Sabato della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 SETTEMBRE
“In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele».” (Mt 19,27-28)

Alla fine dei tempi ci sarà un ruolo importante dell’uomo nel regno dei cieli. Una collaborazione con Dio per gestire ogni cosa bene. E’ come si vi fosse una responsabilità di uomini giusti nella gloria dei cieli affinché vi sia giustizia. L’uomo è importante per il Signore Dio, è sua creatura ed è amata. Un padre non darebbe forse molto a suo figlio? Così il Signore vuole dire che è possibile un rapporto d’amore con Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,27-28 di sabato 7 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 6 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».” (Lc 16,19-31)

C’è un’urgenza per alcune persone che impegnano la loro vita esclusivamente sulla propria ricchezza trascurando qualsiasi forma di carità. Quest’urgenza si chiama conversione. L’urgenza della conversione sta nel fatto di evitare di concludere il passaggio terreno vissuto solo in una forma d’egoismo con un cuore chiuso a Dio e al prossimo. Una persona così rischia molto: una divisione definitiva da Dio, per sempre ma comunque di sua libera scelta.
La scelta di cambiare è già una strada di salvezza dell’anima con la scoperta di una nuova forma d’amore che altrimenti sarebbe rimasta sommersa nel proprio egoismo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,19-31 di venerdì 6 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi. È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge. Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».” (Lc 16,16-18)

Vi era la convinzione per alcuni discepoli che la venuta di Cristo avrebbe fatto decadere la Legge e provocato una netta divisione con il passato. Ma Gesù è venuto non per abolire la Legge e non per ripudiare il passato ma al contrario per dare compimento alla Legge e a quanto i profeti annunciarono.
La novità portata da Gesù consiste nell’uscire dalla formalità da una parte e dal lassismo dall’altra e agire con il cuore, rispettando il comandamento d’amore verso Dio e il prossimo. Così si da compimento alla Legge e ai profeti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,16-18 di giovedì 5 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 4 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».” (Lc 16,9-15)

Vi è una ricchezza terrena che è quella fatta di cose e di denaro che è di per se disonesta perché porta l’uomo ad agire con forte egoismo. Ma se il cuore dell’uomo si stacca da questa affezione e si rivolge a un’altra genere di ricchezza, quella fatta non di cose e di denaro ma fatta di persone, l’opposto dell’egoismo, allora quell’uomo ha fatto un passo nella vita, nella vera gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,9-15 di mercoledì 4 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 3 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».” (Lc 16,1-8)

Un amministratore disonesto rinuncia al guadagno di prestiti dal lui elargiti facendo sconti ai debitori affinché siano riconoscenti quando sarà caduto in rovina. L’elogio è per la scaltrezza di quest’uomo disonesto che ha saputo ben gestire la sua situazione di difficoltà per potersi garantire una sopravvivenza.
Ma quanto sarebbe migliore il mondo se le molte astuzie in gran parte al limite della legalità o disoneste usate per il profitto personale fossero invece indirizzate per costruire un mondo più giusto? Probabilmente basterebbe solo una parte di quella enorme scaltrezza per i propri interessi perché il mondo cambiasse in meglio verso una più equa distribuzione delle ricchezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,1-8 di martedì 3 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 2 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».” (Lc 15,8-10)

La conversione di un’anima è motivo di gioia. Da una situazione di ombra, di cecità, di peccato non visto o desiderato passa alla novità buona che dona speranza e vita. La conversione ha in se la sensibilità delle cose cattive e buone e ci si allontana da quelle cattive perché se compiute si sente nel cuore la mortificazione dell’anima. Un’anima convertita è già una strada di bene e di gioia per molti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 15,8-10 di lunedì 2 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 1° SETTEMBRE
“In quel tempo. Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». .” (Mt 4,12-17)

Il regno dei cieli si fa vicino, Gesù vuole illuminare chi dalle tenebre non riesce più a scorgere un piccolo raggio di luce di salvezza. Attraverso l’azione misericordiosa di Gesù si apre la possibilità di essere risollevati da dove sembrava impossibile rialzarsi. Con quest’azione rinasce il coraggio nel cuore dell’uomo, quel coraggio che dona la forza di cambiare vita in modo profondo per riguadagnare quella vita degna di questo nome. Giovanni il Battista diede quell’esempio forte di fedeltà e coerenza che attrasse molte persone verso un cammino di conversione, ed ecco esso si realizza con Gesù che dona a piene mani la salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,12-17 di Domenica 1° settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della Domenica che precede il martirio di San Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento
(L’audio delle Sante Messe tornerà alla fine d’agosto.)

IL VANGELO DI SABATO 31 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».” (Gv 12,24-26)

Chi si perde per le altre persone, chi dedica la propria esistenza nel darsi gratuitamente, nel donarsi, è come il chicco di grano che muore e produce molto frutto. Si tratta della sequela, del seguire il Signore Gesù per capire la giusta direzione del donarsi e in questo si trova la vera e propria felicità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,24-26 di sabato 31 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della Domenica che precede il martirio di San Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento
(L’audio delle Sante Messe tornerà alla fine d’agosto.)

IL VANGELO DI VENERDÌ 30 AGOSTO
“In quel tempo. Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.».” (Gv 1,35-42)

Giovanni il Battista indica l’agnello di Dio ai suoi discepoli, due dei quali si staccano e seguono Gesù per vedere dove era la sua dimora.
Giovanni il Battista indica e indirizza verso il Signore Gesù che è la persona da seguire, Giovanni ne è il testimone senza remore, senza tenere per se nulla altrimenti non sarebbe stato un buon profeta.
Grazie a Giovanni il Battista iniziano a raggrupparsi attorno al Signore i primi discepoli che diventeranno Apostoli. La testimonianza verace riguardo Gesù è importante per indirizzare persone verso una nuova e piena vita che in divenire potrebbero avere anche un ruolo importante nella storia della salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 di venerdì 30 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – FESTA

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Lettura del Vangelo e commento
(L’audio delle Sante Messe tornerà alla fine d’agosto.)

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 29 AGOSTO
“In quel tempo. Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.” (Mc 6,17-29)

La festa del martirio di Giovanni il Battista è momento importante nella Chiesa ambrosiana a tal punto che le Domeniche seguenti si chiameranno prima Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il battista, seconda Domenica dopo il martirio … e così via .
Colui che Gesù proclamerà come il più grande dei profeti viene ucciso perché diceva la verità e non solo riguardo la moglie di Erode, Erodìade che era già sposta con il fratellastro di Erode ma aveva il coraggio di dire sempre la verità, con molta schiettezza e in ogni occasione.
Testimone della fede in Dio, precursore del Signore Gesù, per mezzo della perfidia della moglie di Erode, Giovanni il Battista viene martirizzato. Erodìade rappresenta il dramma del puntare solo e unicamente su una gloria terrena e di nascondere sempre le cose che non vanno bene pur di ottenere un grado di rispettabilità e potere ma solo terreno. E’ la perdita della propria anima, della serenità, poiché non vi è altro che ricerca di astute vie nella menzogna e di cercare di eliminare le persone che potrebbero minare queste vie.
Giovanni il Battista viene dunque ucciso perché testimone di Gesù e della verità.
Quanto invece è rasserenante essere nella verità anche se a volte non ci si riesce sempre per una fragilità dell’uomo ma si tenta con le proprie forze di essere sulla via della verità portata da Gesù. Essere veri e schietti a volte induce a contrasti ma si diventa persone vere e lontane dalla falsità, in cammino di fede e di gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,17-29 di giovedì 29 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)