Mercoledì della IV settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Mercoledì 2 Aprile 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!
Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete»” (Mt 7,13-20)

La porta che conduce alla vita è stretta ma quando si riesce a trovarla non interessano più le altre porte spaziose che portano nel tempo verso l’infelicità anche se all’inizio sembra esattamente il contrario. La porta stretta è quella della conversione seguendo Gesù che vuole portare alla pienezza di vita.
Anche oggi vi sono falsi profeti e anche oggi c’è il problema del loro riconoscimento. Dalle loro opere e dalle loro affermazioni si potrà capire la verità.
«Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete»


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,6-12 – Mercoledì 2 Aprile 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Martedì 1° Aprile 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».” (Mt 7,6-12)

Un saggio discernimento è sempre da fare per non esporre alla derisione le cose importanti cui si crede: ad esempio la fede in Gesù, il fatto di credere nella esistenza di Dio. Queste cose oggi sono spesso motivo anche di derisione ed è inutile esporre a queste persone qualche cosa di profondo della fede perché tutto ciò sarebbe calpestato. In questi casi basta la testimonianza, il comportamento coerente con quello che si crede.
Continuare sempre la ricerca della bellezza della fede è cosa buona perché «chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.»


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,6-12 – Martedì 1° Aprile 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Lunedì 31 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».” (Mt 7,1–5)

Il giudizio spesso è già una condanna. Spesso capita che una opinione riguardo un’altra persona sia già una condanna e questa persona è già limitata nella sua libertà per la perdita di fiducia.
Troppo spesso il giudizio è superficiale e non conoscendo bene la persona giudicata è possibile recare danni, anche piuttosto gravi.
«Non giudicate, per non essere giudicati;»
Quel difetto di un fratello che sembra gigantesco spesso è qualche cosa di piccolo erroneamente ingigantito. La correzione fraterna è cosa buona e dev’essere fatta con molta umiltà considerandosi sempre pieni di difetti.
Gesù donaci speranza!


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,1-5 – Lunedì 31 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Domenica 30 Marzo 2025

“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)

Gesù dona la luce a un cieco nato. Vuole illuminare l’umanità perduta ridonando quella speranza ormai persa. Gesù è luce per rischiarare le anime.
Il cieco era in questa condizione dalla nascita e questa cecità doveva essere giustificata, doveva avere un motivo cioè un peccato commesso o dal cieco stesso oppure da qualche parente stretto: i genitori. Il peccato doveva essere di una certa gravità perché nato cieco..
La domanda dei discepoli è retorica, si aspettavano da Gesù una risposta riguardo il peccato commesso dai genitori riversato nella cecità del loro figlio.
«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?»
Gesù demolisce in modo completo la convinzione che ogni malattia e infermità derivi sempre da qualche peccato commesso:
«Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.»
Gesù guarisce il cieco in disparte, non vuole evidenziare il miracolo ma vuole dare un segno di speranza nel credere nel Signore per la vita eterna.
Gesù porta luce e speranza al Cieco che inizia a camminare con una vista donata capace già di distinguere tutto: un conto è vedere, un conto è cogliere e sapere cosa è quello che si vede. Questo miracolo ha grandi dimensioni per una persona che non ha mai visto e non è stato mai educato riguardo alle cose viste.
L’ex Cieco inizia a usare il dono della vista e suscita reazioni e stupore ai vicini, a coloro che lo avevano visto mendicante, ai farisei e ai giudei.
Prevale l’incredulità e la durezza di cuore di alcuni che non riescono ad accettare che un cieco nato possa ora vedere e soprattutto il fatto accaduto nel giorno del riposo del sabato.
In questo l’ex cieco, al di fuori delle opinioni e dei giochi di potere politico religioso, agisce con onestà, e capisce la cecità dei farisei e poi dei giudei nel non voler riconoscere il dono ricevuto. Sono loro tutti nel peccato nella ipocrisia, impediti di riconoscere che c’è in mezzo a loro stessi il Cristo atteso, Gesù. Sono loro i ciechi.
Quest’uomo scacciato dalla Sinagoga, oggi diremmo scomunicato, ora vede e arriva alla fede e vede Gesù, la speranza si fa piena.
«Credo, Signore!»
Pellegrino di speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b – Domenica 30 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Sabato 29 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,6b-13)

La missione è importante, ed uno degli scopi è quello di far rifiorire la speranza nei cuori. Tramite l’annuncio della salvezza trasmessa da testimoni semplici, missionari appassionati, è possibile il miracolo della rinascita della speranza in una società che non spera più.
I Dodici sono inviati da Gesù con uno stile di semplicità, non carichi di cose e denaro ma carichi di spirito e pieni di speranza. Così con la loro fede e con il potere conferito da Gesù annunciano la buona notizia e allontanano il male dalle persone.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 6,6b-13 – Sabato 29 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Venerdì 28 Marzo 2025

VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (9 marzo 2025) a Giovedì Santo (17 aprile 2025). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima parte terza
In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude (cfr Rm 5,5), messaggio centrale del Giubileo, sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” ( Rm 8,38-39)». Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!
Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?


A cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
Venerdì 28 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Giovedì 27 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».” (Mt 6,25-34)

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

Le preoccupazioni quando eccessive, disperdono, tolgono via il sapore della vita perché si è solo e unicamente ripiegati e concentrati su quelle. Lo sguardo non riesce a dare neanche uno sbirciata alla bellezza, alla gioia e all’essere in buona relazione con le altre persone.
Le preoccupazioni andrebbero sempre messe nel “posto giusto”, senza esagerare la loro importanza, senza sminuirle considerandole sciocchezze. Con l’aiuto del Signore e con la partecipazione di alcuni fratelli e sorelle si riescono a dimensionarle e ad affrontarle nel modo più opportuno e cristiano.
«Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,25-34– Giovedì 27 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Mercoledì 26 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».” (Mt 6,19-24)

Tre indicazioni dal Vangelo:
non accumulare tesori sulla terra,
avere un occhio semplice
e essere fedeli.
Se si punta troppo sugli averi terreni si rischia di perdere la dinamica dell’amore diventando gestori e schiavi delle varie cose che si posseggono. Ma se si punta su gesti d’amore allora si accumula un tesoro in cielo.
Se si vive con semplicità, con mitezza senza cercare giustificazioni ma con affidamento al Signore allora l’occhio è semplice, e buono. Ma se si vive con astuzia e disonestà con progetti per avere soddisfazione solo per sé allora l’occhio è cattivo e le tenebre intense.
O si ha come punto di riferimento il Signore oppure la ricchezza terrena, entrambe le cose non possono esserci assieme. La fedeltà al Signore porta una coscienza pacifica, la fedeltà alla ricchezza terrena porta una coscienza infelice.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,19-24– Mercoledì 26 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Annunciazione del Signore

Solennità
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Martedì 25 Marzo 2025

“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»
L’annuncio della gioia del Signore che vuole essere uomo fra gli uomini arriva alla prescelta, colei che è ricolma dei favori di Dio. Un compito importante dato a Maria che dovrà portare nel suo grembo il suo Signore. Maria dice il suo sì e concepisce Gesù:
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»
La salvezza dell’umanità inizia con un sì, con una speranza di un Dio che vuole essere con le sue creature. La speranza si accende e scende in molti cuori, Dio si dimostra vicino all’umanità tutta e vuole che ci sia la possibilità della redenzione dall’azione del suo Figlio Gesù. Gesù è quindi concepito dalla Beata Vergine Maria per infondere speranza all’umanità nell’Anno Giubilare della speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,26b-38 – Martedì 25 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Lunedì 24 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».” (Mt 6,7-15)

L’uomo ha bisogno di pregare per rimanere in relazione, in contatto con il Signore Dio. Certo, Dio Padre sa di che cosa abbiamo bisogno e conosce in modo approfondito il cuore di ognuno da cui si potrebbe pensare l’inutilità della preghiera. La preghiera serve all’uomo per non distaccarsi da Dio, per rimanere in quei binari d’amore che lo rendono libero. Gesù stesso pregava per essere in profonda relazione con Dio Padre. Così ognuno di noi ha bisogno della preghiera.
Gesù ci ha insegnato come pregare il Padre e ha sottolineato l’importanza del perdono: se perdoniamo saremo perdonati, se non perdoniamo non saremo perdonati.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,7-15 – Lunedì 24 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)