Martedì della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa dei Ss. primi martiri della Chiesa romana

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.” (Lc 7,1-10)

Un centurione sente parlare di Gesù e crede nella sua parola, per questo invia alcuni per chiamarlo affinché guarisca il suo servo.
Nel frattempo il centurione capisce che la sua richiesta è troppo, e manda alcuni amici a dirgli di non disturbarsi. Ma la fede del centurione è profonda, egli concepisce Gesù come un subalterno rispetto a Dio e con l’autorità su molte persone, probabilmente il centurione si riferisce a degli angeli. Il servo del centurione guarisce.
Un poco di fede può muovere delle montagne, quei macigni che nella vita si ritengano inamovibili.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,1-10 di Martedì 30 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Santi Pietro e Paolo

Tempo dopo la Pentecoste
Santi Pietro e Paolo – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».” (Gv 21,15b-19)

Dopo il triplice rinnegamento di Pietro, il Signore Risorto chiede per tre volte se lo ama, se gli vuole bene. Sembra un richiesta di fedeltà a Pietro che dovrà guidare i primi passi della Chiesa di Gesù. Pietro dovrà pascolare gli agnelli, le pecore di Gesù. La Chiesa inizia a comporsi con questa investitura di Pietro. Gesù nonostante quel triplice rinnegamento, sa molto bene che Pietro rimarrà saldo e fedele al suo compito perché ha capito una nuova dimensione di amore donata dallo stesso Signore.
Un errore anche se grave può essere perdonato e corretto a tal punto da essere in una nuova e più sincera relazione con il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,15b-19 di Lunedì 29 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».” (Lc 17,26-30.33)

C’è una scelta che l’uomo può fare.
– La prima: mangiare, bere, comprare, vendere, piantare, costruire, prendere moglie, prendere marito. Tutto questo solo fine a se stesso, come scopo della vita: vivere “bene” facendo possibilmente dei buoni affari, trovandosi un buon coniuge, approfittandosi delle occasioni che si presentano di tanto in tanto senza badare alle conseguenze di qualche azione che potrebbe mettere in difficoltà altre persone. E se vi è qualche ostacolo si difende con tutte le forze quello che so è costruito e accumulato. La carità o l’elemosina è solo vissuta come piccolo accessorio magari per farsi un po belli nel confronto del prossimo.
– La seconda scelta: mangiare, bere, comprare, vendere, piantare, costruire, prendere moglie, prendere marito. Tutto questo come mezzo per ricercare l’amore, per regalare amore per ricevere amore, e essere in comunione con Dio, fondamento della propria esistenza. Il mangiare, bere, comprare, vendere, piantare, costruire, prendere moglie, prendere marito, diventano accessori, non sono lo scopo della vita ma strumenti che aiutano lo scopo della vita che è amare, essere in relazione con Dio e con il prossimo. E si vi è qualche ostacolo prevale il donarsi, il donare piuttosto che arroccarsi nella difesa di qualche bene effimero. Si vive l’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,26-30.33 di Domenica 28 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di S. Cirillo d’Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle».” (Lc 11,37-42)

Gesù è ospite di un fariseo, persona scrupolosa e osservante di tutte le leggi. Gesù omette le abluzioni, il lavaggio delle mani in modo preciso e meticoloso.
Oggi nel tempo della epidemia siamo chiamati molte volte al giorno a lavarci le mani per tentare di arginare il coronavirus.
Ma in quel momento non vi era alcuna epidemia e Gesù aveva omesso questo gesto che era più che altro rituale. Poteva essere fatto se vi era un atteggiamento da parte del fariseo di amore, di carità verso i fratelli con la vaglia di perseguire la giustizia. Ma invece era perseguita l’ingiustizia.
Vi era un approccio solo esteriore nel fare le abluzioni e addirittura nel pagare la decima parte su cose anche molto piccole ma poi agendo con ingiustizia nei confronti del prossimo.
Prima la giustizia, la carità, l’amore e poi si possono fare anche le abluzioni e pagare le decime sulle piccole cose.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,37-42 di Sabato 27 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di S. Cirillo d’Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».” (Lc 6,20a.36-38)

L’invito del Signore Gesù è di mutare profondamente il comportamento, quello che indica con il dito, che accusa sempre le altre persone di ogni ingiustizia, che non perdona mai perché troppo grosso il peccato che si è ricevuto.
L’invito è quello di cambiare da questo modo di pensare e operare verso un modo nuovo, benedicente, che guarda innanzi a tutto il bene e non cerca il male e i difetti delle altre persone. Un modo che non giudica ma vuole perdonare. Questa è la strada per provare l’esperienza della misericordia, quella data, quella consegnata gratuitamente all’altro, un gesto di amore e di rispetto per quelle persone che non riescono a essere buone ma dando la possibilità di diventarlo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,20a.36-38 di Venerdì 26 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti ” (Lc 6,20a.24-26)

WARNING. ATTENZIONE ALLO SPIRITO. Gesù non ama termini diplomatici che fanno capire fra le righe il problema, è diretto e chiaro. GUAI A VOI. L’avvertimento di Gesù è per chi ha deciso di godere nei beni terreni a scapito altrui. È un avvertimento spirituale di portata per stimolare le coscienze che si sono assopite su se stesse e non pensano altro che a se stesse. La sazietà a scapito degli affamati, il riso che si oppone a situazioni che sono vicine e sono drammatiche, la gloria umana nella ricerca di consenso ma a scapito della giustizia.
Guai a queste persone che sono morte dentro nel curare solo se stesse. Ma la vita, la rinascita spirituale è data proprio da Gesù, dalla sua persona che emana la misericordia per chi prende coscienza della mancanza d’amore nella sua vita. E allora si riparte con una grande benedizione del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,20a.24-26 di Giovedì 25 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Natività di S. Giovanni Battista

Tempo dopo la Pentecoste
Natività di S. Giovanni Battista – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo»” (Lc 1,57-68)

Oltre alla nascita di Gesù Cristo e alla natività della beata Sempre Vergine Maria, la Chiesa ricorda la nascita di San Giovanni Battista. Gesù parla di Giovanni il Battista come il più grande dei profeti ed è colui che avrà un ruolo importante nella preparazione di un popolo ben disposto perché accogliesse Gesù.
L’incredulità iniziale del padre Zaccaria che lo aveva reso muto, ora si trasforma in gioia e ringraziamento al Signore e queste sono le sue prime parole dopo un silenzio lungo quanto l’attesa di un bimbo «Benedetto il Signore, Dio d’Israele…».
Il dubbio, l’incertezza si trasforma in fede e affidamento al Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,57-68 di mercoledì 24 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della III domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecostei

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano! ». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.” (Lc 6,6-11)

Quei scribi e farisei che avevano assistito alla guarigione istantanea della mano inaridita di un uomo, si mettono a discutere su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Credo che altre persone sarebbero rimaste stupite dell’accaduto e avrebbero quanto meno considerato che c’era una persona che sanava in modo miracoloso altre persone e questo episodio non era l’unico ma uno dei tanti. C’era da rallegrarsi e gioire.
Invece quei scribi e farisei diventano come ciechi e vedono solo il peccato nel fare questa guarigione di sabato, giorno di riposo. Ma come può essere rifiutata una persona che compie molte guarigioni? Da che parte si sta? Non certo si può affermare che queste persone siano “diaboliche” ma certo si sono perse in vani ragionamenti, in interessi di potere politico che le hanno accecate, rifiutano il loro salvatore.
Signore dona luce ai nostri cuori!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,6-11 di Martedì 23 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della III domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa dei Ss. Giovanni Fischer e Tommaso More, martiri

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“Un sabato il Signore Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato». ” (Lc 6,1-5)

I discepoli di Gesù avevano fame e prendevano delle spighe sfregandole con le mani per poter mangiare. Ma il giorno era sabato e in questo giorno non bisogna lavorare. I farisei si oppongono a questi discepoli. In realtà c’è una mancanza di questi farisei, il non considerare la situazione per cui è possibile violare un comandamento per un motivo di carità come ad esempio la fame.
A volte si rimane troppo sulla regola perdendo di vista quello che sta accadendo e nelle immediate vicinanze.
La carità, la benevolenza vorrebbe sempre quella attenzione viva per essere persone che costruiscono e sanno dare una indicazione saggia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,1-5di Lunedì 22 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

III Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio della Messa della vigilia della Domenica.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»..” (Gv 3,16-21)

Vi è un interesse di Dio per la sua creazione a tal punto da farsi uomo, creatura, nel figlio. Un uomo Dio venuto in mezzo agli uomini e facendosi vedere come uomo.
Il Signore non si è disinteressato della sua creazione lasciandola a se stessa, al contrario, ha voluto essere nella sua creazione nella più alta dimostrazione d’amore che si possa fare. Viene concessa la libertà della salvezza con la sola condizione di amare, di credere nel Signore Gesù per guadagnare la vita eterna.
Il Signore, all’inizio della creazione, pose un unico comando che regalò la libertà all’uomo, cioè possibilità di scelta se aderire a Dio oppure prendere un’altra strada. Ecco quell’unico primordiale comandamento: l’uomo non doveva attingere dall’albero della conoscenza del bene e del male ma da tutti gli altri alberi, fra cui l’albero della vita, poteva attingere.
Purtroppo l’uomo nella sua libertà scelse un’altra strada.
Ma l’amore e la misericordia di Dio non si sono mai spente e con la venuta del Figlio sono donate la misericordia, la luce che fende le tenebre e dona speranza, la vita eterna credendo nel nostro Signore Gesù Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,16-21 di Domenica 21 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)