VENERDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 10 MAGGIO:
“In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». (Gv 6,22-29)

La folla che ebbe assistito alla moltiplicazione dei pani e dei pesci cercò Gesù e lo trovò dall’altra parte del lago. Gesù conosceva il motivo di questa ricerca: il fatto che fu dato da mangiare a tutti miracolosamente. Nessuno della folla in quel momento era alla ricerca della strada della salvezza ma cercava Gesù per mangiare ancora in modo gratuito e miracoloso.
Gesù conoscendo ciò indica la vera strada della ricerca che è la fede in lui e in Dio Padre che lo ha inviato. Questa è la prima cosa, quella importante, poi vi sono le altre fra cui nutrirsi per sostenere bene la propria vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,22-29 di VENERDÌ 10 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

GIOVEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 9 MAGGIO:
“In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.” (Gv 6,16-21)

I discepoli presero a bordo Gesù però dopo aver cacciato via la paura. E così facendo arrivarono spediti alla destinazione.
La paura di prendere nella propria barca dell’esistenza il Signore Gesù, fa si che il Signore possa fare poco o nulla. Ma perché dovrebbe essere presente la paura di accogliere Gesù? Forse il motivo è la paura del cambiamento che potrebbe essere radicale se c’è una vita piena di peccato il più possibile nascosto alla coscienza. Lasciare cose che portano soddisfazione ma sapendo in fondo che non sono cose buone, ha un elevato costo. Ma cacciando via la paura con Gesù diventa tutto possibile e potrebbe rischiararsi un nuovo percorso che porta a una destinazione differente verso la beatitudine.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21 di giovedì 9 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 8 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.” (Gv 6,1-15)


Gesù compie il segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non vuole risolvere un problema di distribuzione di cibo eseguendo poi ogni giorno lo stesso miracolo, ma vuole dare un segno della vicinanza d’amore di Dio all’uomo. Un Dio che viene incontro ai bisogni per chi lo ascolta e vuole percorrere la strada con lui. Non si è trascurati quando si vive l’amore di Dio in se e lo si trasmette consapevolmente ma più spesso inconsapevolmente alle persone incontrate. Un Signore Dio che non condanna ma vuole la salvezza e lascia la piena libertà all’uomo di sceglierlo; di scegliere fra salvezza o condanna ma in piena libertà senza forzarlo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15 di mercoledì 8 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

MARTEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 7 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,31-47)

Gesù agli scribi e ai farisei scopre una grave verità: non credono in Dio, si illudevano di credere in Dio ma in realtà ponevano il loro credo nelle Scritture legandole a una loro tradizione e a astuzie che impedivano troppo spesso l’amore a scapito del prossimo. Facendo così non erano in relazione con Dio che gli amava e aveva mandato proprio Gesù a salvarli.
Quante volte può capitare di essere convinti di avere fede per via di preghiere, di essere in comunione con il Signore per via di qualche devozione o partecipazione a gruppi di preghiera ma con una ripetizione infinita dei medesimi peccati.
Se non c’è la vera intenzione di conversione, “la conversione del cuore, la penitenza interiore” con un vero cambiamento di vita, tutto rimane vago e con una comunione con il Signore Gesù Cristo traballante.
Credere alle parole del Signore Gesù e cambiare vita è la rinascita dell’anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,31-37 di martedì 7 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 6 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».” (Gv 5,19-30)


Ascoltare la Parola del Signore e credere al Signore Dio che ha inviato Gesù sono fondanti per essere indirizzati verso la vita eterna. Sì, una vita senza fine nella beatitudine. Per amore di Dio abbiamo la possibilità di accedervi aderendo con il cuore e la mente al Vangelo, non con ipocrisia, cioè recitando l’adesione facendo finta ma in realtà agendo con malizia e astuzia approfittandosi del prossimo e dell’ingenuità di alcuni. Aderendo invece al Vangelo con sincerità con un profondo cambiamento della vita verso la direzione buona, onesta, sincera.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,19-30 di lunedì 6 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

III DOMENICA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 5 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».” (Gv 8,12-19)

La luce della vita e le tenebre. Gesù aveva appena perdonato una donna adultera e coloro che la volevano condannare, scribi e farisei, se ne andarono uno ad uno perché non erano senza peccato.
Gesù aveva illuminato quella situazione e la donna fu perdonata con l’invito forte a non cadere più nel peccato grave.
“Io sono la luce del mondo”: Gesù è la luce che rischiara le tenebre di ogni cuore con quella azione che inizia a far prendere coscienza della propria povertà. E’ una povertà fatta di tante convinzioni personali che iniziano a vacillare, di sottovalutazioni di comportamenti e azioni a volte molto gravi che portano verso una situazione di oscurità, di tenebra, di allontanamento dall’amore.
Gesù da questa grazia: la luce della vita. Proprio adesso è il momento di decidere senza più rimandare per un cammino chiaro, limpido, senza bisogna di segreti perché nulla di ciò che si farà dovrà essere più nascosto. E’ una vera rivoluzione: essere persona vera, schietta che ama. Oggi è sempre più difficile trovare una persona vera che non debba nascondere qualche fatto, qualche azione che se svelato porterebbe a sicuri problemi che è ben diverso dalla semplice “privacy”, dal diritto della riservatezza e della propria intimità.
La luce del mondo rischiara tutte queste situazioni e cambia la vita nella direzione della verità senza più la necessità di nascondere e mentire. Una vita così diventa piena con una coscienza che passa dall’illusione alla verità grazia alla “Luce del mondo”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,12-19 di Domenica 5 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

SABATO DELLA II SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 4 MAGGIO:
“In quel tempo. Giovanni diceva: «Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui».” (Gv 3,31-36)

Questa la parte finale della testimonianza di Giovanni il Battista quando Gesù aveva già iniziato ad annunciare il Regno di Dio. E’ come un testamento, un appello a chi lo ascoltava: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna.”.
E’ la potenza della misericordia di Dio per cui è sufficiente una vera conversione del cuore per essere indirizzati verso una vita senza fine nell’eternità. E’ la direzione buona che è fatta di benevolenza e non di maldicenza, di sentirsi perdonati e amati da Dio in una profonda e continua gratitudine. E’ sentirsi molto piccoli nei confronti dell’inspiegabile misericordia del Signore.
Credere veramente nel Signore Gesù rivoluziona la vita in inaspettate direzioni e incontri.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,31-36 di sabato 4 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

SS. FILIPPO E GIACOMO, APOSTOLI – FESTA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 3 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,1-14)

Filippo chiede a Gesù che sia mostrato il Padre ai discepoli. Gesù con la sua infinita pazienza spiega che stare con lui è come stare con il Padre, è come aver visto il Padre.
Gesù nella comunione perfetta con Dio Padre, ha agito dicendo e facendo come il Padre. Credendo in Gesù è credere nel Padre. E’ il mistero della fede cristiana dove viene esaltata la comunione che viene espressa da Gesù come un’unione perfetta con il Padre . Dopo la Pentecoste si scoprirà l’unione perfetta nella Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.
E’ la festa di Filippo e Giacomo Apostoli, quest’ultimo detto Giacomo il minore per distinguerlo dal figlio di Zebedeo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-14 di venerdì 3 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

GIOVEDÌ DELLA II SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 2 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».” (Gv 3,7b-15)

Una nuova nascita grazie al dono dello Spirito Santo è data a chi è stato battezzato, a chi è cristiano. Se si vive il battesimo non si è soli ma accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Non sai da dove viene e ne dove ti porterà ma sai che è il dono di Dio per te e vuole che tu abbia una vita piena di amore. Essere cristiano non vuol dire avere una protezione da ogni problema o dramma ma vuol dire essere capaci di vivere queste situazioni con l’aiuto del Signore.
Gesù è venuto per questo e se crediamo in lui (veramente vivendo la fede) abbiamo la vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15 di giovedì 2 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ DELLA II SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 1° MAGGIO,
San Giuseppe lavoratore:

“In quel tempo.
Il Signore Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,54-58)

Nella sua patria, Gesù insegnava nella Sinagoga e lo faceva bene con sapienza e in ciò superava ogni predicatore anche quelli più istruiti. Questo era motivo di scandalo per chi lo aveva visto crescere poiché imparò il lavoro di falegname da Giuseppe e non andò a studiare. Come era dunque possibile che un falegname avesse una simile sapienza? Invece di gioire e ringraziare Dio per questo, gli abitanti rimasero scandalizzati. Non riuscivano a uscire dagli schemi terreni, pragmatici: esso non ha studiato dunque non può conoscere queste cose. Ma Gesù dimostrava il contrario.
A volta la debolezza umana supera l’evidenza che si esprime davanti a propri occhi; si è ciechi per rimanere convinti del proprio pensiero sbagliato. C’è solo da perdere. In questo caso Gesù a causa di ciò non fece molti prodigi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,54-58 di mercoledì 1° maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)