Martedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,43-51)

Gesù cercava i discepoli che stessero con lui, lo seguissero a condizione che lasciassero tutto per potersi dedicare completamente alla sequela. Dopo Andrea e Pietro, trova anche Filippo e lo invita a seguirlo. Filippo compie subito la sua prima missione forse inconsapevolmente: trova Natanaele e gli dice di Gesù. La perplessità di Natanaele riguarda la provenienza di Gesù che era cresciuto a Nàzaret, un piccolo e insignificante villaggio di persone non istruite. Cosa poteva mai giungere da un piccolo villaggio come quello?
Il Signore vuole sempre far traballare le convinzioni umane, da quel villaggio viene il Messia, l’inviato di Dio per la salvezza dell’uomo. Nato a Betlemme e cresciuto a Nàzaret è il Signore Gesù Cristo che è Dio e vuole portare la buona novella alla umanità che può essere salvata.
Gesù viene incontro a Natanaele dimostrandogli di conoscerlo, Natanaele è un israelita onesto, nel suo cuore non vi è falsità.
L’onestà, l’essere veri dentro nel cuore è cosa molto gradita al Signore. Un cammino cristiano dovrebbe essere sempre costellato di verità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,43-51 di Martedì 21 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio della Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.” (Gv 1,35-42)

Al termine dell’Ottava di Pasqua, continua il periodo pasquale fino alla Pentecoste inclusa, Domenica 31 maggio. Nei giorni feriali si rientra nella normalità liturgica con una lettura, il salmo, il Vangelo e non si dicono più il Gloria e il Credo. Ma si tiene conto della gioia pasquale e la prima lettura sarà sempre dal nuovo testamento.
Giovanni il Battista indica Gesù ai suoi due discepoli, uno dei quali era Andrea, fratello di Simon Pietro. È il momento di svolta per questi discepoli che credendo alle parole di Giovanni il Battista seguono Gesù. Lo vogliono conoscere, vedere dove abita, che cosa fa nella vita.
C’è la convinzione nel cuore che Gesù sia il Messia e allora Andrea conduce suo fratello Simone da Gesù che fissandolo gli cambia il nome: Cefa che significa Pietro.
Gesù cambierà solo il nome a Simone in Pietro, non farà questo con altri discepoli. Il cambiare nome a una persona vuole dire da una parte essere autorevole e dall’altra dare nella pienezza una ruolo importante alla persona il cui nome è cambiato.
Pietro avrà il grave compito di dirigere i primi passi della Chiesa di Gesù dopo il dono dello Spirito Santo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 di Lunedì 20 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Domenica in albis depositis – II Domenica dopo Pasqua

VIII giorno
dell’ottava di Pasqua
DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

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OMELIA VICARIO GENERALE S.E. Monsignor Franco Agnesi

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa del giorno senza popolo.

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Audio della Messa vigiliare senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Gv 20,19-31

La Domenica successiva a quella di Pasqua conclude l’ottava, sono gli otto giorni dedicati alla festa pasquale come se fosse una lunga Domenica. Quest’anno la Pasqua è nell’epidemia costringendo tutti i fedeli a viverla in modo diverso, a casa, e per i più in modo sofferente: non si sono incontrate tante persone fra cui i propri parenti più stretti, non è stato possibile andare nei luoghi di culto e a festeggiare l’inizio della bella stagione e alcuni hanno vissuto la malattia e altri il lutto.
Il Signore è Risorto. Se pur in mezzo a questa pandemia abbiamo quest’annuncio che riecheggia da una settimana, ma come può essere se stiamo vivendo questa pandemia? Come può accadere ciò se il Signore è Risorto? Ma è vero?
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Il Signore è Risorto nonostante il male che continua a essere presente, il male dell’uomo nel suo agire, il peccato, la corruzione della natura con le sue espressioni fra le quali il Covid-19. La Risurrezione è l’espressione dell’estrema misericordia di Dio per ognuno di noi. Nonostante il peccato, nonostante i capricci della natura, c’è la Risurrezione, la speranza, la vita nel nome di Gesù, la vita eterna.
Con questa speranza nel cuore si possono vivere periodi terribili grazie alla presenza del Risorto nei cuori. È la Divina Misericordia che si fa presente ad ogni persona che guarda la salvezza che scaturisce tutt’oggi da Gesù con il suo fluire di sangue e acqua che guarisce anche il peccatore più incallito.
Il Signore è Risorto, «Mio Signore e mio Dio!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31 di Domenica 19 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

SABATO IN ALBIS DEPOSITIS

VII giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

L’Audio della Messa sarà quello della vigilia della Domenica che sarà messo nel prossimo articolo (di solito entro le 18.00)

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)

Nel Vangelo di Giovanni di questo Sabato della settima di Pasqua, vi è l’ultima apparizione del Signore Risorto ad alcuni discepoli secondo Giovanni.
Questi uscirono assieme a pescare e non presero nulla. Vi è una strana normalità e si affaccia forse anche la delusione. Eppure Gesù era già apparso due volte da Risorto a più discepoli ed era trascorso poco tempo da queste apparizioni, probabilmente qualche giorno. Nonostante la gioia ricevuta dall’aver visto il Signore Risorto già un paio di volte, questo gruppo di discepoli fra cui Pietro, non sembra essere nella gioia pasquale.
Ma Gesù rimedia, appare loro e si compie la pesca miracolosa. Il primo a riconoscere il Signore Gesù è Giovanni, quello che era il preferito dal Signore fra gli Apostoli. Il Signore rinnova la sua presenza per la terza volta e questa volta si condivide il cibo con semplicità.
Il Signore Gesù viene incontro alle nostre fragilità e capisce, anche se abbiamo ricevuto grazie su grazie, che abbiamo bisogno della sua presenza perché possiamo ripartire con quella gioia pasquale che dovrebbe essere sempre presente in ogni cristiano.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 di Sabato 18 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ IN ALBIS

VI giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio della Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».” (Mc 16,1-7)

Questo è l’annuncio della risurrezione secondo Marco. Le tre donne appena possibile vanno al sepolcro, è l’alba del giorno dopo il sabato poiché durante il sabato era proibito fare lavori, e anche alcuni atti di carità come mettere bene a posto una salma.
Sonio passati tre giorni dopo la morte del Signore, il primo giorno è venerdì santo, il secondo giorno è il sabato santo e il terzo giorno è l’attuale Domenica. È un contare diverso da quello che è ora in vigore, noi conteremo le ore e diremmo 36, 48 ore, un giorno e mezzo, due giorni e non il passaggio di giorno in giorno contando anche il primo come si faceva allora.
Dunque le donne giunte al sepolcro non trovano la salma di Gesù. L’assenza del corpo del Signore è quello che vedono e in aggiunta trovano un tipo con una veste bianca. Non possono che avere timore e titubanza. Ma è questo che precede l’annuncio della Risurrezione: «È risorto, non è qui».
L’annuncio della Risurrezione non può che far rimanere perplessi in un cammino che piano piano si dipana verso la gioia e la consapevolezza che è accaduto qualche cosa di grandioso: le porte del Paradiso sono state aperte.
Sta a noi prendere la direzione giusta.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 16,1-7 di Venerdì 17 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

GIOVEDÌ IN ALBIS

V giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».” (Lc 24,36b-49)

Erano appena tornati a Gerusalemme i due discepoli che a casa loro all’inizio della cena avevano riconosciuto Gesù allo spezzare del pane, e stavano condividendo l’accaduto con gli altri discepoli e gli Apostoli, quando Gesù in persona apparve in mezzo a loro.
C’è smarrimento, turbamento nei cuori da parte di tutti, pensavano fosse un fantasma nonostante le testimonianze delle donne e degli altri discepoli. Gesù dimostra loro che non è un fantasma, mangia un po’ di pesce per far vedere che è in carne e ossa.
La Risurrezione del Signore Gesù non ha riguardato solo l’anima ma tutta la persona corpo compreso. Fa parte della nostra fede anche la risurrezione del corpo e che questo lo riavremo trasfigurato, cioè al meglio.
Il disegno del Signore si compie e preannuncia il dono dello Spirito Santo, la potenza dall’alto che rivestirà tutti i discepoli e i futuri credenti nel Signore Gesù Cristo. Questo permetterà l’annuncio della possibilità di salvezza grazie alla conversione e al conseguente perdono di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,36b-49 di Giovedì 16 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ IN ALBIS

IV giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” (Lc 24,13-35)

La delusione.
Dopo tre giorni dalla morte del Signore Gesù, due dei suoi discepoli tornano al loro villaggio con tristezza e delusione. Tutto quello che avevano sperato, la salvezza e la liberazione, non era accaduto e il Signore Gesù ormai era morto.
L’incontro.
I due discepoli incontrano Gesù Risorto da morte mentre erano in cammino ma i loro occhi non potevano riconoscerlo, forse appesantiti dalla tristezza, dal fallimento, da quella speranza che si era ormai spenta. Eppure ascoltano con attenzione tutto quello che Gesù gli dice partendo dalle Scritture bibliche. Il loro cuore si scalda ma in modo inconscio e, arrivati a casa, lo invitano a cena.
La memoria.
Quando Gesù recita la benedizione e spezza il pane lo riconoscono, è colui che ha spezzato quel pane che diceva essere il suo Corpo. La memoria diventa luminosa e il cuore si ricolma di gioia e ritorna viva la speranza.
La gioia.
Non si può fare altro che tornare a Gerusalemme ed annunciare quello che era accaduto e condividere con tutti gli altri discepoli la gioia della Risurrezione del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,13-35 di Mercoledì 15 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

MARTEDÌ IN ALBIS

III giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.” (Mt 28,8-15)

Nel Vangelo di Matteo c’è l’incontro delle donne con il Signore Gesù risorto. Le donne stavano andando dai discepoli per annunciare quello che l’angelo le aveva detto ma ecco incontrano il Signore Gesù Risorto. È la prima apparizione del Risorto dopo la sua Passione e Morte.
Tutto diventa diverso, la tristezza di un fallimento è cambiata in certezza di una realizzazione sempre detta e annunciata dai profeti e dallo stesso Signore Gesù. C’è la gioia della salvezza, c’è la certezza (per noi nella fede) del Risorto che vuole dare ad ognuno questa possibilità, la vita eterna nella beatitudine.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 28,8-15 di Martedì 14 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ IN ALBIS

II giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO
“In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.” (Lc 24,1-12)

In questa settimana pasquale vi saranno i racconti dei vari evangelisti riguardo la risurrezione del Signore. È lo scoprire una tomba vuota, nessuno ha visto il Signore risorgere, e nel contempo un annuncio di persone con un abito sfolgorante, c’è molta luce in queste persone: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto.»
L’annuncio non ha in se una credibilità ma facendo appello alla memoria delle donne vengono alla mente le parole di Gesù che preannunciava tutto l’accaduto.
L’annuncio arriva agli Apostoli, agli Undici, ma vi era incredulità.
Pietro ascolta, verifica e rimane stupito.
Questa Pasqua fa rimanere stupiti per la modalità della suo svolgimento, senza popolo, a casa, senza poter vedere le altre persone che magari vengono in Chiesa una, due volte all’anno: a Pasqua e a Natale. Quest’anno c’è stupore per il silenzio assordante di questa Pasqua. Quest’anno c’è stupore per il Signore Risorto che vuole essere presente in ciascuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,1-12 di Lunedì 13 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

DOMENICA DI PASQUA

Domenica di Pasqua
«NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE»

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OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MARIO nella Messa del giorno.

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OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MARIO nella Veglia Pasquale.

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Lettura del Vangelo e commento

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Vangelo della Veglia Pasquale
“In quel tempo. Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».” (Mt 28,1-7)

Vangelo della Messa del giorno
“In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.” (Gv 20,11-18)

Un angelo del Signore rotolò la pietra con quell’aspetto di folgore.
Accade l’inaspettato, l’impossibile, il tutt’altro che verosimile.
“Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso.”
Con quale passione queste donne si erano recate per la cura della salma di Gesù, erano li per poterla metterla a posto perché fosse restituita completamente la dignità al Signore Gesù nell’atto dell’addio. Era stato così maltrattato e così umiliato….”
Cuori che palpitano, che vogliono bene e lo vogliono fino in fondo a tal punto da mantenere accesa la speranza con quell’atto di pietà verso la salma di colui a cui si è voluto molto bene.
Accade l’inaspettato, l’impossibile, il tutt’altro che verosimile.
La salma di Gesù non c’è.
Quel Signore con l’aspetto di folgore afferma: “ Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto;”.
Sbigottite, un po’ confuse, come potevano credere a tutto ciò?
Eppure andranno dai suoi discepoli per dire l’inverosimile, l’impossibile, l’inaspettato.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,11-18 di Domenica 12 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)