IL VANGELO DI VENERDÌ 21 GIUGNO
“In quel tempo. Sul far del giorno il Signore Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.” (Lc 4,42-44)
Gesù aveva molto predicato, guarito persone e lo cercavano per questo. Sembra che Gesù non voglia rimanere per godere del successo terreno, e ricerca subito la comunione con il Padre in un luogo deserto.
Fuggire da successi terreni anche quelli di Chiesa come ad esempio “sono venute tante persone, molti fanno i complimenti, ….”, allontana dal pericolo di una gloria personale, di insuperbirsi e avvicina a Dio. Dona la possibilità di essere genuini in quello che si dice e in quello che si fa.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca di venerdì 21 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
Lettera ai Corinzi di S. Paolo Apostolo
“Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.” (Corinzi 11,23-26)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 20 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” (Lc 11b-17)
Corpo donato e Sangue versato. Il Corpo e il Sangue di Cristo. Non ha voluto lasciarci nel transito terreno, ha voluto donare la sua presenza reale.
L’Eucarestia non è solo un simbolo che rimanda a una memoria di duemila anni fa di quello che fece per tutti noi il Signore Gesù in quell’offerta dove diede tutto se stesso.
L’Eucarestia è veramente il nostro Signore Gesù Cristo che vuole essere presente lungo il cammino faticoso dell’esistenza umana. E’ la ripresentazione dell’unico sacrificio di Cristo. Su ogni altare dopo la consacrazione c’è il Signore Gesù con il suo amore per noi. Non ci vuole abbandonare ma ci vuole amare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di giovedì 20 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 19 GIUGNO
“In quel tempo.
Il Signore Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!
Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio».” (Lc 12,1b-8)
Per il credente c’è la convinzione nella fede che tutto quello che è stato detto e compiuto nel modo più segreto e intimo possibile è a conoscenza di Dio. Già qui è evidente la misericordia del Signore che non interviene nonostante le molte cose che sono tenute segrete perché immorali, truffaldine, in generale che fanno male al prossimo e, senza rendersene conto, a se stessi. Ma tutto verrà alla luce difronte a Dio che aspetta che il peccatore si converta e deponga la propria maschera d’ipocrisia.
Se non altro per il timore di dover comunque rispondere di malefatte dovrebbe indurre una persona credente anche se un po’ vacillante, a comportamenti più genuini, sinceri e non ipocriti. Ma per il credente che vive la fede dovrebbe essere naturale essere lontano da queste cose per guadagnare in se la pace interiore che altrimenti non potrebbe essere.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 12,1b-8 di mercoledì 19 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 18 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.” (Lc 4,25-30)
Ci furono segni prima di Cristo, importanti ma unici, non vi era quell’abbondanza che Gesù donava. Gesù vuole comunicare ai suoi concittadini di Nazareth che hanno difronte una persona importante quanto meno per l’abbondanza delle opere compiute rispetto a quello che accadde prima nella storia della salvezza.
Ma come di consueto, il cuore dell’uomo è duro e si arrampica solo sulle convinzioni personali senza lasciare spazio all’evidenza. Così accadde.
Capita ancora oggi, abili nel costruire schemi logici per affermare convinzioni esclusive e personali spesso lontane da ogni verità. Ma quanta gioia si trova nell’umiltà che accoglie la verità!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,25-30 di martedì 18 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 17 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».” (Lc 4,14-16.22-24)
Gesù con la potenza dello Spirito Santo esprime una profonda sapienza il giorno di Sabato nella Sinagoga del villaggio dov’era cresciuto. Tutti erano meravigliati ma costava molto di più scardinare quei modelli familiari per cui Gesù, il figlio di Giuseppe, avrebbe dovuto essere un buon falegname e non avere quella retorica e sapienza che dimostrava nella sinagoga.
Difficile scardinare i pensieri per cui se una persona da giovane, da piccolo era visto in un certo modo, dev’essere così per tutta la vita, ed è difficile accettare un cambiamento così radicale. Questo accadde a Gesù che non fu accettato a casa sua, era troppo diverso da quel Gesù che avevano conosciuto.
Ma accettare con gioia un cambiamento in positivo in una persona conosciuta, è una grande grazia perché elimina ogni invidia, ogni gelosia aprendosi all’amore reciproco.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di lunedì 17 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 16 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».” (Gv 14,21-26)
Vi è una manifestazione d’amore del Signore Gesù con il Padre e con la promessa dello Spirito Santo che manderà il Padre nel suo nome. Sono le tre Persone della Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Dio uno e trino, Sono come una profonda comunione di perfezione d’amore insita in Dio stesso.
Una manifestazione d’amore che è nella creazione dove l’uomo e la donna possano decidere liberamente anche contro lo stesso Creatore. Gesù insiste molto sul rimanere nei suoi comandamenti, che sono comandamenti d’amore, e questo per far ritornare l’uomo e la donna alla originale armonia con una viva presenza di Dio che prende dimora presso chi vive l’amore.
Nel cristiano la presenza del divino nella vita è una certezza quando vive i suoi comandamenti non in modo formale e bigotto ma in modo gioioso e pieno d’amore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,21-26 di Domenica 16 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 15 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».” (Lc 21,1-4)
La vedova getta ogni suo avere nella cassetta delle elemosine del Tempio. Ripone la sua fiducia in Dio dando anche tutto quello che ha nella sua miseria. Una persona povera che si affida a Dio e non al credito, non ad una speranza terrena.
La povertà è una forma di indigenza, di fame ma nel contempo è anche di libertà dall’ansia del possesso donando libertà e predisposizione a ricevere. La grazia di chi ha posto nella sua vita un voto di povertà è ampia nell’affidamento a Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21.1-4 di sabato 15 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 14 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». (Mt 10,18-22)
Nelle persone credenti in modo vero e profondo, c’è la perseveranza nella fede anche in situazioni di estrema tensione e disagio. Questo perché nel cuore c’è la certezza nella fede che nulla di più importante è non tradire il proprio credo nel Signore Gesù che è fonte d’amore e comprensione. In queste situazioni di particolare tensione, il Signore poi dona quella capacità d’essere testimoni veraci della sua salvezza.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di venerdì 14 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 13 GIUGNO
“In quel tempo. Quando fu vicino, alla vista della città, il Signore Gesù pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: / “La mia casa sarà casa di preghiera”. / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.” (Lc 19,41-48)
Quel dolore espresso dal Signore Gesù su Gerusalemme è espressione del suo amore per Gerusalemme che non lo riconobbe, non si accorse di essere stata visitata dal suo Creatore e Messia. Per questo Gesù piange su di essa perché l’amava ma ormai era distratta tra le troppe cose e convenienze terrene a causa delle quali seguirà una distruzione. Una distruzione per mancanza d’amore per molti cuori induriti e accecati. Quando si riesce ad amare si costruisce, si edifica, si dona dignità e speranza.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di giovedì 13 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 12 GIUGNO
“In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù uno degli scribi che gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.” (Mc 12,28a.d-34)
“Non sei lontano dal regno di Dio” Gesù disse allo scriba che aveva risposto secondo amore slegandosi da ogni precetto ma sottolineando i comandamenti dell’amore. Questa persona non è lontana dal regno di Dio che sembra presente quando una persona ama veramente. Un amore fatto di cuore, anima, mente, e forza è totale, impegnato e ben indirizzato. Questo sarebbe il modo di amare il Signore tuo Dio e di non essere lontano dal suo regno.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di mercoledì 12 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)