III Domenica di quaresima – Domenica di Abramo

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Quindicesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica di Abramo”

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AUDIO OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI.

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 15 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? ».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8,31-59)

La terza domenica di Quaresima nel rito Ambrosiano è detta domenica di Abramo perché nel Vangelo vi è la discussione questa discussione fra Gesù e quei Giudei che gli avevano creduto che si consideravano liberi perché discendenti di Abramo.
Gesù invita questi Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Rimanere nella parola del Signore Gesù vuol dire ascoltarla, metterla nel cuore, non farla scappare via, considerarla come un qualcosa di veramente importante e fondante. Rimanere nella parola del Signore consiste nel metterla in pratica.
Facendo così si attua una profonda conoscenza del Signore tramite questa permanenza nella sua Parola, si diventa suoi discepoli.
La verità inizia a entrare nell’esistenza e si incomincia a conoscere una nuova forma di libertà, molto differente da quel fare tutto quello che vuoi. A volte ci si illude che fare quello che desidero al momento è libertà ma se questa scelta porta a un mio degrado o anche di altre persone, se perdo la mia dignità, questo può essere chiamato ancora libertà?
Una libertà che va in una direzione di rispetto della propria dignità e di quella altrui, con una maturazione per fare veramente quello che si vuole nella bellezza della comunione con il Signore, questa è la vera libertà.
I Giudei consideravano la parola del Signore dura perché loro si consideravano già di essere nella verità di essere perfetti e pienamente liberi: non erano schiavi di nessuno, potevano andare dove volevano potevano imporsi dire quello che volevano.
Gesù li porta alla consapevolezza che invece erano schiavi del peccato, avevano già pensato di eliminare il Signore con l’uccisione anche se non vi era alcuna giusta causa.
Il credersi perfetti porta sempre a una chiusura, il credersi bisognosi della Parola del Signore e della sua misericordia porta alla possibilità di ascolto e perdono.
Uniti assieme se pur nelle proprie case e considerandosi tutti bisognosi di salvezza, alziamo al Signore Gesù l’accorato appello di misericordia, perdono e che questa Pandemia possa essere sconfitta.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 di Domenica 15 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della II settimana di quaresima

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Quattordicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 14 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)

Il Signore Gesù fu rifiutato dai suoi, da quelle persone che lo avevano visto crescere. Secondo loro non poteva essere così differente e non poteva avere quella sapienza, non poteva aver compiuto quei prodigi che non potevano essere partiti dalle sue mani.
Questa è la piccolezza, la fragilità dell’uomo che non accetta che le cose siano differenti da quanto immaginava.
Oggi siamo chiamati ad accettare una situazione molto forte ma con l’aiuto di Gesù possiamo superare questo periodo così intenso.
Chiediamo al Signore Gesù questa la grazia di essere persone che acquistano anche la capacità di accettare la diversità di tante persone perché con questa triste novità dell’epidemia noi tutti siamo chiamati a vivere in maniera molto differente.
Con quelle poche persone con cui siamo obbligati in stretto contatto diamo la possibilità di vedere la grazia di cose migliori più di quanto potevamo pensare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1b-5 di sabato 14 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana di quaresima

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Tredicesimo giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

2° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

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Il secondo venerdì di Quaresima ambrosiana si introduce in un periodo molto cupo e oscuro dato dalla pandemia. Si innalza una grande penitenza al Signore perché possa esserci una grande possibilità di guarigione, di sconfitta di questa pandemia, una penitenza che parte dall’essere scrupolosi nelle regole che è l’unico modo per fermare la trasmissione di questo virus.
Signore accogli la nostra preghiera, accogli il nostro sincero pentimento dei nostri peccati, accogli la nostra sofferenza, te lo offriamo sollevaci da questo momento così grave che stiamo vivendo. Dacci, ridonaci quella grande speranza nel cuore perché possiamo essere fiduciosi, grazie alla nostra fede, grazie alla tua presenza perché possiamo attraversare senza particolari dolori questo periodo.
Signore Aiutaci Aiutaci Aiutaci.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 6 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di quaresima

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Dodicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 12 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 5,6,1-6)

Una giustizia, una elemosina, un’offerta, una preghiera fatte tutte per essere ammirati. per essere lodati, per ricevere un grazie. Lo scopo è quello di essere gratificati dai complimenti altrui. Questo non porta a nulla, non porta niente, anche se si fanno delle cose buone perché sono unicamente per acquistare il viso bello nei confronti delle altre persone per guadagnare una gloria personale. Si rimane in se, si rimane chiusi in se stessi, si fa tutto per esaltare se stessi.
Una giustizia, una elemosina, una preghiera, fatti con il cuore perché c’è una volontà, c’è un amore per la giustizia, nel perseguire un aiuto verso il prossimo tramite quella carità, quella preghiera fatta nel segreto senza essere visti dalle altre persone. Qui c’è la fede e c’è la profonda convinzione nel cuore gli esseri ascoltati da Dio. Si realizza così una esistenza che fuori esce da se, fuori esce dal proprio egoismo e inizia a provare una esperienza di vita, di amore.
In questo periodo ecco lo stesso identico avviso che è di amore e di profonda carità verso le altrui persone, quello di ascoltare con attenzione e di mettere in pratica tutte le indicazioni della autorità per questa epidemia, questa è carità. È una forma di penitenza da perseguire con tutto il nostro cuore perché questo è un attenzione verso il prossimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6 di giovedì 12 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

6, 1-6

Mercoledì della II settimana di quaresima

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Undicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 11 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente perdente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».” (Mt 5,38-48)

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente perdente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio;…», non usare la vendetta, non agire con violenza a chi ti fa violenza, a chi vuole vendicarsi a chi vuol essere malvagio non si agisce con malvagità, questo per interrompere quella spirale di violenza di cattiveria che altrimenti continuerebbe e aumenterebbe.
«“Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…»; grande appello di essere persone che non odiano con il proprio cuore le altre persone che magari hanno fatto del male. È cosa importante, e guardando quella fragilità che c’è stata magari in quella violenza forse si riesce ad amare quella persona nonostante quell’azione così cattiva. Così si pone la base per un futuro che Interrompi non la faccia più.
Periodo di emergenza vera EMERGENZA SANITARIA. Una grande forma di penitenza è di essere veramente scrupolosi su tutto quello che viene detto dalle nostre autorità governative: quel metro di distanza è da osservare in maniera scrupolosa. Siamo in emergenza sanitaria e purtroppo vedo che ancora molte persone non hanno ricevuto questo messaggio nel loro cuore. Mettiamolo nel cuore, è importantissimo è una grande forma di carità, di rispetto verso le altre persone, chiediamo al Signore questa grazia di essere scrupolosi e preghiamo tanto gli uni per gli altri perché possiamo essere sostenuti in questo grande periodo di prova.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48 di mercoledì 11 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di quaresima

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Decimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 10 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».” (Mt 5,31-37)

Un invito all’amore. “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio”: un invito all’amore quello di non provocare situazioni dove il proprio coniuge è tentato a esporsi ad adulterio perché non si è attenti al proprio coniuge, distratti, disamorati, puntiamo su altre cose. L’invito invece è quello dell’amore per riconquistare per amare.
Sempre nel Vangelo di oggi vi è anche il fatto di non giurare ed è cosa importante perché il giuramento implica una promessa molto forte e si mette in gioco anche qualche cosa di altro. Il Signore Gesù ci dice di non farlo e di essere umili, di essere modesti, semplificando il linguaggio: “Sì, sì”, “No, no”. Semplificando il linguaggio, dicendo veramente quello che si pensa e con semplicità, potremmo essere anche meglio capiti ed essere più sinceri più schietti rispetto alle altre persone.
Un periodo particolare quello che tutti noi nella terra Lombarda e non solo stiamo vivendo con una certa difficoltà per alcuni e di oppressione per altri. Vi leggo questa orazione delle lodi di martedì mattina:
“Accogli, o Dio di misericordia, le nostre preghiere:
donaci di essere umili nelle ore prospere
e fiduciosi nei momenti avversi.”
Fiduciosi nei momenti avversi: poniamo la nostra fiducia nel Signore riavviamo la fiducia nel nostro Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,31-37 di martedì 10 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della II settimana di quaresima

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Nono giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».” (Mt 5, 27-30)

Siamo al nono giorno nel Rito ambrosiano e qui nella Lombardia siamo anche in quarantena.
Siamo anche costretti a vivere nelle case uscendo solo per il lavoro o per motivi urgenti. Come nel Vangelo suggerisce di non desiderare la donna di altri ma anche l’uomo di altri, così dovremmo essere sobri nei desideri scomposti, anzi, non averne proprio. E non desiderare anche quelle cose che fuoriescono da quanto adesso ci stanno chiedendo le autorità, è cosa importante. Occasione per pregare e rimanere in famiglia, rivalutiamo le cose semplici della vita che ci siamo completamente scordate, una preghiera che si innalza al Signore uniti spiritualmente perché possiamo uscire da questa situazione e da questa sofferenza.
C’è tanta dedizione nei nostri operatori sanitari qui in Ospedale. Preghiamo per loro e un grande Grazie!
Chiediamo per tutti noi quella grande grazia che il Signore ci vuole donare e regalare per vivere nel modo migliore possibile questo periodo che è di fronte a noi ma non facciamoci schiacciare dalle preoccupazioni del dramma ma rivolgiamoci al Signore con tutto il nostro cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,27-30 di lunedì 9 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

II Domenica di quaresima – Domenica della Samaritana

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Ottavo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica della Samaritana”

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OMELIA ARCIVESCOVO SUA ECCELLENZA MONS. MARIO DELPINI

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 8 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».” (Gv 4,5-42)

Il commento lo puoi trovare nella registrazione audio “Lettura del Vangelo e commento” sopra.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo GIOVANNI 4,5-42 di Domenica 8 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della I settimana di quaresima

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Settimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».” (Mt 12,1-8)

“Misericordia io voglio e non sacrifici”. Gesù si riferisce a una critica formale di alcuni farisei riguardo ai suoi discepoli che raccoglievano spighe di grano per mangiarle. Nel giorno del riposo non bisogna lavorare ma se una persona ha fame e non ha di che mangiare può fare un lavoro per raccogliere un poco di cibo. Formalmente la legge nega questo ma con la misericordia, con il buon senso ciò diventa permesso.
Un buon comportamento verso il prossimo vale molto più dei sacrifici, dei fioretti, dei digiuni volontari che altrimenti perderebbero valore. Questi si possono fare e acquistano valore se accompagnati da un buon agire verso il prossimo con la carità e la misericordia. Forse il migliore digiuno è quello dall’offesa, dalla maldicenza, dalla condanna, dal considerarsi indispensabile e da tante altre cose. Se si riesce con questi digiuni, allora i fioretti, l’astinenza da cibo, acquistano valore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,1-8 di sabato 7 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della I settimana di quaresima

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Sesto giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

1° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 6 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)