Sabato della settimana della II domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria del cuore immacolato della B.V. Maria

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono».” (Mt 5,20-24)

Il Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria si ricorda subito dopo la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Un amore intenso e diverso, quello della Madre che intercede per i suoi figli della Chiesa di Gesù. La Madre della Chiesa dona il suo amore con il suo cuore immacolato, lo dona ad ogni persona che le si rivolge.
È un amore senza condizioni, che ha origine da un cuore pulito, non desidera altro che la gioia e la salvezza di ogni figlio. È il cuore immacolato.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,20-24 di Sabato 20 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sacratissimo Cuore di Gesù

Tempo dopo la Pentecoste
Sacratissimo cuore di Gesù – Solennità del Signore

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e “troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)

La solennità del Sacro Cuore di Gesù rappresenta l’amore del Signore Gesù per ogni sua creatura. Un amore amplissimo, senza alcun difetto, puro in se. Un amore che chiede amore, vuole incontrare la gioia del dare, la gioia del ricevere, l’essere dono per altri e essere disposto a ricevere doni.
Il Sacratissimo Cuore di Gesù vuole donare ai peccatori la grazia della sua infinita misericordia, un ardore misericordioso verso le creature fragili che raggiunte dal perdono possono riprendere il cammino d’amore e di comunione con il Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di Venerdì 19 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della II domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di san Romualdo, abate

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei e agli scribi una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».” (Lc 5,36-38)

La novità annunciata da Gesù è come il vino nuovo che fermenta e può essere accolto solo da otri, da recipienti nuovi altrimenti si romperebbero. Così l’annuncio di Gesù può essere accolto da persone che sono disposte a rinnovarsi per accettare la novità altrimenti tutto andrebbe perduto.
Ma vi è anche un rispetto del Signore Gesù per chi da tempo è nella tradizione ebraica e difficilmente potrebbe rinnovarsi e cogliere la novità. Sono gli otri vecchi non da gettare ma da rispettare anche se non sono disposti ad accogliere la Parola del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,36-38 di Giovedì 18 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della II domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. I farisei e gli scribi dissero al Signore Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».” (Lc 5,33-35)

Un percorso di fede ha molteplici aspetti e periodi. Vi sono periodi di particolare passione dove la liberazione di comportamenti, abitudini che allontanano dalle cose buone è necessaria per accogliere il buono, la pace, la misericordia. Questi periodi di liberazione sono di digiuno per poi diventare persone più libere.
Vi sono dunque anche periodi di gioia dove si può cogliere e gustare la presenza di Dio, sono periodi dove ci si sente “invitati a nozze”, dove si sta bene dentro. È gioia cristiana. Dovremmo essere sempre persone con quel pizzico di gioia così dimenticata. Facciamo ritornare un poco di gioia nelle nostre vite, la gioia d’essere cristiani e liberati dalle catene di possesso e di egoismo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,33-35 di Mercoledì 17 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della II domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato! ». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.” (Lc 5,12-16)

Un uomo coperto di lebbra si gettò davanti al Signore Gesù. Quella copertura nella sua pelle lo costringeva a una vita in disparte, lontano dal villaggio e considerato impuro da tutti. Quest’uomo era in una condizione difficile: la malattia che lo consuma, il confinamento sociale, l’essere considerato come il peccato. Un uomo schiacciato dalla malattia e dall’emarginazione.
Gesù ribalta questa situazione. La malattia è sconfitta, i rapporti sociali possono ripartire. Quest’uomo è purificato nel corpo e nello spirito.
Il desiderio di essere purificato è fondamento perché quell’uomo sia guarito da Gesù. Un desiderio forte, quasi sgarbato nella sua richiesta.
Come quell’uomo, oggi il desiderio di cambiare in meglio dovrebbe essere vivo nel cristiano, dovrebbe essere un grido forte al Signore Gesù, come una accorata, profonda e vera preghiera.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,12-16 di Martedì 16 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della II domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa del Beato Clemente Vismara, sacerdote

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.” (Lc 5,1-6)

«Prendi il largo». È l’invito di Gesù a Simone di andare con fiducia e senza alcun timore a tentare di nuovo la pesca che non era andata bene la notte appena trascorsa. Simone si fida e fa secondo la parola di Gesù e trova l’abbondanza, il riversare il dono di Dio con generosità. Il Signore è artefice della natura resa a disposizione all’uomo affinché la rispetti e la usi bene.
A Simone, grazie a Gesù, la natura viene in soccorso perché possa essere nella abbondanza e nella pace.
La creazione dovrebbe essere sempre rispettata dall’uomo in un inno di ringraziamento a Dio. Ma l’egoismo dell’uomo consuma e inaridisce la creazione, l’amore e il rispetto fanno la fanno evolvere e la abbelliscono. Dovremmo essere sempre persone che ringraziano il Signore per tutto quello che ci circonda che è dono.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,1-6 di Lunedì 15 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Tempo dopo la Pentecoste
II Domenica dopo la Pentecoste
Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Eccezionalmente le Messe di questa Domenica, 14 giugno, sono quelle del Corpo e Sangue di Cristo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».” (Gv 6,51-58)

Sangue versato, Corpo donato.
Gesù Cristo, l’unico che non ha peccato viene condannato come fra i peggiori dei peccatori, dona se stesso non solo per i propri amici ma anche per chi lo condanna, lo crocifigge e lo uccide.
Sangue versato, Corpo donato.
Vero Corpo e vero Sangue, è il dono, la gratuità, la misericordia di Dio resa disponibile a tutte le persone che vogliano credici e d’ora in poi vivere in modo diverso, un vivere ricolmato d’amore
Sangue versato, Corpo donato.
La presenza di Gesù è ancora oggi in quel suo unico sacrifico redentore di duemila anni fa che si ripresenta sugli altari nella consacrazione del pane e del vino e diventano vero Corpo e vero Sangue di Cristo. Davanti a questo c’è solo il silenzio, il calarsi nel mistero di Dio che ha voluto donarsi e essere vicino.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58 di Domenica 14 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria di S. Antonio da Padova, sacerdote e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».” (Lc 2,22-32)

Simeone vede,e accoglie fra le sue braccia il bambino Gesù. L’Eterno è in braccio all’anziano Simeone che rimane consolato e la sua vita ormai al termine si corona con la gioia.
La visione di Gesù amplia ancora di più il desiderio di lasciare questo mondo per essere abbracciato dalla profondità dell’amore di Dio.
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,22-32 di Sabato 13 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Sul far del giorno il Signore Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.” (Lc 4,42-44)

Le folle lo volevano per i numerosi miracoli ma Gesù si dirige verso altre città. Non vuole rimanere nello stesso luogo e vuole diffondere la notizia del regno di Dio altrove. La buona notizia di un Dio che non vuole la condanna dell’uomo ma la sua salvezza è da diffondere il più possibile. Gesù da l’esempio è necessario che la grazia sia annunciata in diversi luoghi, annunciare la notizia del regno di Dio, la salvezza portata da un Dio con noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,42-44 di Venerdì 12 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Tempo dopo la Pentecoste
Ss. Corpo e Sangue di Cristo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».” (Gv 6,51-58)

La solennità del Corpo e Sangue di Cristo celebra la presenza reale del Signore Gesù Cristo nell’Eucarestia: vero Corpo, vero Sangue.
È il dono del Signore Gesù che vuole essere presente anche oggi e fino al termine della esistenza del mondo. Gesù non vuole lasciare sole le sue creature e ha donato a noi tutti la sua presenza reale nell’Eucaristia nella forma del pane dove è realmente il Corpo e Sangue di Cristo. Vuole essere talmente in una comunione profonda con noi che ci ha lasciato la possibilità dell’Eucarestia perché possiamo essere in Gesù e Gesù in noi. La santissima Eucarestia ci dona la vita eterna in quella presenza reale di Cristo che dischiude a piene mani il suo amore, la sua misericordia.
Basta crederci e indirizzare la vita verso la comunione profonda con Gesù eliminando tutti quei egoismi che ci allontanano dal Signore. Allora nella Eucarestia troveremo veramente la sua presenza reale, un atto d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58 di giovedì 11 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)