IL VANGELO DI MARTEDÌ 26 NOVEMBRE
“In quel tempo. I farisei uscirono e tennero consiglio contro il Signore Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».” (Mt 12,14-21)
Un servo, scelto e amato, il Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo. Il profeta Isaia annuncia il servo che rivoluzionerà l’esistenza terrena dando la rinnovata speranza all’umanità. Questo servo non userà la forza e annuncerà la giustizia alle genti assetate di equità. Non se ne approfitterà del debole e sarà la vera novità di tutte le nazioni della terra.
Oggi, dopo duemila anni, la speranza delle nazioni è Gesù con il suo messaggio di vita che si oppone alla morte, con la pace che si oppone alla violenza, con la giustizia che si oppone al sopruso. Oggi più che mai, la direzione dell’uomo è data dal Signore Gesù Cristo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,14-21 di martedì 26 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 25 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».” (Mt 11,16-24)
Gesù vede il cuore delle persone. Molti di questi erano solo critici sia riguardo a Giovanni il Battista sia riguardo a Gesù. Su uno perché era troppo rigido nella essenzialità della sua vita, Giovanni il Battista, sull’altro perché agiva con una assoluta libertà e se lo poteva permettere perché era il Messia venuto sulla terra in mezzo alle sue creature.
Questa rigidità di questi cuori era dettata più che altro dalla paura, quella del cambiamento, quella della perdita della posizione sociale, quella dello scossone di equilibri politici.
Per paura molti rifiutarono di accogliere la salvezza in persona, Gesù Cristo, e di rimanere nei propri peccati accettando la mediocrità piuttosto che la vita.
Ma il cristiano accetta la venuta di Gesù perché possa essere motivo di speranza e gioia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,16-24 di lunedì 25 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 24 NOVEMBRE
“Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.” (Lc 3,1-18)
Luca, l’evangelista, vuole essere preciso e collocare bene l’inizio della predicazione di Giovanni il Battista dicendo chi erano tutti governatori delle varie zone d’Israele.
Giovanni iniziò l’annuncio prima che Gesù iniziasse la sua missione. Il suo stile era senza mezzi termini e parlava direttamente nel cuore delle persone con quello stile diretto, senza risparmiare nulla. Molti gli chiedevano cosa fare per essere salvati, e Giovanni diede delle indicazioni:
La carità, dove c’è abbondanza di donare il non necessario: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».
L’onestà, dove non si approfitta della posizione che si ricopre per frodare: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato»
La fedeltà, rimanendo nel proprio ruolo facendolo al meglio e senza pretendere nulla di più: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Giovanni il Battista testimone umile del Signore Gesù, non voleva essere scambiato per il Messia e insisteva molto sula fatto che sarebbe venuto dopo di lui uno più grande con un dono: il battesimo in Spirito Santo e fuoco. Un dono d’amore ardente che solo Gesù può regalare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 3,1-18 di Domenica 24 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 23 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele».” (Mt 10,1-6)
La prima missione degli Apostoli fu quella di predicare alle pecore perdute d’Israele, quelle molte persone che erano rimaste senza una guida spirituale, senza una persona che li guidasse con cuore e attenzione. Questo all’inizio era riservato solo per le persone con fede ebraica e tutte le altre ne erano escluse. Ma da li a poco tempo la missione si allargherà anche ai pagani e ai Samaritani.
Oggi, la prima cosa da fare è quella di curare bene chi si professa cristiano poiché potrebbe essere un fedele senza pastore. Oggi di persone che si dicono cristiane ma senza una guida di riferimento sono tantissime. C’è un “fai da te” per scelta molto rischioso per via di scritti e media lontani dalla fede cristiana ma spacciandosi per cose cristiane. Poi la mancanza di bravi sacerdoti, ormai decimati nel numero, crea non poche difficoltà di avere punti di riferimento.
Però ci si può affidare alla Chiesa con attenzione e punto di riferimento, ad esempio frequentando una delle molte proposte della Chiesa cattolica, lì è possibile trovare persone laiche disponibili per un cammino di riscoperta della fede.
La seconda cosa è l’evangelizzazione, la buona notizia portata a chi non è più di fatto cristiano. Questo lo può fare qualsiasi fedele con una vita coerente verso i valori cristiani che diventa vera testimonianza.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 10,1-6 di sabato 23 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 22 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». ” (Mt 9,35-38)
Gesù percorrendo le città e villaggi si rese conto della insufficienza dei religiosi che non avevano a cuore la popolazione. C’era bisogno di un cambiamento, di una svolta importante e poiché non vi era la disponibilità dei religiosi a un cambiamento e nel credere nella persona di Gesù, era necessario chiamare delle nuove leve perché diventassero loro stessi nuovi pastori, diversi e vicini alle persone.
Anche oggi abbiamo bisogno di pastori con a cuore la compassione, stare vicino ai drammi e alle sofferenze degli uomini e delle donne per tentare assieme di ricostruire la speranza. E ancora di più, il messaggio della buona novella, del Vangelo è quanto mai oggi urgente fra tante persone distratte da molteplici cose.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,35-38 di venerdì 22 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 21 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli di Giovanni: «Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,16-17)
Per accogliere il messaggio buono di Gesù è necessario essere disposti a ricevere una grande novità come un nuovo recipiente è in grado di ricevere il vino nuovo perché deve fermentare tutto.
Il vecchio sta nel fatto di essere radicati su cose passate, vissute, di cui si ha spesso nostalgia e privando e squalificando ogni tipo di novità. In questo caso non si è in grado di ricevere la buona novella del Signore poiché non si è disposti a capirla con il rischio di rifiutarla. Se si inizia a mettere in discussione le convinzioni personali, allora ci si predispone all’ascolto e si costruisce il nuovo.
Ma è possibile cogliere il messaggio sempre nuovo di Gesù a qualsiasi età? Sì! Il nuovo non ha età, esso ha un cuore che è disposto all’ascolto e disposto a mettere in discussione ogni convinzione personale. Il nuovo spesso abita nelle persone anziane che danno “la paga” nella novità a quelle giovani.
“Vino nuovo in otri nuovi”. Se metti in discussione te stesso stai componendo un otre nuovo che è disposto ad accogliere il Signore Gesù Cristo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,16-17 di giovedì 21 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE
“In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».” (Mt 9,9-13)
Umanamente, si potrebbe pensare che il Dio che si è fatto uomo fra le sue creature dovrebbe essere stato accolto molto ma molto bene, lontano dalle persone non degne come i peccatori, ed essere circondato solo da persone degne e di alto rango spirituale.
Ma il Dio che si è fatto uomo è stato rifiutato dalle persone che si consideravano degne e di alto rango spirituale, ed è stato vicino ai peccatori per salvarli.
Guai a chi si considera un bravo cristiano, spiritualmente elevato, uomo o donna di preghiera e senza peccato. Probabilmente si considera di alto livello spirituale, degno ed elevato rispetto ad altre persone. In realtà è superbia e allontana Gesù in un cammino che può diventare di perdizione.
Invece, chi si considera un povero peccatore salvato da Gesù ma pur sempre indegno della sua presenza, questa persona inizia a essere un cristiano amato dal Signore.
“O Signore non sono degno di accostarmi alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13 di mercoledì 20 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 19 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.” (Mt 7,21-29)
L’ingresso del regno dei cieli è riservato a chi fa la volontà del Padre, e questo sembra molto esclusivo. Poche persone potranno entrare effettivamente nel regno dei cieli perché pochi fanno veramente la volontà del Padre e questa è un’opinione molto umana e diffusa ma probabilmente non è vicina alla verità.
Allora chi è chi fa la volontà del Padre, che ascolta le parole di Gesù e le mette in pratica?
Mettere in pratica le parole di Gesù non significa ottenere il risultato sperato ma significa ascoltare con umiltà e operare nella vita tenendo presenti queste parole magari in un apparente fallimento continuo. Non è questione di risultato, è questione di cuore che semina il bene senza aspettarne i frutti. La speranza è che vi siano molte persone che in modo anonimo perseguono il bene. Chi tenta di amare con cuore sincero è probabilmente colui che mette in pratica le parole di Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,21-29 di martedì 19 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 18 NOVEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.” (Mt 4,18-25)
Il Signore Gesù inizia il suo ministero d’annuncio di salvezza.
Come prima cosa chiama dei collaboratori perché possano diventare “pescatori di uomini”. Lo fa con l’intento di avere sia dei testimoni che lo seguissero per tutta la durata del suo ministero da uomo Dio, e che poi proseguissero la missione dopo la sua passione, morte e risurrezione.
Come seconda cosa, subito inizia la sua missione con al seguito i primi discepoli e lo fa portando la buona novella, predicandola, e agendo nella guarigione scacciando via il male e le malattie.
L’annuncio della speranza va oltre alla vita terrena e già qui si può vivere nella gioia della fede nella buona novella.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,18-25 di lunedì 18 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 17 NOVEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».
Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.
Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.
[ Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ho predetto. Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi. ] Subito dopo la tribolazione di quei giorni, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte”.
Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli».” (Mt 24,1-31)
L’Avvento ambrosiano inizia sempre con una riflessione sulla fine del mondo, sul secondo Avvento del Signore Gesù Cristo che verrà nella gloria alla fine dei tempi, quando tutto finirà, tempo compreso.
La prima osservazione nel Vangelo è il non farsi ingannare con falsi cristi. L’inganno è cosa molto umana e ahimè anche diabolica, è il mezzo principe per portare fuori strada le persone illudendole di facili passi oppure d’essere finalmente giunte alla meta.
La seconda osservazione è che potrebbero esserci delle persecuzioni dei cristiani a causa di tribolazioni fatte di guerre, di rivoluzioni ma anche di eventi naturali come terremoti.
La terza osservazione è la non comprensione di molti che rimarranno scandalizzati e per questo ci sarà odio, tradimenti, ingiustizie, lo spegnersi dell’amore.
Si realizzerà un luogo dove sarà difficile vivere e la carità e la solidarietà saranno rare.
Ma la speranza non verrà mai a mancare per chi ha fede, per chi vuole vivere l’amore a tutti i costi perché ha nel cuore una persona che non potrà mai mancare: il Signore Gesù Cristo. Questo è il motivo della forza e della salvezza dell’uomo che riesce a non farsi ingannare, a non avere paura degli eventi anche catastrofici, e d’essere fedele.
Si apre la certezza nella fede di una esistenza che va oltre la fine dei tempi, la vita eterna.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 24,1-31 7 di Domenica 17 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)