Ultima Domenica dopo l’Epifania

detta “del Perdono”
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 15 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».” (Lc 15,11-32)

La Domenica del perdono è l’ultima Domenica dopo l’Epifania prima dell’inizio della Quaresima. Anche in questa Domenica siamo chiamati a porre lo sguardo verso il desiderio di perdono di Dio nei nostri confronti e a verificare se veramente volgiamo essere perdonati. Questa sarebbe una buona condizione di inizio della Quaresima fra sette giorni.
Gesù racconta una storia d’amore fatta di perdono. In questa parabola vi sono tre persone coinvolte, due figli e il padre. Quello minore chiede la sua parte di eredità al padre che inaspettatamente gliela concede dividendo le sue sostanze fra i due figli. Un padre che ascolta e rispetta la scelta del suo figlio minore lasciandogli la sua libertà d’agire. Il figlio minore lascia la famiglia, sperpera il tutto in un paese lontano.
Quando ha sperperato tutto tocca il fondo non potendosi nutrire neanche delle carrube per i porci. A volte bisogna toccare il fondo verso una condizione di vita priva di tutto, di buone relazioni, di persone che ti vogliono bene, di un minimo di beni, della propria dignità. Si è in una condizione di morte, vivo nel corpo ma morto dentro.
Il figlio torna in se, si pente e coniuga la richiesta di perdono al padre, la pensa e l’articola: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te» e ritorna a casa.
Il padre vede il figlio tornare e ne ha compassione. Partecipa nel suo cuore alla sofferenza del suo figlio minore, capisce e lo ama, lo ha sempre amato. È l’incontro fra il padre e il figlio che è perdonato. Inizia la festa.
«questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Il figlio maggiore rimasto con suo padre rimane scandalizzato per la festa, per il buon trattamento dato a suo fratello e non vuole parteciparvi. Secondo lui è una ingiustizia, lui giusto figlio che è stato sempre con il padre e suo fratello grande peccatore che non meriterebbe nulla.
Quante volte rimaniamo scandalizzati per motivi di ingiusta eredità, di comportamenti veramente sbagliati. Bisogna imparare a perdonare e a custodire il proprio fratello, sorella per ritrovalo e amarlo.
«questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 15,11-32 – Domenica 15 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Santi Cirillo e Metodio

Festa
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Sabato 14 Febbraio 2026

“In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.” (Mc 16,15-20)

Il Vangelo dev’essere annunciato ad ogni persona:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.»
Nel pieno rispetto della volontà di ognuno, quella di accogliere o di non accogliere il Vangelo, l’annuncio è da proclamare secondo lo stato di vita di ognuno. Se si è nel mondo lavorativo o scolastico oggigiorno la testimonianza viene data da un comportamento composto dai valori cristiani. La speranza consiste nelle persone che credono e che tentano di vivere il proprio Battesimo.
«Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.»
Gli Undici Apostoli sono accompagnati dalla presenza del Signore Gesù con la possibilità di segni d’amore provenienti dalla grazia di Dio. Vengono inviati in missione, non soli ma con l’azione di Gesù, è la sua viva presenza dopo la sua ascensione al cielo.
Anche oggi abbiamo la viva presenza del Signore in chi veramente crede in lui e tenta di percorrere strade d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 16,15-20 – Sabato 14 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 13 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Mc 11,27-33)

Gesù dopo aver liberato il tempio dal commercio cacciando via i venditori di animali per il sacrifici e i cambiamonete, viene interrogato dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Si tratta di una rappresentanza importante, rappresenta l’autorità religiosa, politica, la presenza degli anziani è da considerarsi di un certo spessore.
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?»
La domanda che è posta a Gesù riguarda l’autorità, di fatto si è sostituito alla loro autorità che non faceva nulla riguardo il mercato del tempio. Essi non hanno esercitato la loro autorità per pascere il popolo, per promuovere la carità e per indicare e rimediare se possibile quelle situazioni gravemente sbagliate come il mercato all’interno della casa di preghiera del Signore.
Gesù svela il loro opportunismo, il fatto di agire non per dire la verità ma in base alle situazioni che si vengono a creare agendo per avere il maggior consenso possibile. Essi non esprimono il loro pensiero ma rispondono a Gesù in modo da non infastidire la folla e per non dare ragione al Signore.
Una delle cose più meschine è vivere secondo opportunismi annullando se stessi per avere una situazione di pace e convivenze che però diventano apparenza e si rischia di perdere la dignità di persona. La verità, l’essere persone vere, sincere, schiette è una base per essere veri cristiani, è la base per essere persona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,27-33 – Venerdì 13 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Giovedì 12 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.” (Mc 11,15-19)

Gesù dopo aver visto l’albero di fichi senza frutti entra nel tempio di Gerusalemme e caccia via in modo molto determinato il commercio che era presente nel cortile dei gentili appena dopo l’ingresso. Un commercio fatto d’affari che aveva poco a che fare con l’aspetto religioso e concepito sulla pelle devozionale dei fedeli. Infatti coloro che venivano in pellegrinaggio a Gerusalemme andavano nel tempio per offrire un sacrificio in espiazione dei peccati di qualche animale acquistato con la moneta del luogo. Per questo c’erano sia i cambia monete, sia i venditori di animali da sacrificare. Questo purtroppo non era un servizio ma un vero commercio in accordo con la classe sacerdotale che probabilmente aveva i suoi interessi.
Gesù pone fine a questo commercio. Il tempio è per la preghiera e non per un mercato.
Questa verità costa e ”i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire”,
volevano risolvere il problema eliminando colui che lo denunciava perché diceva la verità. Avrebbero invece dovuto pentirsi di quello che avevano fatto e iniziare un cammino nuovo con la misericordia di Dio.
Gesù ha un grande dolore vedendo l’assenza di giustizia, un frutto molto amaro. Si aspettava equità, carità e trova interessi corporativi, fedeli come pecore senza pastore deviati dalla meschinità altrui.
Oggi ogni fedele è chiamato a esprimere la fede, la speranza, la carità, perché per molte persone siano motivo di cambiamento di vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,15-19 – Giovedì 12 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

B.V. Maria di Lourdes
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Mercoledì 11 Febbraio 2026

“La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».” (Mc 11,12-14.20-25)

Gesù aveva il desiderio di vedere dei frutti del suo popolo amato come la carità, la solidarietà, ma non ne trovò. C’era apparenza ma non c’era la carità, c’erano i riti ma non c’era l’amore verso Dio e verso il prossimo. Questa situazione assomigliava ad un albero arido, senza alcun frutto. La presenza di foglie e l’assenza di frutti sono come la condizione del popolo d’Israele davanti a Dio: molti riti, ma vuoti e senza frutti di giustizia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,12-14.20-25 – Mercoledì 11 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

santa Scolastica
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Martedì 10 Febbraio 2026

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.” (Mc 10,46-52)

Gesù dopo l’insegnamento ai suoi apostoli riguardo all’essere a servizio si mette in partenza da Gerico per continuare la sua predicazione in altre città e villaggi.
Un cieco con voce decisa chiede pietà: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!
Insiste una seconda volta, questa volta gridando per superare le altre persone volevano che tacesse e farsi sentire da Gesù.
Grida per far sentire il suo disagio, grida per esprimere con forza la sua condizione di emarginazione, grida per esprimere il suo dissenso su questo silenzio che gli hanno richiesto, grida per esprimere la sua fede nei confronti di Gesù, grida perché il Signore lo senta. E il Signore Gesù lo ascolta e gli ridona la vista.
“«Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.”
. Un cristiano dovrebbe avere fede senza nasconderla alle altre persone anche se sembrano tutte contro e considerano la fede come una sorta di credenza magica o superstizione. Il cieco di Gerico ci insegna che si può dire la fede, la si può svelare, certo costa ma con mitezza e pacatezza tutto diventa sopportabile, tutto diventa testimonianza, si diventa persone credibili.
«Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada..

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 10,46-52 – Martedì 10 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

santa Giuseppina Bakhita
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Lunedì 9 Febbraio 2026

“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».” (Mc 10,35-45)

C’è un battesimo cui il Signore sarà sottoposto in una vera immersione nella sofferenza per la salvezza dell’uomo. Questo battesimo sarà anche per gli apostoli che berranno il calice che beve il Signore Gesù. È un calice di incomprensioni, opposizioni, umiliazioni, false testimonianze e di offerta completa di se per la salvezza dell’umanità.
Due degli apostoli chiedono che questo sia anche per loro per avere i posti migliori nel regno di Dio. È certo una pretesa, una fragilità umana nel pensare che così agendo si possa ottenere un privilegio rispetto agli altri. Ma non sapevano quello che stavano chiedendo.
La vera strada per essere grandi è quella dell’amore, di servire come Gesù che è venuto
«per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 10,35-45 – Lunedì 9 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Penultima Domenica dopo l’Epifania

detta “della Divina Clemenza”
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 8 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».” (Gv 8,1-11)

Alcuni scribi e farisei hanno un caso di una donna sorpresa in flagrante adulterio, cioè è stata sorpresa mentre commetteva il tradimento verso il marito. L’evidenza dell’atto commesso sarebbe di certa condanna e occasione per mettere alla prova Gesù per accertarsi se avrebbe osservato la Legge e poterlo eventualmente accusare.
Gesù dopo una riflessione fa entrare ognuno dei presenti nella propria coscienza per verificare l’assenza del peccato personale e dice:
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»
Ognuno è chiamato a fare un esame di coscienza su se, uscire dalla propria illusoria perfezione e rendersi conto della necessità della clemenza di Dio per sé, del suo perdono prima di condannare gli altri. Gli scribi e i farisei ivi presenti ad uno ad uno si allontanano non eseguendo la certa condanna su quella donna. Gesù, infine le dice: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Oggi, ognuno ha bisogno della divina clemenza, sarebbe illusorio essere certi di non avere necessità della clemenza di Dio pensandosi non peccatori e quindi pensandosi perfetti. Con un passo di umiltà ci si rende conto del bisogno della divina clemenza, si torna sulla strada della vita senza eliminare la propria responsabilità di quei peccati più o meno gravi commessi, prendendo coscienza dei propri errori in un cammino illuminato dal perdono del Signore, da una rinnovata esistenza che è perdonata.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,1-11 – Domenica 8 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

sante Perpetua e Felicita, martiri
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Sabato 7 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,6-14)

Gesù risponde a Tommaso apostolo che aveva domandato come potevano conoscere la via.
«Io sono la via, la verità e la vita.»
Anche Filippo chiede una conferma da Gesù, un segno, una teofania, cioè la manifestazione di Dio convincente per l’uomo tramite una manifestazione sovra naturale .«Signore, mostraci il Padre e ci basta»
La risposta di Gesù è paziente, esprime vicinanza per l’uomo che non riesce a capire: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?»
La manifestazione vera di Dio è la persona di Gesù. Si mostra in modo quotidiano, normale per gli apostoli, si tratta della persona in carne e ossa di Gesù che è con loro. Non c’è bisogno di un segno, di una teofania, di una manifestazione divina sovra naturale, c’è bisogno della fiducia, del credere veramente nel cuore che Gesù è il Signore, il Cristo mandato da Dio.
Oggi c’è bisogno di questa fiducia nel Signore Gesù, credere che lui sia veramente il nostro salvatore, non abbiamo bisogno di miracoli ma del miracolo della conversione a Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,6-14 – Sabato 7 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

santi Paolo Miki e compagni, martiri
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 6 Febbraio 2026

“In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Mc 7,1-13)

Le azioni rituali di pulizia fanno parte di un importante bagaglio normativo della Legge ebraica per rimanere puri. I farisei con scrupolo seguivano queste norme ma rischiando di essere in realtà l’opposto, cioè impuri. L’osservazione di tutto il bagaglio normativo per la purità non giustifica azioni non buone come ad esempio la gravità della violazione del comandamento di Dio: onora tuo padre e tua madre.
L’astuzia sottile per queste persone è stata quella di comporre delle normative umane come ad esempio dichiarare che è offerta a Dio quello che sarebbe stato dovuto ai genitori.
Lo sguardo di una persona dovrebbe distogliersi dai propri egoismi, interessi personali o corporativi, dovrebbe invece essere verso una profonda gratuità eliminando quelle forme di egoismo che fanno il male.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco7,1-13 – Venerdì 6 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)