Venerdì, V feria dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDÌ 11 GENNAIO:

“In quel tempo. Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».” (Lc 14,1.15-24)

Un invito a partecipare alla gioia del Signore. Alcuni rifiutano quest’invito e preferiscono rimanere sulle cose terrene, sui propri affari, sui propri possedimenti. Il Signore invita a gioire assieme a lui per la salvezza che ha donato con l’incarnazione di Gesù, il suo Natale, la sua Epifania. Troppo spesso si rifiuta la gioia come se questa fosse un impedimento. Ma con il Signore è possibile cogliere la gioia che vuole donare a piene mani e volgere lo sguardo sulle cose importanti.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 14,1.15-24 di venerdì 11 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Giovedì, IV feria dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 10 GENNAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».” (Mt 22,1-14)

Con il suo Natale e la sua Epifania il Signore chiama. Chiama in abbondanza per condividere quella gioia che solo lui può elargire. Prepara una festa di comunione dove è possibile condividere con semplicità e senza timori quello che è nel cuore, quello che è veramente nel cuore. Con il Signore Gesù che si è fatto creatura è possibile fidarsi nella certezza di non essere traditi ma capiti e condotti verso una piena gioia.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 22,1-14 di giovedì 10 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Mercoledì, III feria dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 9 GENNAIO:

In quel tempo. Giovanni rispose: «Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena».” (Gv 3,28.29)

Giovanni Battista sentiva in se la pienezza della gioia perché aveva visto il Signore che iniziava la sua missione. Il Natale e l’Epifania danno la testimonianza del Signore che si è fatto carne ed è stato visto dagli uomini. Stupore e gioia dovrebbero essere compagni di ogni fedele in questo periodo ancora natalizio per il Signore Dio che ha voluto essere come una sua creatura dando un valore inestimabile all’uomo e alla donna.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,28-29 di mercoledì 9 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Martedì, II feria dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 8 GENNAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Siamo ancora nel periodo natalizio fino a Domenica prossima, il Battesimo del Signore. In questo frangete c’è ancora la gioia delle feste appena passate e la certezza del Signore Gesù che vuole essere con noi a patto d’essere viglianti e di mettere via con molta cura nel cuore la gioia di queste feste. E’ come una riserva d’olio per le lampade della fede affinché possano rimanere accese anche nei momenti più bui dove non vediamo più il Signore che per la nostra cecità lo consideriamo sparito, celato, che ci ha dimenticati. Mettiamo bene nel cuore la gioia di queste feste per essere persone gioiose e non noiose.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di martedì 8 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Lunedì, I feria dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 7 GENNAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi».” (Lc 12,34-44)

Un servo di un padrone si mette a servizio ma con il cuore. Per lui è importante che il suo padrone si trovi a suo agio, che sia ben servito e non sia rattristato per mancanze o errori della servitù. Questo servo trae gioia nel buon servizio e non approfitta della posizione di responsabilità che il padrone gli ha concesso. Un servo così ha la stima del suo padrone e se il padrone è persona buona che legge i cuori, allora la ricompensa sarà molto ma molto abbondante per quel servo.
L’Epifania è ancora scintillante nei cuori ed ecco l’invito a essere presenti nella quotidianità con un servizio eseguito con gioia escludendo quelle tristezza “dopo le feste”. Non sederti ma offri con gioia la tua giornata al Signore che farà ancora scintillare la sua stella per te.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 12,34-44 di lunedì 7 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

 

EPIFANIA DEL SIGNORE – Solennità del Signore

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 6 GENNAIO:

In quel tempo. Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, / non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: / da te infatti uscirà un capo / che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
” (Mt 2,1-12)

Erode e tutta Gerusalemme restarono turbati al sentire che era nato il re dei Giudei. La notizia della nascita di Gesù provoca turbamento, e nel pensiero di Erode c’è un futuro usurpatore del suo potere regale e dei suoi successori.
Ma è l’Epifania, il mostrarsi del Signore alle sue creature come piccolo bimbo in fasce cui gli viene offerto oro, incenso e mirra. E’ un evento d’amore e non una presa di potere.
L’oro è offerto ai re, indica il riconoscimento della regalità di Gesù.
L’incenso è offerto a Dio, indica il riconoscimento della divinità di Gesù.
La mirra, l’unguento per la salma per la sepoltura, indica il riconoscimento dell’amore di Dio fino al completo donarsi di se.
Epifania del Signore, anche oggi vuole manifestare la sua presenza nella quotidianità di ognuno per sostenere il cammino di fede a volte difficoltoso e irto d’ostacoli. Con l’Epifania del Signore non dovremmo avere paura, c’è l’irrompere del suo amore per noi.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 2,1-12 di Domenica 6 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

 

Sabato 5 gennaio al mattino

LETTERA A TITO NELL’ATTESA DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE:

Carissimo, / noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. / Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, / e il suo amore per gli uomini, / egli ci ha salvati, / non per opere giuste da noi compiute, / ma per la sua misericordia, / con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, / che Dio ha effuso su di noi in abbondanza / per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, / affinché, giustificati per la sua grazia, / diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.” (Tt 3,3-7)

L’apparire della bontà del Signore è segno di grande misericordia e amore per ogni sua creatura. Nell’attesa della manifestazione del Signore, l’Epifania, sono chiamato a accorgermi della sua manifestazione nella mia vita in tutte quelle volte che ho considerato scontato l’esito benigno di alcune situazioni come se fosse dovuto e scontato ma probabilmente proprio in quelle situazioni c’è una grazia di Dio che accompagna.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 3,3-7 di sabato 5 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Venerdì 4 gennaio

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDÌ 4 GENNAIO:

Il Signore Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Innai, figlio di Giuseppe, figlio di Mattatia, figlio di Amos, figlio di Naum, figlio di Esli, figlio di Naggai, figlio di Maat, figlio di Mattatia, figlio di Semein, figlio di Iosec, figlio di Ioda, figlio di Ioanàn, figlio di Resa, figlio di Zorobabele, figlio di Salatièl, figlio di Neri, figlio di Melchi, figlio di Addi, figlio di Cosam, figlio di Elmadàm, figlio di Er, figlio di Gesù, figlio di Elièzer, figlio di Iorim, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Simeone, figlio di Giuda, figlio di Giuseppe, figlio di Ionam, figlio di Eliachìm, figlio di Melea, figlio di Menna, figlio di Mattatà, figlio di Natam, figlio di Davide, figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz, figlio di Sala, figlio di Naassòn, figlio di Aminadàb, figlio di Admin, figlio di Arni, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Giuda, figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo, figlio di Tare, figlio di Nacor, figlio di Seruc, figlio di Ragàu, figlio di Falek, figlio di Eber, figlio di Sala, figlio di Cainam, figlio di Arfacsàd, figlio di Sem, figlio di Noè, figlio di Lamec, figlio di Matusalemme, figlio di Enoc, figlio di Iaret, figlio di Maleleèl, figlio di Cainam, figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio.” (Lc 3,23-38)

Una lista di nomi che elenca i padri dei padri, dei padri… E’ la genealogia che collega Giuseppe lo sposo della Beata Vergine Maria, ad Adamo. Sembra una lista noiosa ma dice la storia, l’origine, la radice della provenienza da cui tutti noi discendiamo. Questa origine lascia una traccia spirituale che è presente in ognuno e grazie alla propria libertà è possibile sviluppare o negare.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 3,23-38 di venerdì 4 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Giovedì 3 gennaio

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 3 GENNAIO:

In quel tempo. C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.” (Lc 2,36-38)

L’attesa della redenzione di Gerusalemme era molto presente, si confidava nella misericordia di Dio, del suo amore per il popolo che aveva scelto e della sua fedeltà nonostante i molti tradimenti di Israele. Anna, dopo una vita di intensa preghiera vissuta nel tempio, vede il bambino Gesù: la realizzazione della redenzione. Anna in questo si accorge dell’ascolto delle sue preghiere, dell’attenzione di Dio per lei. Un Dio attento e fedele che non lascia cadere neanche un frammento di preghiera detta con amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,36-38 di giovedì 3 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

 

 

Mercoledì 2 gennaio

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 2 GENNAIO:

In quel tempo. Simeone accolse il bambino Gesù tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: / «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli: / luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele».” (Lc 2,28b-32)

Lo stupore di Simeone, uomo saggio e di fede, supera la sua immaginazione: un bimbo fra le sua braccia che è il Cristo, l’atteso di Israele, il Salvatore che da la possibilità a tutta l’umanità di essere redenta. La grandezza di Dio è frasi piccolo e fragile per salvare l’uomo, sconvolgendo ogni pensiero di dotti e sapienti per cui un Dio non avrebbe potuto fare così ma dimostrare la sua grandezza con potenza e forza. Invece il Dio cristiano si è presentato come colui che non si impone, ma chiede di essere accolto lasciando la scelta alla libertà di ogni uomo e donna, sue creature.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,2bb-32 di mercoledì 2 gennaio 2019 – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)