Continuazione del Vangelo secondo Matteo
“Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.” (Mt 27,62-66)
Il Sabato Santo è il giorno del silenzio. La macchinazioni dell’uomo però non si fermano. I cuori si erano ancora più induriti e continua l’azione di quei capi e sacerdoti che volevano cancellare la memoria del Signore Gesù, erano incapaci di cogliere l’accaduto e i molti segni che accompagnavano la morte del Signore.
Nel silenzio del Sabato Santo prepariamo la Pasqua, la intima gioia della Risurrezione.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,62-66 di Sabato 11 aprile 2020, – TRIDUO PASQUALE – Rito Ambrosiano)
Lettura della PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO
PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“[Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.]
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
[Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.]” (Mt 27,1-56)
Sotto la Croce, il silenzio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,1-56 di Venerdì 10 aprile 2020, – TRIDUO PASQUALE – Rito Ambrosiano)
Quarantesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)
con i Vespri termina la Quaresima e inizia il
TRIDUO PASQUALE
.
OMELIA ARCIVESCOVO MARIO
.
Lettura della PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO
.
Commento.
PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!».
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.” (Mt 26,17-75)
Con la celebrazione vespertina “Nella Cena del Signore”, celebrata nella prima serata del Giovedì Santo, inizia il Triduo Pasquale.
Quello ambrosiano è più centrato sulla Passione del Signore, viene letta per intero dal Vangelo secondo Matteo (la Messa dell’Ultima cena ha il colore rosso). Nel Triduo Pasquale romano la Passione del Signore ha già uno sguardo verso la Risurrezione (si celebra la Messa dell’Ultima Cena in colore bianco). Entrambi i riti conducono alla grande festa con la Veglia Pasquale.
Una Cena, l’ultima con i suoi discepoli. Vi è incomprensione e silenzio da parte degli Apostoli che però colgono il momento solenne dell’offerta di Gesù.
«Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».
«Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.»
Corpo di Cristo donato, Sangue di Cristo versato. L’uomo riceve il dono completo di Dio che si offre nella sua interezza per vincere il male. L’uomo nella sua tendenza verso il male non è mai riuscito a liberarsene completamente, solo l’offerta di Gesù, Uomo-Dio, riesce a compiere la sconfitta del male.
È l’istituzione dell’Eucarestia, un Dio che vuole rimanere con noi per sempre, ed anche oggi il Signore vuole essere con chi crede in lui, vuole portare soccorso alle molte anime che soffrono, vuole essere solidale con chi subisce l’ingiustizia, l’arroganza, il sopruso, la maldicenza, la povertà.
Il Signore rimane accanto con il suo amore a chi con molta carità si sta prodigando per curare, assistere i malati di Covid e non, a chi aiuta in qualsiasi modo ad arginare questa epidemia.
Signore Gesù,
aiutaci a sconfiggere questa pandemia,
dona speranza e guarigione ai malati di Covid,
dona ai medici, infermieri, tutti i collaboratori degli ospedali, la forza, la perseveranza, il tuo amore,
aiuta chi ha perso un proprio caro.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26, 17-75 di Giovedì \9 aprile 2020, – Tempo di Quaresima, TRIDUO PASQUALE – Rito Ambrosiano)
Trentanovesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)
.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 8 APRILE 2020
“In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.” (Mt 26,14-16)
Giuda Iscariota con la sua azione permetterà la cattura del Signore Gesù da parte dei capi dei sacerdoti, degli anziani che stavano progettando come poterlo arrestare lontano dal clamore della folla.
L’occasione è data proprio da Giuda che li cerca per poi condurli dove Gesù poteva trovarsi. È il tradimento, la non fedeltà di uno degli Apostoli che permetterà l’inizio della Passione del Signore.
Il tradimento è un qualche cosa di terribile e ognuno lo considera sempre molto lontano dalla propria esistenza. Ma è proprio così? Forse non si tradisce il Signore Gesù quando si nasconde la fede? Ad esempio sono quelle situazioni dove c’è una provocazione da parte di alcuni che si professano non credenti e magari non si fa nulla, si fa finta di niente. Questo non è un rinnegare?
Co sono tante altre situazioni, dove capitano comportamenti non cristiani.
Il rinnegare, il tradire il Signore è qualche cosa che è già stato perdonato a Pietro quando se ne rese conto.
Si può fare un grave peccato, il pentimento, il rendersene veramente conto porta verso il perdono del Signore. Non c’è peccato che non possa essere perdonato. Questa è la fiducia con cui vivere questi giorni della Passione del Signore Gesù.
Maria Salute degli Infermi,
sostieni tutti noi in questo periodo d’epidemia,
aiuta tutti i collaboratori degli Ospedali,
guarisci i malati, coloro colpiti dalla malattia Covid e da altre malattie,
Solleva che è in lutto.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,14-16 di Mercoledì 8 aprile 2020, – Tempo di Quaresima, Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Trentottesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)
.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI MARTEDÌ 7 APRILE 2020
“In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».” (Mt 26,1-5)
Si avvicina il Triduo Pasquale che inizierà con la celebrazione (senza popolo) dell’Ultima Cena del Signore, giovedì nel tardo pomeriggio.
Nella sua imminente Passione, Gesù annuncia ai suoi discepoli che sarà consegnato e crocefisso, è l’esecuzione della condanna a morte secondo la modalità romana. Sembra quasi che Gesù dia una autorizzazione perché questo possa accadere. Dopo l’affermazione di Gesù riguardo la sua consegna per essere crocefisso nel Vangelo si trova “Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani si riunirono…..”.
È una libera decisione del Signore Gesù nel consegnarsi nella mani dell’uomo, c’è il lasciarsi catturare, processare, umiliare e uccidere come una vittima sacrificale. Liberamente il Signore Gesù si consegna alla sua Passione.
Nella preghiera eucaristica II, quella che i sacerdoti usano soprattutto nelle Messe feriali, si trova: “Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane ….”.
C’è questa azione libera del Signore Gesù per salvare ognuno di noi. Siamo nella Settimana Santa ed è possibile avvertire quello che il Signore ha fatto per noi, il suo preparativo alla Passione, il suo sentire su di se il peccato dell’uomo, quello di ognuno di noi, il suo intento di salvezza.
Maria, che sei sotto quella Croce,
aiuta noi tutti a vivere questa Passione nella Settimana Santa.
Maria Salute degli Infermi,
aiuta tutti i collaboratori degli Ospedali,
sostienili con il tuo amore e la tua preghiera di intercessione,
guarisci i malati sopratutto coloro colpiti dalla malattia Covid,
consola chi ha perso un proprio caro.
Prega per noi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,1-5 di Martedì 7 aprile 2020, – Tempo di Quaresima, Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Trentasettesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)
.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI LUNEDÌ 6 APRILE 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo»” (Lc 21,34-36)
Ci sono delle situazioni che sembrano appaganti al momento, sembrano alleggerire la pesantezza della quotidianità come in questo periodo all’inizio della Settimana Santa in questa epidemia. Queste situazioni sono dissipazioni, ubriachezze, affanni.
Possono esserci delle dissipazioni nel cercare uno svago per distrarsi dalle situazioni gravi vissute in questo periodo. Giusti sono un po di svaghi, il cercare delle distrazioni ma se queste eccedono ci portano via lontano sia dai nostri cari sia dal Signore Gesù.
Così le ubriachezze, sono sempre gli eccessi dove si spera di trovare un poco di conforto ma che poi si rivela più contro producente che altro.
Anche gli affanni, il ricercare con insistenza cose da fare possono portare lontano dal vivere la Settimana Santa.
In casa c’è un’occasione particolare se pur nella sofferenza dell’epidemia, quella di seguire con attenzione le vicende del Signore Gesù, quello che ha vissuto nella sua passione, quell’offerta impensabile che si realizza nel tempo e trova il suo culmine nella Settimana Santa.
Maria, che sei rimasta sotto la Croce di Gesù,
aiutaci a vivere questa Settimana in unione con il nostro Signore Gesù Cristo.
Maria Salute degli Infermi,
assisti con la tua intercessione al tuo Figlio Gesù,
i medici, infermieri, tutti i collaboratori negli Ospedali,
conforta chi è malato e chi è nel lutto.
Maria, Salute degli Infermi, prega per noi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,34-3 di Lunedì 6 aprile 2020, – Tempo di Quaresima, Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Trentaseiesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)
.
OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MARIO
.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI DOMENICA 5 APRILE 2020
“In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.” (Gv 11,55-12,11)
Gesù dopo aver risuscitato Lazzaro, da quattro giorni morto, si rifugiò con i suoi discepoli per qualche tempo in una città chiamata Èfraim. La Pasqua si avvicinava e i farisei preoccupati per il clamore provocato da Gesù emanarono l’ordine che chiunque lo vedesse lo denunciasse.
Mancava ormai poco alla Pasqua ebraica e i preparativi erano in atto. Sei gironi prima Gesù è a Betania e cena con i suoi cari amici e con i discepoli. È una cena d’addio, e Maria, la sorella di Marta, fa quel gesto dell’unzione dei piedi di Gesù con un profumo prezioso che inonda la casa. Come un buon profumo di pane che preannuncia una buona cottura per poi saziare, così questo profumo assai prezioso preannuncia la morte del Signore per poi essere motivo di salvezza per molte persone.
Il giorno dopo Gesù entra su una bestia di soma nella sua Gerusalemme dove sarà accolto con gioia. Una persona mite e umile che è il Re dei re, entra nella città dove offrirà la sua vita. Vi sono gli ulivi e le palme sventolati con esultanza da parte di molte persone, una festa di pace.
Non troveremo gli ulivi nelle Chiese, li troveremo quando ci si potrà riunire nuovamente assieme per celebrare le Messe in un clima di festa e di pace e di ripartenza per tutti ma tutti molto cambiati. Adesso gli ulivi non ci saranno.
La Settimana Santa inizia in piena epidemia e emergenza sanitaria gravissima. Una settimana di passione del Signore e di sacrificio nelle case ma senza spegnere la speranza.
Maria, tu che hai sofferto sotto la Croce,
aiutaci a guardare la Croce di Gesù da cui scaturisce salvezza, la speranza,
aiutaci e essere solidali gli uni gli altri nelle preghiere,
aiutaci a rimanere a casa come atto d’amore e di carità verso il prossimo,
aiutaci a vivere la Settimana Santa in profonda comunione con il Signore Gesù.
Maria, Salute degli Infermi,
aiuta tutti i medici, infermieri, e tutte le persone che fanno funzionare i nostri Ospedali,
aiuta i malati in un cammino di guarigione,
conforta chi ha perso parenti e amici.
Maria, prega per noi peccatori.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,55-12,11 di Domenica 5 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Trentacinquesimo giorno di Quaresima ambrosiana
In Traditione Symboli
.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI SABATO 4 APRILE 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)
C’è il ringraziamento del Signore Gesù per la benevolenza del Padre, perché non ha voluto condividere le profondità della fede, dell’amore di Dio, della sua misericordia con quei dotti e sapienti che si credevano tali. Essi pensavano di avere la conoscenza, e attraverso essa di essere persone giuste e perfette. Ma non lo erano e fra essi vi saranno coloro che condanneranno e faranno uccidere il Signore Gesù. Questa è la dimostrazione della loro insipienza.
Ma i piccoli, i non istruiti, persone semplici con un cuore disposto all’ascolto, a queste persone viene concessa le rivelazione di quei tesori che ora custodisce la Chiesa di Gesù grazie al dono dello Spirito Santo.
Signore, aiutaci a vivere con impegno rinnovato dalle proprie case la Settimana Santa. Dona a tutti la grazia di una preghiera di profonda in comunione con tutta la Chiesa rimanendo a casa.
Maria, Salute degli Infermi,
aiutaci a uscire da questa epidemia,
consola, proteggi, guarisci con la tua intercessione.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di sabato 4 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Trentaquattresimo giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO
.
Preghiera e commento.
5° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Quest’anno il digiuno eucaristico è anche nelle alle altre giornate a causa dell’epidemia e le Via Crucis sono seguite NELLE PROPRIE CASE.
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
Dalla Croce scende un abbraccio intenso del Signore Gesù, “ti voglio bene, non scoraggiarti, se sono riuscito a rimanere sulla Croce per te, anche tu puoi vivere questa sofferenza perché sono con te”. Questa è la differenza, Gesù è con te, Gesù è con noi, dalla sua Croce vuole essere solidale con ogni sofferenza d’uomo, vuole sostenere quel peso che sarebbe altrimenti invivibile.
Quel carico, quel peso che sembra insopportabile, e a volte lo è veramente, è sostenuto dalla fede nella Croce del Signore Gesù. La cosa insopportabile diventa trasportabile, attraversabile, è possibile affrontarla senza rimanere schiacciati.
È possibile attraversare questa epidemia con tutte le sue conseguenze drammatiche grazie a quella Croce dalla quale scaturisce la nostra salvezza. Ci attendono momenti di sconforto, alcuni colpiti dalla malattia, altri piangono la perdita di qualche conoscente o addirittura del proprio caro, la mancanza di contatti sociali, la mancanza di vedere le persone a cui si vuole bene, e in generale una crisi economica mai vista con una prospettiva di maggiore povertà.
La Croce ci dà la possibilità di attraversare tutto questo, di rialzare lo sguardo come persone salvate da un Dio che non si fa vedere e sentire ma c’è, e dona salvezza e conforto dalla sua Croce.
Da qui ci si rialzerà, ricostruendo quello che è andato perduto.
Maria, da sotto quella Croce, sostieni tutti i sofferenti.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 3 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 2 APRILE 2020
“In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta! ». E ciascuno tornò a casa sua.” (Gv 7,43-53)
“Mai un uomo ha parlato così!”. È il parere delle guardie che capiscono molto di più dei loro capi che le avevano inviate. Le guardie riescono a cogliere il messaggio del Signore Gesù mentre i farisei ne sono impediti. Questi ultimi stanno già architettando come togliere di mezzo il Signore Gesù e non sono disposti ad ascoltare e a cambiare strategia.
Fra loro c’era anche Nicodèmo che a differenza di altri farisei voleva capire e seguire la legge che non condannava alcuna persona se non prima di averla ascoltata. Ma la scelta dei farisei era già stata fatta, bisognava solamente costruire un’accusa per condannare e uccidere il Signore.
A pochi giorni dall’inizio della Settimana Autentica, Santa, si avverte già un sapore amaro in quelle vicende che accadono prima della Passione del Signore. C’è la caduta nel peccato di molte persone che hanno già condannato Gesù, e questa è già una passione, una sofferenza: la cecità dell’uomo non ha misura.
Certamente tutti noi ci mettiamo dalla parte di Nicodèmo, la voce giusta fuori dal coro. Ma siamo veramente capaci di dire le cose come stanno al di fuori del coro? Siamo veramente persone che hanno coraggio? Con una fermezza di fede la risposta è sì.
Signore aumenta la nostra fede!
Maria Salute degli Infermi,
con la tua potente intercessione porta la preghiera a tuo Figlio Gesù:
aiuta i medici, infermieri e tutti gli operatori che stanno tentando di curare e alleviare le sofferenze,
dona ai malati di essere guariti nello spirito e nel corpo.
Dona la grazia di sconfiggere questa epidemia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,43-53 di giovedì 2 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)