Giovedì della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

santa Marcellina
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 17 Luglio 2025

“In quel tempo. Avvenne che, un giorno, il Signore Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».” (Lc 8,22-25)

L’attraversata del lago di Gesù con i suoi discepoli diventa difficoltosa. Cade una tempesta a tal punto che imbarcavano acqua. I discepoli in questa situazione di pericolo con Gesù accanto a loro fanno come se Gesù non ci fosse, si concentrano sul dramma e non confidano nella presenza e negli insegnamenti di Gesù ricevuti fino a quel momento.
Una volta destato Gesù dal sonno agisce prontamente e la tempesta viene sedata.
Dopo Gesù li interroga: «Dov’è la vostra fede?».
Se la fede fosse stata presente, i discepoli avrebbero affrontato la tempesta con decisione e con forza spirtuale ma per loro non c’era più rimedio e si erano perduti: «Maestro, maestro, siamo perduti!»
Con la fede si possono affrontare situazioni di pericolo, drammi e quant’altro perché il Signore Gesù aiuta nel stare dentro alle varie situazioni problematiche.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,22-25 – Giovedì 17 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

B.V. Maria del Carmelo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 16 Luglio 2025

“In quel tempo. Andarono dal Signore Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».” (Lc 8,19-21)

«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
L’ascolto della Parola di Dio è il primo passo per un cammino di fede. L’ascolto potrebbe essere superficiale, un po distratto ma rappresenta un inizio di ricerca per voler conoscere il Signore, per essere dalla sua parte, per diventare una persona diversa.
L’ascolto attento della Parola di Dio è già un passo verso la presenza importante del Signore nella quotidianità.
L’ascolto ispirato, dove prevale l’amore del Signore, è nella consapevolezza di ricevere molti doni dal Signore e di dover sempre più affidarsi a lui.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,19-21 – Mercoledì 16 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

san Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 15 Luglio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».” (Lc 8,16-18)

Una buona notizia, un evento gioioso è facile da esprimere, anzi lo si vuole dire e condividere come una lampada che illumina bene tutta una stanza perché collocata nel punto più alto.
Ma anche le cose segrete, quelle nascoste e ingiuste verrebbero messe alla luce perché non possono rimanere nel segreto per sempre ma saranno rivelate a tempo opportuno.
«Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.»


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,16-18 – Martedì 15 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

san Camillo de Lellis, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 14 Luglio 2025

“In quel tempo. Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, il Signore Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
“vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano”.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».” (Lc 8,4-15)

La Parola ascoltata con attenzione, messa nel cuore come cosa importante, custodita come la cosa più preziosa, induce a produrre frutto, a decidersi di andare per vie buone diverse da quelle precedenti nel bene per il prossimo con uno sguardo che è dono di se un dono gratuito.
Questo è il seme delle speranza, è la speranza cristiana nell’Anno giubilare della Speranza. Ascoltare la Parola mettendola nel cuore.
Donare gratuitamente è la grande espressione d’amore cristiano e questo può essere fatto bene tramite l’ascolto della Parola che indirizza sulla via buona da percorrere.
Nell’Anno giubilare della Speranza chiediamo a Gesù aiutarci a percorrere vie buone confidando nella tua Parola.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 8,4-15 – Lunedì 14 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 13 Luglio 2025

“In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».” (Lc 13,23-29)

«Sforzatevi di entrare per la porta stretta».
La porta stretta non è faccio quello che voglio, non è la certezza di essere persone buone e religiose, non è la convinzione di un futuro nella gloria nel regno dei cieli. Magari si è convinti che nel nome di Gesù pregare, insegnare, fare qualche elemosina o altro ancora sia tutto. Ma se non c’è amore, tutto è fatto solo per se stessi, tutto diventa vano. Se tutto viene compiuto senza amore con atti di apparente bontà e apparente carità, tutto è vano.
Per “entrare per la porta stretta.” c’è bisogno della gioia. Gesù non dà privilegi particolari, non basta pensare di essere un “cristiano impegnato”, non basta essere uno “di famiglia” o far parte di qualche gruppo carismatico o di preghiera.
Necessita l’amore, la gratuità nell’amore che ha come conseguenza la gioia che fa “entrare per la porta stretta.”. Nella gratuità dell’amore si inizia a vivere veramente le cose buone nella carità, perché non vi è alcuna pretesa ma solo gioia nel donare, nel donarsi.
Spesso persone che non sono impegnate superano di gran lunga nella carità, perché veramente vissuta, quelle che pensano di essere impegnate. Sono le prime che vivono sforzandosi di “entrare per la porta stretta.” che sono ben indirizzate verso il regno dei cieli, e non le seconde che fanno spesso il loro proprio esclusivo volere perdendo la gioia.
entrare per la porta stretta” è amore e gioia.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 13,23-29 – Domenica 13 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

santi Nàbore e Felice, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 12 Luglio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.” (Lc 4,31-37)

Ad un uomo posseduto dal demonio è ridonata la libertà di agire e scegliere. Gesù è colui che libera perché ognuno possa esprimere il bene nella vita.
Dove c’è il possesso di uomini su altri, li non c’è libertà ma riduzione a forme di schiavitù dove l’uomo non ha la sua dignità. La libertà è un grande valore che si discosta dall’uniformarsi a pensieri e atteggiamenti dove si è fotocopia di qualche stile di vita imposto in modo sublime. La libertà è esprimere il proprio pensiero, la propria persona senza essere condannato o messo in disparte. La vera libertà è cristiana che fa diventare ricchi dentro.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 4,31-37 – Sabato 12 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Benedetto abate

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 11 Luglio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».” (Gv 15,1-8)

San benedetto da Norcia, è il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica, cioè una vita religiosa assieme con altri monaci. Stette prima a Subiaco e poi a Montecassino. Nel monastero il monaco medita la parola di Dio, si impegna nella lode liturgica assieme con i confratelli il tutto alternato con momenti di lavoro.
San Benedetto portò molto frutto perché rimase assieme con il Signore Gesù, sua guida e riferimento. Anche noi calati nella società frenetica e occidentale, possiamo scoprire la bellezza di Dio calandoci nella preghiera che fa rivivere la spiritualità dell’uomo.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 – Venerdì 11 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 10 Luglio 2025

“In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».” (Lc 7,18-23)

L’azione di Gesù è importante e parla con i fatti. I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi guariti, i sordi ascoltano, i morti risuscitano. Ma la cosa più importante è l’annuncio della buona notizia, la predicazione di Gesù che a causa dei suoi molti gesti di guarigione è considerato un grande profeta da molti. L’annuncio di Gesù dice la possibilità di salvezza per ogni persona, è la misericordia di Dio che si affaccia dal cielo e dona speranza su questa terra.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,18-23 – Giovedì 10 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

santi Agostino Zhao Rong, sacerdote e compagni martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 9 Luglio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.” (Lc 7,11-17)

Un unico figlio di una madre vedova era morto, oltre il dolore per la madre vi era anche un futuro di indigenza, di forte povertà per questa donna. L’intervento di Gesù ridona speranza verso un futuro, il figlio rivive e viene restituito alla mamma.
Gesù dona la vita che non ha termine e continua per sempre. Quel figlio ormai morto riprende coscienza ed è proprio lui che non ha smesso di esistere ma aveva lasciato il proprio corpo che era rimasto esanime, morto. Il corpo era ormai morto ma l’anima di quel ragazzo era rimasta viva. Questa è la speranza cristiana, l’eternità, l’anima è eterna.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,11-17 – Mercoledì 9 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 8 Luglio 2025

“In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito..” (Lc 7,1-10)

Un centurione sente parlare di Gesù, crede nella sua parola, invia alcuni anziani dei Giudei per chiamarlo affinché salvi il suo servo.
Nel frattempo il centurione capisce che la sua richiesta è sproporzionata, non è degno che Gesù venga da lui nella sua casa, e manda questa volta alcuni amici a dirgli di non disturbarsi.
«Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto»
Ma la fede del centurione è profonda, egli ragiona da un punto di vista militare e comprende Gesù come un subalterno rispetto a Dio, con l’autorità su molti sottoposti, probabilmente si riferisce a degli angeli. Gesù saputo il pensiero del Centurione si stupisce della sue fede e il servo viene guarito.
«ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.»
Un poco di fede può muovere delle montagne, quei macigni che nella vita troppo spesso sono considerati inamovibili.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,1-10 – Martedì 8 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)