CONTINUAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO: Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo
“Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: «Dopo tre giorni risorgerò». Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: «È risorto dai morti». Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.” (Mt 27,62-66)
Una tomba ben custodita ma non per onorare le spoglie in essa contenute. I responsabili della morte del Signore vogliono mettere una pietra tombale su tutta la faccenda pensando di liquidare così il tutto. Hanno perso la vista, l’ascolto, il cuore. Ma il Signore Gesù è morto in Croce anche per loro.
Un silenzio assordante continua in questo Sabato Santo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,62-66 di Sabato Santo 20 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
CONTINUAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO: Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo
“Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.” (Mt 27,57-61)
Un uomo ricco diventato discepolo di Gesù fa un gesto di rispetto, gli cede il suo sepolcro perché sia li deposto. E’ un’opera di misericordia verso le spoglie di Colui che è la Misericordia.
Cala il silenzio. Le tenebre sembrano impadronirsi del mondo. Non c’è più Colui che annunciava la speranza e ridonava la vita. Si è immolato. Cala il silenzio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,57-61 di Venerdì Santo 18 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ SANTO 19 APRILE: Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. [A questo punto si spegne ogni luce, tutti s’inginocchiano e, mentre la campana annuncia la Morte del Signore, si spoglia l’altare. Un grande silenzio cala sulla chiesa; poi la lettura prosegue con tono di voce più sommesso.]
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.” (Mt 27, 1-56)
Giuda dopo la condanna di Gesù, si pente del suo tradimento rendendosi conto del sangue innocente di Cristo ma ancora una volta prende la via sbagliata: si uccide.
Gesù mite come agnello senza alcuna macchia viene portato verso la sua esecuzione e tutta la folla incita perché questo accada: “Sia crocefisso”. La folla fu convinta da quei capi che dovevano essere i pastori illuminati ma invece erano caduti nelle tenebre avvolti dalle sirene del male trascinando con se la folla: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
«Costui è Gesù, il re dei Giudei», è quella scritta posta sulla Croce del Signore che dice il vero, un Re che offre come supremo servizio la sua vita per ogni suo suddito. Gesù è crocefisso, innalzato e attirerà tutti a se.
“Scenda ora dalla croce e crederemo in lui”. Così l’ultima astuzia per bocca di quelle persone che dovevano essere i suoi collaboratori, i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani, proprio loro.
Ma l’umile e mite Gesù consegna il suo spirito nella piena fedeltà a Dio Padre e sconfiggendo ogni tentazione del maligno.
Tutto è compiuto.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,1-56 di Venerdì Santo 18 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ SANTO 18 APRILE: Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: / “Percuoterò il pastore / e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: / d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo / seduto alla destra della Potenza / e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.” (Mt 26,17-75)
Prendete, mangiate. Bevetene tutti. Il corpo e il sangue del Signore Gesù vengono offerti alle persone, anche a noi, per una profonda comunione con Lui. Gesù istituisce l’Eucarestia donando alla Chiesa che si formerà dopo la sua risurrezione, la sua presenza reale che ancora oggi è in ogni Messa. Gesù si offre, carica su se le debolezze umane, gli egoismi, le paure. Abbandonato da tutti rimane solo di fronte al male che agisce con tutta la sua astuzia e potenza. Ma già appare un raggio della redenzione, il male inizia a vacillare. Pietro, accortosi del suo triplice rinnegamento, piange amaramente e si sente amato da Gesù che non lo aveva mai lasciato. Quest’amore è già la sconfitta del maligno. Gesù dovrà perseverare nella sua Passione ma il male di fronte all’amore non può nulla.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,17-75 di Giovedì Santo 18 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ SANTO 17 APRILE:
“In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.” (Mt 26,14-16)
Nel segreto, ma non per Gesù, il male avanza con il suo progetto dannoso nell’illusione di una prospettiva di morte atroce dove il Signore nella sua umanità sarebbe caduto, non sarebbe stato possibile sopportare tutta quella sofferenza. Accecati, l’apostolo Giuda e i capi dei sacerdoti pattuiscono uno dei tasselli della Passione del Signore.
Ma il male non prevarrà, sarà sconfitto dal mite e umile Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,14-16 di Mercoledì Santo 17 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile).
La Settimana Autentica (Settimana Santa) in Rito Ambrosiano è incentrata sulla Passione del Signore nostro Gesù Cristo. Tutta la Settimana ha il colore liturgico rosso per sottolineare l’aspetto dell’offerta del Signore nella sua Passione e Morte.
La Veglia Pasquale che inizia all’imbrunire del Sabato Santo 20 aprile con il colore liturgico bianco, celebra la principale solennità del cristianesimo nella grande festa gioiosa della Risurrezione.
IL VANGELO DI MARTEDÌ SANTO 16 APRILE:
“In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».” (Mt 26,1-5)
Gesù permette la realizzazione della sua consegna perché sia crocifisso. Allora il male scatena la sua forza. Si pianifica così fra i vertici del potere politico religioso, di togliere l’incomodo, il Signore Gesù. Il Sommo sacerdote decide la linea per condannare e uccidere Gesù e qui sembra che il male scateni una linea vincente con i suoi mezzi di prepotenza, imposizione, violenza, calunnia, menzogna ma nulla potrà contro il mite e umile Gesù.
Gesù si offre per dimostrare l’esistenza di una via dove l’uomo riconquista la sua dignità: è quella della verità, quella di Gesù Cristo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,1-5 di Martedì Santo 16 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile).
La Settimana Autentica (Settimana Santa) in Rito Ambrosiano è incentrata sulla Passione del Signore nostro Gesù Cristo. Tutta la Settimana ha il colore liturgico rosso per sottolineare l’aspetto dell’offerta del Signore nella sua Passione e Morte.
La Veglia Pasquale che inizia all’imbrunire del Sabato Santo 20 aprile con il colore liturgico bianco, celebra la principale solennità del cristianesimo nella grande festa gioiosa della Risurrezione.
IL VANGELO DI LUNEDÌ SANTO 15 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».” (Lc 21,34-36)
Dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Nella Settimana Autentica (Santa) anche si vi sono le più buone intenzioni è possibile cadere nella dispersione perdendo la tensione verso il Signore Gesù e non rivivendo la sua Passione redentrice. Ma anche l’affaticarsi, l’agitarsi, il preoccuparsi possono distogliere pensando di fare cose giuste. Questa settimana, invece, sia condita di preghiere, di molta preghiera personale pensando di partecipare quando è possibile a tutte le celebrazioni del Giovedì santo, del Venerdì santo e della Veglia Pasquale. E’ momento importante che non può essere rimandato all’anno prossimo, ma ora è da vivere con intensità per riuscire a cogliere l’amore del Signore Gesù per una vita che si rinnova nel seno del cristianesimo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,34-36 di Lunedì Santo 15 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile).
La Settimana Autentica (Settimana Santa) in Rito Ambrosiano è incentrata sulla Passione del Signore nostro Gesù Cristo. Tutta la Settimana ha il colore liturgico rosso per sottolineare l’aspetto dell’offerta del Signore nella sua Passione e Morte.
La Veglia Pasquale che inizia all’imbrunire del Sabato Santo 20 aprile con il colore liturgico bianco, celebra la principale solennità del cristianesimo nella grande festa gioiosa della Risurrezione.
IL VANGELO DI DOMENICA 14 APRILE:
“In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.” (Gv 11,55-12,11)
Inizia la Settimana Autentica, quella più importante per ogni cristiano. Inizia con questa cena con le persone più care a Gesù, Marta, Maria, Lazzaro, e con i suoi discepoli. C’è un clima di commiato come se una persona dovesse partire per un lungo viaggio per una lunga assenza. Maria, la sorella di Marta, sa in cuor suo che è il momento di onorare Gesù con quei trecento grammi di puro nardo assai prezioso. Il profumo si espande per tutta la casa, anticipa il buon profumo di Gesù che si espanderà per tutto il mondo dopo la sua passione, morte e risurrezione regalando la possibilità di salvezza per ogni uomo.
Un profumo che non impedisce il male quando l’uomo lo vuole perseguire a tutti i costi. E così Giuda Iscariota e i capi dei sacerdoti che con le loro azioni iniziano a mettere le basi per la passione del nostro Signore Gesù Cristo. Il Signore si offre consapevolmente, e senza misura si mette nelle mani dell’uomo che commette il peccato ma attraverso esso Gesù lo redime. Inizia la Settimana Autentica.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,55-12,11 di Domenica 14 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
«In Traditione Symboli» (quando viene presentato il Simbolo di fede ai catecumeni)
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Lettura del Vangelo e commento
IL VANGELO DI SABATO 13 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)
La consegna del simbolo della fede, il Credo, è momento importante per i catecumeni che diverranno cristiani con il battesimo di solito ricevuto nella notte di Pasqua.
Queste persone sono i piccoli nella fede cui il Signore tiene particolarmente, ama particolarmente, e vorrebbe che prendessero la via della vita rinnovati dal battesimo perché diventino luce e speranza per ogni persona.
Ma anche chi ha già ricevuto il battesimo ha la possibilità di essere come un piccolo che vuole nutrirsi della Parola di Dio, per ritornare alla purezza battesimale ottenibile con un buon Sacramento della Riconciliazione.
Nella serata di sabato inizia la Settimana Autentica (Santa), durante la quale seguendo la passione del Signore è possibile riscoprire (o scoprire!) la propria anima e trovare ristoro per la vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di sabato 13 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Gesù arriva al Calvario, un cammino reso pesante dal peccato del mondo.
Quante e quante volte si rende pesante la vita di altre persone a causa di un egoismo personale che superficialmente sembra poca cosa? Al contrario, troppo spesso capita di fare del male ad altre persone con quei sbagli e peccati che addosso a se stessi sono considerati poca cosa ma quando si vedono nelle altre persone vengono considerati dei macigni.
Ognuno di questi peccati è un carico per Gesù. Sulle sue spalle in quel Calvario c’è il peccato di ognuno e il peso è insopportabile. Gesù vuole rialzare l’uomo dalla decadenza, vuole ridonare la vita buttata via della presunzione, dall’egoismo. Quel Calvario è la condizione dell’uomo prima della possibilità di salvezza che Gesù fa offrendo se stesso.
Nella Settimana Autentica (Santa), ognuno ha la possibilità di rilanciare la propria esistenza grazie alla Passione Morte e Risurrezione del nostro Signore, buttando via coraggiosamente il peccato e iniziando una nuova vita che inizia a essere liberata grazie al nostro Signore Gesù Cristo.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.