficienza respiratoria. In questo clima di questa Quaresima chiediamo al Signore una profondo perdono per le nostre colpe, per i nostri peccati, perché si possa aprire una grande grazia, possa esserci quella grande possibilità di alleviare tutte queste sofferenze, possa esserci quella grande possibilità di vincere questa epidemia sempre più dilagante.
Ti chiediamo Signore con tutto il cuore, con quelle ginocchia che toccano la terra, ti chiediamo questa grande grazia, come un coro che innalza la voce unanime al Signore.
Aiutaci Signore, so che non meritiamo questa tua grazia ma aiutaci, sollevaci da dove siamo caduti, donaci veramente la tua assistenza, il tuo amore, la tua grazia.
Maria salute degli infermi prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 20 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Solennità di S. Giuseppe, sposo della B. V. Maria

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Diciannovesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 19 MARZO 2020
“In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio».” (Lc 2,41-49)

Un momento di dispersione, di distrazione da parte dei genitori di Gesù: San Giuseppe la Beata sempre Vergine Maria che lo credevano in quella carovana da Gerusalemme diretta verso Nazareth.
Ma non era in quella carovana. Per tre giorni lo cercarono e lo trovarono in quel tempio a Gerusalemme. Il Signore Gesù dodicenne stupiva i genitori e i maestri che erano attorno a lui. Un Signore Gesù che continua a stupire anche oggi perché vuole essere con noi nonostante le nostre fragilità e le nostre lontananze. Il Signore Gesù fu cercato in maniera quasi disperata, con grande apprensione da parte sia di Giuseppe che di Maria. Un Signore Gesù che anche noi dovremmo cercarlo con quella passione per ritrovarlo poi in questa Pasqua che sta per arrivare.
San Giuseppe, lo sposo della Beata sempre Vergine Maria, sempre a disposizione, sempre a supportare tutta la famiglia ed è quello che i vari papà sono chiamati a fare in questo periodo costretti a casa in questa grande vicinanza con i loro figli e le loro mogli. In questa festa tutti papà potrebbero essere il punto di riferimento importante per ritrovare quei valori, quella bellezza dello stare assieme in famiglia in questo periodo, in questo dramma del coronavirus.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,41-49 di giovedì 19 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di quaresima

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Diciottesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 18 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».” (Mt 6,19-24)

Un cuore attaccato ai beni terreni e magari nel possesso delle persone come fossero delle cose da utilizzare, è un cuore che è attaccato alla terra dove tarma, ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano. è un cuore attaccato a tesori transitori, finiranno.
Un cuore che non è più attaccato ai beni terreni,e ne è un po’ distaccato perché vede che ci sono altre cose importanti come il voler bene delle persone, come il volere il loro bene, un cuore così inizia ad amare e non vuole possedere le persone. Questo cuore è già diretto a un altro tipo di tesoro che non è terreno, è nei cieli. Le soddisfazioni terrene si cercano raramente.
Un altro cuore è una persona semplice con quell’occhio semplice dove non si fanno macchinazioni particolari e si vive nella semplicità. Persone così sono veramente luminose.
Ma se questa luce diventa tenebra allora c’è una diffusione di tenebra, di tristezza, di complicazione di cose, una tenebra che attraversa tutta la persona e diventa buio.
Forse in questo periodo siamo chiamati a riscoprire valori fondamentali della vita, essendo costretti a casa con probabili difficoltà di relazioni, siamo chiamati a volere il bene delle persone che ci stanno accanto, siamo chiamati a essere semplici, a essere persone che dicono la semplicità e diventano veramente luce alle persone che ci sono vicine.
Un’occasione questo momento terribile della pandemia del coronavirus, un’occasione per riconquistare la preghiera, magari quella fatta in famiglia. Chiediamo al Signore queste grazie.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,19-24 di mercoledì 18 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di quaresima

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Diciasettesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 17 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,16-18)

Mi ricordo quando ero di Seminario e al mattino capitava questo brano del Vangelo durante la Quaresima. Nel primo pomeriggio o in tarda mattinata quando le elezioni erano finite, nei corridoi si sentiva un profumo. Era l’espressione dell’ingenuità spirituale, qualcuno dei seminaristi, qualcuno di noi, si metteva quel dopobarba che magari i suoi genitori o gli amici o amiche gli avevano regalato. Si sentiva questo profumo perché si era ascoltato questo Vangelo: “Quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto”. Ingenuità spirituale….
Quando digiuniamo e facciamo dei veri e propri sacrifici per poi fare anche la carità, non dobbiamo dimostrare ciò che abbiamo fatto. Quel piccolo gesto nascosto è un gesto vero di profonda spiritualità quando facciamo del bene. Non facciamone alcuna pubblicità, magari viene fuori lo stesso successivamente perché altre persone, genuine, dicono di aver ricevuto del bene. Non si va alla ricerca di questo, si va alla ricerca del bene in quanto tale, ed è bello farlo, nella coscienza senti la grazia, la gioia, la pace e non è necessario dirlo alle altre persone, si rovinerebbe tutto.
Chiediamo il Signore questo grande gesto di carità in questo periodo, un profondo gesto di carità è il rispetto verso tutte le altre persone e in questo periodo vuol dire non uscire di casa. Non faccio un giretto fuori casa. No non lo faccio perché ho rispetto delle altre persone e vuol dire essere distanti fisicamente perché ne ho rispetto. Questa è una grande azione di carità che si può fare. È un voler bene alle persone che ci sono vicine e alle persone che potremmo altrimenti incontrare in giro.
Chiediamo al Signore questa grande grazia sapendo che è una vera offerta di carità, è una vera penitenza ma fatta con consapevolezza e responsabilità.
Signore Gesù liberaci da questa epidemia.
Maria, Salute degli infermi, prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,16-18 di martedì 17 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di quaresima

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Sedicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 16 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».” (Mt 6,7-15)

Stiamo passando un periodo che forse potrebbe essere molto fecondo per imparare a pregare. Magari siamo convinti di saper pregare con quella intima convinzione: “Io prego prego tanto, addirittura dico le 4 corone del Rosario ogni giorno”. Ma questo è il momento propizio per migliorare la nostra preghiera, per entrare ancora più in comunione con il Padre Nostro che è nei cieli. Questo è il momento propizio, oggi di grande sofferenza globale, di grande sofferenza nella famiglia e personale.
È il momento di imparare a pregare.
Questa possibilità ci viene data dall’ascolto della nuova versione del Padre Nostro che poi da novembre diremo tutti assieme e speriamo finalmente nelle Messe comunitarie. Ma ora è il momento di quella profonda preghiera che si innalza il Signore chiedendo quella grazia del perdono dei nostri peccati, chiedendo la grazia di perdonare le persone che ci hanno offeso, chiedendo la grazia di essere perdonati. È il momento di ricreare una grande profonda pace spirituale. Questa è la prima via per chiedere al signore la grazia perché fermi questa epidemia, questa pandemia.
Con tutto il cuore Signore io ti chiedo: perdonami.
Con tutto il cuore Signore ti chiedo: allevia questa nostra sofferenza anche se non meritiamo la tua Misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15 di lunedì 16 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)